Il governo di Victoria vieta l’arrivo dei tennisti a dicembre: cosa potrebbe cambiare per l’Australian Open

Craig Tiley appena un paio di giorni fa aveva espresso ottimismo per lo svolgimento di una estate australiana all’insegna del grande sport internazionale, un modo per rilanciare il paese e mostrare come già successo quest anno che l’Australian Open “is open for business” anche nei momenti più duri, prima con gli incendi devastanti e ora durante una tremenda pandemia.

Il capo di Tennis Australia potrebbe però essere rimasto sorpreso, e non in maniera positiva, dalla novità del governo dello stato di Victoria. Il territorio del sud-est australiano dove si trova Melbourne ha vissuto due mesi di duro lockdown con la seconda ondata di covid-19 che ha colpito duramente la metropoli da 5 milioni di persone e ora è a due settimane circa con zero contagi giornalieri registrati. Il governo, forse anche in allerta dopo gli ultimi sviluppi ad Adelaide, ha infatti vietato l’arrivo di giocatori e giocatrici nel mese di dicembre.

Nel South Australia c’è grande apprensione ora per il focolaio partito da due famiglie e che nel giro di una manciata di giorni si è espanso fino almeno a 21 contagiati e circa 4000 persone in quarantena. Questo ha fatto sì che alcuni stati attorno abbiano rimesso restrizioni negli spostamenti ai confini mentre Victoria, al momento, ha ufficializzato che non c’è divieto, non c’è quarantena per chi arriva da South Australia, ma verranno aumentate le misure di controllo e precauzione fin dall’arrivo in aeroporto. Con un tweet, il tennista Mitchell Krueger faceva notare come l’ATP abbia inviato una mail in cui accenna a qualche imprevisto sorto col governo australiano circa le date previste per il loro arrivo down-under e che ci serviranno ulteriori giorni per finalizzare gli accordi. Il giocatore ha chiesto che cosa fosse successo visto il linguaggio così evasivo, e Sven Groeneveld, ex coach di Maria Sharapova, gli ha risposto condividendo il video di Tennis Channel che informa delle novità giunte da Melbourne che in qualche modo rimettono tutto per aria.

L’Australian Open potrebbe essere condizionato da questo sviluppo? Sì, è possibile. L’inizio del torneo è previsto ufficiosamente per il 18 gennaio, ma al momento non c’è alcuna certezza su quando la nuova stagione prenderà effettivamente il via né quali sono i tornei che potranno essere disputati. Sia per i tennisti proveninenti da tutto il mondo che per gli australiani rimasti fuori dal paese quando è scoppiata la pandemia (e non han potuto rientrare per volere del governo) c’è una quarantena obbligatoria da fare. Non sarà verosimilmente possibile avere un Australian Open regolare al via il 18, se le condizioni rimarranno queste: arrivano l’1 gennaio vorrebbe dire uscire dalla quarantena il 14 e non ci sarebbe il tempo per le qualificazioni, ed è difficile pensare che anche chi deve partecipare al tabellone principale accetti questa condizione se non verrà garantita loro la possibilità di allenarsi durante l’isolamento. Tiley spera ancora di ottenere questa possibilità, sebbene inizialmente l’idea fosse di ricreare 4-5 “bolle” nelle principali città australiane. Secondo il numero 1 di Tennis Australia, la spesa ufficiale per allestire le zone sicure e dar modo agli atleti di giocare è di 30 milioni (dollari australiani) superiore a quella degli anni regolari. Non c’è una polizza assicurativa per proteggersi da una eventuale pandemia (come aveva Wimbledon, che di fatti non ci ha pensato su due volte), non ci saranno massicce entrate da tutto l’impianto di Melbourne Park anche se alla fine il botteghino potrebbe avere vita (al 25%, l’ultima ipotesi), e dunque l’evento avrà un profondo rosso importante, ma Channel 9 come tv ufficiale dell’evento in Australia promette ancora pieno appoggio e annuncia di stare lavorando per avere massimo spazio nel loro palinsesto. Questa è forse la miglior notizia per Tiley, perché le tv rappresentano una parte sempre più importante e ingombrante in questi appuntamenti: possono avere enorme influenza, per esempio, su quali partite avere nelle determinate fasce orarie. Se sono ancora in pieno lavoro per cercare la miglior sistemazione, probabilmente nulla è cambiato rispetto a un giorno fa quando sì, la notizia che tutti i tornei si sarebbero tenuti nello stato di Vcitoria aveva fatto il giro del web ma che, come scrivevamo qui, il premier Daniel Andrews aveva frenato dicendo che nulla era ancora stato deciso.

Non essendoci ancora vera certezza sul calendario 2021, inoltre, non è da escludere che vogliano provare a mantenere viva una settimana di tornei pre-Slam spostando in avanti di 7 giorni l’evento simbolo dell’estate australiana. Il caso ultimo, e purtroppo non del tutto accantonato visto quanto imprevedibile sia il mondo ora, è la cancellazione di tutti i tornei down under. Sembra molto difficile, perché Tennis Australia sta lavorando da almeno tre mesi per provare ad allestire l’evento, ha preso contatti con giocatori e giocatrici (come per gli addetti ai lavori che arrivano da fuori) per chiedere esenzioni al governo e programmare una sfida complicata: far arrivare almeno 2000 persone a Melbourne da ogni parte del pianeta negli stessi giorni e tenerli in isolamento, in un momento tra l’altro dove i voli verso l’Australia scarseggiano e le difficoltà organizzative sono presenti.

Sarebbe il colmo, semmai, vedere uno Slam cancellato pur con i valori sulle infezioni quotidiane (nulle) che ha Melbourne da inizio novembre. Soprattutto perché da quando si è ricominciato a giocare abbiamo visto uno Slam in una delle città più colpite a livello mondiale nella prima ondata (New York City) e che ha fatto di tutto per proteggersi isolandosi anche dagli Stati vicini, e poi uno Slam nella desolazione di una Parigi tretta nella morsa della seconda ondata.