Sinner va veloce, ma chi lo giudica è meglio che rallenti

Giudizi entusiastici per una crescita esponenziale, lodi sperticate che a volte sono anche un’operazione di “non verità”

Se avete lontanamente avuto a che fare con una racchetta da tennis in questi giorni qualcuno vi avrà chiesto: ma è davvero così forte questo Sinner? Gente che non ha chiaro la differenza tra un palla break e un tiebreak, che “ti ricordi quella volta che Panatta vinse Wimbledon?” che ha spento annoiata la tv sul 40-15 di un 8-7 qualsiasi con aria ammiccante ti dice che “praticamente è il numero 1 del mondo, questione di qualche mese, forse solo qualche settimana. La tentazione di rispondere “e perché non ore? finito il master londinese potrebbero incoronarlo” è cambiare strada – anzi chat, i tempi sono questi – è irresistibile, ma in fondo Oscar Wilde non aveva sempre ragione e quindi si resiste, si assume l’aria dell’uomo che ne ha viste tante e si conclude che “sì, sembra molto forte, ma non gioca da solo e c’è gente molto forte in giro, meglio essere prudenti”.

Jannik Sinner, inutile aggiungere altri dati, è effettivamente un ottimo giocatore di tennis, per quanto ne possiamo capire. Un servizio solido, un dritto che sembra uscito dalla racchetta di Berdych per come prende potenza e velocità, un rovescio robusto, e una grande mobilità. Inoltre ha un notevole senso del piazzamento, dimostrato sia dalla capacità di risposta a servizi anche violenti, sia dal fatto che raramente colpisce in affanno, merito certo dell’agilità accennata ma anche di questa particolare caratteristica di alcuni tennisti di “intuire” il colpo dell’avversario, “leggerlo” nel momento della preparazione. Ma al di là di questi aspetti forse fin qui quello che ha impressionato davvero è la sicurezza che emana mentre gioca. Sinner sembra del tutto a proprio agio sul campo da tennis, non sembra avere qualche tipo di paura e nemmeno risentire dei momenti difficili del match. Nel tennis, che è un gioco in cui non tutti i momenti sono uguali, questo è davvero poco usuale. L’attitudine al gioco, la capacità di non distrarsi, ma soprattutto di non avere paura, è una componente tutt’altro che irrilevante del successo di un tennista. E non è neanche del tutto vero che si acquista col tempo, a dar retta a Martina Navratilova o a guardare una qualsiasi partita di Federer.

Non sono qualità di poco conto, con molto meno c’è gente che ha vinto molto, trovandosi al posto giusto al momento giusto, ma la risposta alla domanda “sarà sufficiente?” è, ma potete aspettarvelo, complicata.

Sarà forse il caso quindi di soffermarsi su qualche difetto del ragazzone altoatesino. Partendo proprio da un aspetto non propriamente tecnico, che riguarda la gestione del match. Capita abbastanza che in un certo momento del match Sinner non trovi più il campo. I suoi colpi, in genere molto vicini alla linea che delimita il campo, sia in lunghezza che in larghezza, improvvisamente cominciano ad essere un po’ lunghi o larghi o rimangono impigliati nel nastro. La strategia mostrata sin qui da Sinner è stata quella di aspettare che passi il momento. Sinner non modifica il piano tattico, che tutto sommato rimane quello di tirare fortissimo di dritto e di rovescio, e si limita a sperare che passato il momento la partita sia ancora in piedi. Si può facilmente capire come questo possa essere più che sufficiente per giocatori decisamente inferiori, soprattutto come velocità di palla. Ma nel momento in cui dovrà fare partita contro gente di pari livello questo potrebbe essere un problema. Non è neanche detto che sia semplicissimo lavorarci, anche se la giovane età fa ben sperare. Ma i meccanismi che si devono toccare non sono banali, perché si tratterebbe di modificare qualcosa per poi essere capaci di ritornare, eventualmente, al piano originario. Molto legato a questo aspetto, un altro difetto su cui si dovrà lavorare ma che è davvero complicato migliorare è la “lettura” tattica della partita. Un match di tennis vive di continui aggiustamenti strategici: se la strategia pensata all’inizio di tirare alto sul rovescio non funziona, servirà provare ad anticipare di più il colpo rispetto al solito; se l’avversario non patisce la tua regolarità servirà sporcare la palla ecc; ma per fare tutto ciò, le partite di Nadal sono ancora più esemplari di quelle di Wilander, serve un enorme talento, e non è detto che sia legato a quello di colpire bene la palla. Anzi, se si osservano le partite dei giovani fenomeni è facile accorgersi che tra i motivi principali per cui non riescono, almeno negli slam, a scalfire il dominio della triade va ricercato proprio nell’incapacità di comprendere che serviva modificare il piano originario, forse addirittura nell’incapacità di prepararlo. E stiamo parlando di gente che ha fatto finale slam e vinto Masters 1000 non, con tutto il rispetto, di Pospisil e Mannarino.

Meno rilevanti sono gli aggiustamenti più propriamente tecnici. Sinner può servire meglio di così, ma non molto meglio a dire il vero, e gli serve trovare presto un buon back di rovescio. La partita persa a Roma contro Dimitrov dovrebbe spiegargli molte cose, perché il bulgaro, che ha un talento infinito, ha cominciato a giocargli delle palle bassissime che hanno stroncato anche fisicamente Jannik, costretto a fare un’enorme fatica per colpire pieno la palla abbassandosi. Va bene che come Dimitrov non ce ne sono tanti, ma Shapovalov, Tsitsipas, Medvedev per citare i primi che vengono in mente sono perfettamente in grado di metterlo in difficoltà.

Detto questo, il fatto che per trovare gente in grado di creare problemi si debba ricorrere al Gotha tennistico è di per sé indicativo dell’enorme valore di Sinner, amplificato dalle nostre parti dal fatto di aver celebrato per decenni nozze con fichi alquanto secchi, e non raramente imbarazzanti. Ci saranno certamente ancora degli intoppi e sarà meglio guardare per esempio quanto sta succedendo a Felix Auger Aliassime, che ha appena un anno più di Sinner ma che sta già attraversando un momento un po’ complicato, perdendo partite che l’anno scorso non avrebbe perso. Scommettere su un tennista giovane è sempre un azzardo, ma chi ha voglia di pensarci se tutti dicono il contrario?