US Open: Osaka risorge e batte Azarenka. Naomi concede il bis a New York

[4] N. Osaka b. V. Azarenka 1-6 6-3 6-3

Naomi Osaka è riuscita a trasformare una serata da incubo in un meraviglioso bis a New York. Un rientro prepotente prima della lotta nelle fasi finali del terzo set per piegare una Victoria Azarenka che vede sfumare proprio sul più bello il primo titolo Slam dopo quasi otto anni. Sono 3, invece, i Major che la giapponese ha conquistato ancor prima di compiere 23 anni. Nella storia recente della WTA l’ultima a realizzare questo bel filotto fu Maria Sharapova che ottenne l’Australian Open come terza corona nel gennaio del 2008, pochi mesi prima di compiere (addirittura) 21 anni.

Dopo 35 minuti sembrava una partita a senso unico, forse già avviata verso i suoi titoli di coda in una maniera che nessuno poteva aspettarsi. Parlavamo anche nella preview di una sfida che avrebbe potuto giocarsi soprattutto sui primi colpi di inizio gioco, col servizio di Osaka e la risposta di Azarenka maggiormente sotto la lente d’ingrandimento. Ebbene, i primi 35 minuti hanno regalato una sfida a senso unico per la bravura di Azarenka nel giostrare gli scambi ma anche nelle grandi difficoltà che Osaka aveva mostrato fin dai primi punti nel far funzionare non solo il servizio ma anche il dritto.

Già nei primissimi punti si notava come per la numero 4 del seeding la situazione fosse completamente all’opposto rispetto agli ultimi turni. Se era stata elogiata anche da Wim Fissette per la bravura nel tagliare completamente gli errori, stasera nel primo set c’erano stati enormi passi indietro. Più perdeva terreno, più perdeva la pazienza e non riusciva quasi a tenere la palla in campo. Fissette, dalle tribune, guardava con lo sguardo abbastanza preoccupato. Azarenka, invece, volava sul 6-1 2-0 e palla del 3-0. Lei non stava sbagliando una scelta, lavorando su questo stato d’animo molto negativo della sua avversaria per continuare a farla sbagliare e cogliere le occasioni.

Osaka, poi, come raccontato anche nell’intervista al momento della premiazione, ha avuto uno scatto d’orgoglio dicendosi che non poteva continuare così. Aveva cominciato male, stava continuando anche peggio e di quel passo non avrebbe raggiunto l’ora di gioco. Ha cominciato a ricostruire il suo gioco passo dopo passo, partendo dal ritmo e dalla profondità di palla. Fatto il controbreak vincendo i primi scambi prolungati, è arrivato un turno di battuta dove ha aggiustato il proprio servizio e ha trovato una traiettoria che poi le avrebbe dato tanto nel corso della partita: lo slice a uscire da destra. Quella le ha dato un po’ di continuità, cresciuta poi con le prime botte oltre le 110 miglia orarie che entravano e davano più filo da torcere all’avversaria. Sul 2-2 Azarenka ha tenuto la battuta, ma dal game successivo Osaka comincerà a far male anche di dritto. In quattro game la numero quattro del seeding aveva cambiato completamente volto. “Vika” non ha ucciso la partita, e Naomi ci si è fiondata sopra.

Sul 3-3 è arrivato l’altro momento fondamentale: la bielorussa ha cominciato a strappare i colpi, a perdere un passo, e con la lentezza che si manifestava aumentavano le sue difficoltà. Qualche gratuito da parte sua, Osaka che cominciava a comandare in maniera sempre più convincente e arrivava il break del sorpasso, confermato con la giapponese che vinceva due punti fondamentali dal 30-30 servendo con molto coraggio una prima a pizzare pochi millimetri di riga e una seconda abbastanza lavorata su cui si è poi difesa alla grande giocando un rovescio lungolinea. Sul 5-3 ha completato l’opera prendendosi il set e garantendosi un importante vantaggio nel servire per prima a inizio del set decisivo.

Il terzo set è stato il più combattuto grazie allo spirito mai domo di un’Azarenka che ha provato in tutti i modi a rientrare in partita anche se le chance mancate sono state tante. Prima sull’1-1 ha lasciato andar via un game in risposta dove era partita 0-15 con un regalo della giapponese e mancando di fare almeno un punto nelle seconde che l’avversaria ha servito dal 15-15, poi di nuovo un passaggio a vuoto al servizio con un brutto rovescio affossato a rete e un doppio fallo che hanno spinto Osaka sul 15-40. Il break non ha segnato la fine della partita, come sembrava logico a quel punto attendersi, ma Azarenka ha i rimpianti per uno 0-40 mancato dove le colpe sono soprattutto per una risposta di dritto lunga su una seconda di servizio sul 30-40. Venuta fuori da quel game, però, Osaka non ha chiuso l’opera. Sul 4-1 ha mancato 4 palle break e come già avvenuto sul 3-1 quando si è trovata al servizio non aveva grande aiuto dal dritto e dal 40-15 si è vista la bielorussa tornare in parità con due dritti a pizzicare la riga. Sotto pressione si è smarrita un attimo, scagliando poi di rabbia la racchetta a terra dopo il rovescio sbagliato che le è costato il controbreak.

Di rabbia e potenza, però, Naomi è subito andata a riprendersi il vantaggio. Azarenka subiva il palleggio ad altissimo ritmo e profondità, cedendo nuovamente la battuta. Nel momento di servire per il match Osaka saliva subito 40-15 e al secondo match point realizzava il punto che le ha portato il terzo titolo Slam su altrettanti finali giocate. Importante poi, per lei, aver ritrovato la vittoria allo US Open che per lei avrà sempre un significato molto speciale perché qui è di casa, cresciuta a Long Island prima di trasferirsi in Florida e poi, ovviamente, perché qui è dove il mondo imparò a conoscerla in quella serata del 2018 segnata da tanti avvenimenti extra, ma dove lei seppe resistere all’inferno che si scatenava attorno a lei. Oggi, due anni dopo, è una grandissima campionessa ormai affermata.