Roma, la giovane Italia e quel “friccico ner core”

In questa settimana di grande tennis sul palcoscenico del Foro Italico, Roma non ha deluso le aspettative degli appassionati, non ha fatto la stupida. Non si è smentita e ha offerto serate piene di stelle, fremiti scintillanti di luna e serenate di grilli canterini, ha smorzato con un ponente malandrino l’afoso caldo estivo, riservando dispettosa un temporale solo durante la premiazione del vincitore.

Insomma Roma ha retto il moccolo anche stavolta, regalandoci con la sua impeccabile bellezza un torneo capitolino piacevolmente insolito ed emozionante. Fin dai primi turni ha acceso il nostro orgoglio nazionale sfoderando un gruppo di giovani atleti italiani che si sono lanciati racchetta in resta all’attacco di blasonati tennisti. Piccoli Davide che sembravano destinati ad immolarsi davanti a potenti Golia, ma che hanno invece dato vita a una sfida dal risultato imprevisto tra favola e realtà.

Infatti i nostri ragazzi a sorpresa hanno sbaragliato avversari esperti e titolati dimostrando maturità di testa e di gioco. Prodezze eseguite con lucida concentrazione da un granitico Sinner e con determinata esuberanza da un temerario Musetti, due caratteri diversissimi accomunati apparentemente solo dall’età anagrafica. Tanto l’uno è serio e schivo, tanto l’altro è baldanzoso e loquace, rigoroso altoatesino il primo, spumeggiante carrarese il secondo. Si direbbero giovani talenti dal temperamento opposto ma uniti dalla fede in se stessi e dal coraggio. Sotto i loro colpi finisce subito fuori un esagitato e irritante Benoit Paire, poi tocca a Wawrinka lasciare il campo annichilito e grondante di sudore, battuto anche Tsitsipas più teso di una cetra e per ultimo un incredulo Nischikori. Sembrava all’inizio solo spavalderia giovanile, la fortuna dell’esordiente, ma partita  dopo partita ha iniziato a farsi largo la sensazione che questi ragazzini terribili, guidati dal fratellone Berrettini, potessero darci incredibili soddisfazioni.

Non sbagliavamo e siamo rimasti ugualmente orgogliosi anche quando la corsa vincente si è fermata, anche quando il Dream Team ha dovuto fare i conti con la stanchezza e soccombere davanti ad avversari che avevano avuto modo di prendere loro le misure. Nonostante le sconfitte agli ottavi non possiamo non intravedere il potenziale di questi giovani ed essere fieri e soddisfatti dell’impresa compiuta. Ovvio che devono ancora farne di strada ma hanno indubbiamente davanti a se’ meravigliose prospettive. Qualche rammarico lo lascia forse il buon Berrettini che ci aveva fatto fantasticare su un epilogo da protagonista nel torneo casalingo, uscito invece ai quarti di finale contro un ostico Casper Ruud. Aveva superato Coria, vinto il derby emozionale con l’amico Travaglia, ma alla fine si è arreso al norvegese.

Ci ha fatto divertire lo stesso con il suo tennis potente e la sua solare umanità. Vince spesso di testa e di cuore Matteo, ma stavolta è rimasto imbrigliato dalle troppe pressioni da Top Player, fiaccato dal pronostico che lo voleva favorito a tutti i costi ma che gli si è rivoltato contro come un boomerang. Ha finito col capitolare, non senza rimpianti, ammettendo la delusione patita con la sincera genuinità che lo contraddistingue. Fa tutto parte del bagaglio d’esperienza di un atleta, crucci compresi. Adesso c’è da affrontare un’altra sfida, non serve più recriminare. Il sogno italiano di Matteo & Co. continua alla volta di Parigi ed è giusto scacciare l’amarezza, ritrovare subito l’entusiasmo e l’energia, magari facendo uno strappo alla regola e concedendosi come direbbe Mastro Titta un boccaletto accanto a du’ bicchieri per fasse assieme l’urtimo goccetto che scaccia li pensieri.”