Swiatek, la teoria del tutto conquistato senza aiuti

photo credit: @Jimmie48/WTA

Sono tre anni, almeno, che l’annata “2001” viene cerchiata con un pennarello rosso dagli addetti ai lavori. Nel maschile lo scorso anno è emerso fuori Jannik Sinner che ci sta già regalando ottimi motivi di soddisfazione, ma nel femminile gli occhi sono puntati su quel numero da molto più tempo.

Se il 1997, come annata, aveva regalato tennisti precoci come Alexander Zverev, nel femminile ci sono state Belinda Bencic, Naomi Osaka, Daria Kasatkina, Aljona Ostapenko, Ana Konjuh, con quest ultima sfortunatissima protagonista di una lunga serie di infortuni gravi dopo essere entrata in top-20.

Tanti fenomeni o comunque ottime giocatrici arrivate almeno in top-10. E già si era visto che quattro anni dopo poteva nascere qualcosa di altrettanto importante. Dal 2001 provengono tenniste di spicco come: Amanda Anisimova, Anastasia Potapova, Olga Danilovic, Iga Swiatek. Il tutto in una generazione di profili veramente interessanti e diverse già in luce nei tornei più importanti. Swiatek, meravigliosa protagonista del recente Roland Garros, non è la prima campionessa Slam nata negli anni 2000, né la prima a entrare in top-20, né la più chiacchierata a livello globale fino a un paio di settimane fa. Quanto fatto a Parigi, però, è la realizzazione di un percorso passato troppo spesso lontano dai riflettori.

Nata a Varsavia il 31 maggio del 2001, fin dagli inizi della sua carriera come junior Iga rappresentava un tesoro per i polacchi. Con Agnieszka Radwanska che non stava riuscendo a completare il sogno ultimo della sua carriera (vincere un titolo Slam) crescevano sempre di più le speranze potesse riuscirci questa ragazzina abbastanza timida e introversa, amante del rock, ACDC e Guns’n’Roses malgrado un tono di voce molto delicato e a tratti titubante se messa di fronte a una grande platea, con un cappellino ormai divenuto tratto irrinunciabile della sua persona. A tennis Iga sa giocare tanto bene perché ha nelle corde un tennis d’attacco con importanti qualità difensive che si esaltano soprattutto se sente la terra rossa sotto la suola delle scarpe, lì dove il suo tennis riesce a trarre il massimo dell’efficacia. Lei stessa, dopo la semifinale vinta contro Nadia Podoroska, diceva che in cuor suo sapeva che una prima finale Slam, in caso, sarebbe arrivata proprio al Roland Garros.

Eppure nulla era scontato, soprattutto quando a metà 2018 era fuori addirittura dalle prime 800 del mondo. Rientrava da un infortunio, mentre le sue coetanee erano già protagoniste nel circuito maggiore con Danilovic e Potapova in finale a Mosca e Anisimova che raggiungeva la top-100 poche settimane dopo. E il tennis in quel momento non era neppure una vera priorità. Simon Briggs, giornalista del The Telegraph, scrive che quando la polacca arrivò al successo di Wimbledon junior nel 2018 il suo accompagnatore Nick Brown le chiese se voleva cominciare una carriera da professionista a tempo pieno. La risposta: “No. Prima voglio completare gli studi”. Proprio durante questo Roland Garros, Swiatek raccontava che se entro due anni non fosse riuscita ad arrivare in top-10 e a poter competere per gli Slam, avrebbe smesso per dedicarsi a un’università. Una mente molto aperta per uno sport che di per sé può essere alla lunga una routine quasi stomachevole: aereo, albergo, campo, albergo, campo, albergo, aereo senza una vera pausa.

Al contrario di tanti, Iga non ha mai ricevuto veri aiuti per emergere dalle retrovie. Potremmo fare diversi nomi di giocatori e giocatrici che grazie a federazioni potenti, manager influenti e situazioni favorevoli hanno avuto opportunità di cui lei, come tanti atleti di zone dell’Est Europa, non potevano usufruire. Nel 2018 eravamo a Melbourne per l’Australian Open e in una chiacchierata con un coach WTA era stato spiegato molto bene questo dislivello: la sua atleta, di cui non facciamo nomi ma che attualmente si trova in top-30, aveva vissuto un paio d’anni mettendosi forti pressioni che in caso di non risultati la marca che forniva i completi da gioco potesse scaricarla. Le qualità erano indubbie, ma alcune zone a livello di marketing non hanno la stessa rilevanza. Il caso più lampante era quello di Simona Halep numero 1 del mondo scaricata da Adidas a fine 2017 e che giocava l’Australian Open 2018 con un completo ordinato online da una sarta cinese prima di annunciare a febbraio la partnership con la Nike. Anni fa una veterana russa si era lamentata col proprio agente del perché vedesse le colleghe firmare contratti importanti con gli sponsor e a lei, come per le connazionali, nulla. La risposta lapidaria: “Siete della Russia, è molto difficile per voi avere mercato”. Vedendo la cosa a raggio più ampio, non è un mistero che Anisimova come anche Sofia Kenin siano statunitensi perché i genitori russi hanno preferito trasferirsi lì e avere un futuro migliore e con più opportunità non solo per loro ma anche (e soprattutto) per i figli. Storia simile per Maria Sharapova, russa ma residente negli Stati Uniti ormai da oltre 20 anni.

Swiatek a fine 2019 venne scaricata dalla Nike e si è accasata con Asics, ora sta giocando senza un vero contratto per le racchette malgrado abbia riportato la Prince a vincere uno Slam dopo Sharapova. Non dovrebbe essere difficile trovare visibilità, ma tutto quanto arriverà ora sarà il risultato di un percorso in cui il suo grande merito è stato quello di adattarsi alla situazione e capire che c’era ben poco da fare. Anisimova ha fatto il suo esordio Slam a 15 anni perché la USTA le aveva concesso una wild card per il Roland Garros (meritata: ottenne i migliori risultati in un mini-circuito di 4 tornei su terra verde), Kenin giocò il primo US Open (con wild-card) nel 2016 pur rimanendo anche lei abbastanza lontana dalle luci della ribalta. Più in generale, i tennisti del nord-america possono sfruttare a loro vantaggio i vari tornei “in casa” come gli accordi tra le rispettive federazioni che garantiscono aiuti reciproci. Swiatek, coetanea di Anisimova ma fuori da tutti questi giri, è arrivata nel tour maggiore solo tre anni dopo. Grazie ai due ITF consecutivi vinti dopo Wimbledon, nel 2018, si è guadagnata l’unica wild-card non vincolata della sua carriera all’ITF da 80.000 dollari a Praga con cui entrò in top-300. Durante lo US Open 2018 lei girava per Budapest e Montreaux vincendo due ITF da 60.000 dollari demolendo le avversarie guadagnandosi la top-200 e un posto nelle qualificazioni all’Australian Open 2019, superate brillantemente e dove raggiunse il secondo turno. La stagione è proseguita con qualche acuto fino alla finale di Lugano a inizio aprile, la prima nel circuito maggiore, che le ha dato il primo accesso alla top-100 e il primo accesso diretto al main draw in uno Slam (Roland Garros), dove raggiunse il quarto turno. Per una sfortunata combinazione del ranking era appena fuori dalla top-100 quando uscirono le liste di Wimbledon, ma da campionessa in carica dell’edizione junior aveva diritto (qui sì, e di nuovo per merito) a un invito. In estate, poi, arrivarono altre grandi novità, stavolta più a livello personale con la nascita dell’amicizia vera e sincera con Naomi Osaka finendo la stagione come una delle giocatrici più apprezzate dai fan, dietro soltanto a Simona Halep.

Dopo un ottavo di finale all’Australian Open a gennaio, finalmente sono arrivati gli esami di maturità. Già a Melbourne ne parlava con una buona dose di emozione e in qualche modo di liberazione. Piotr Sierzputowski, il suo coach, raccontava sempre a Briggs nell’articolo del The Telegraph che in certi momenti la loro preparazione veniva in qualche modo condizionata dagli impegni scolastici di Iga: “Per diversi giorni mi capitava di prenotare il campo di allenamento alle 7 del mattino così lei poteva avere la giornata a disposizione per la scuola. Le chiedevo se andava tutto bene, che mi sembrava stanca, mi rispondeva che aveva passato tutta la notte a studiare”. La sua bravura, qui, è stata di non forzare la mano con la sua allieva e di lasciarla libera. Le priorità erano queste, fino allo scorso maggio. Adesso c’è il tennis. Si era data due anni per provare a vedere se valeva la pena considerarlo come loro a tempo pieno. Tempo due mesi e ha già fatto jackpot facendo impazzire un paese intero che l’ha supportata fin dall’inizio, probabilmente consapevole che non è facile emergere in certe condizioni. Ripagata con un affetto importante e il record di audience in Polonia per le fasi finali del Roland Garros: per la prima volta infatti il torneo Slam è andato in chiaro su TVN oltre che su Eurosport Polonia e, per la finale, è stato fatto registrare il nuovo record di telespettatori con oltre due milioni e mezzo. Prima di lei c’era la finale delle WTA Finals 2015 tra Agnieszka Radwanska e Petra Kvitova, fermatasi a un milione e mezzo.