Roland Garros: favola Tauson, Pliskova e Kenin si salvano al terzo set

CLARA TAUSON RIPORTA LA DANIMARCA NEL TENNIS

Quando a gennaio Caroline Wozniacki lasciava il tennis chiudendo la sua grande carriera a Melbourne, spariva l’unica bandiera danese presente tra le prime 300 del mondo a livello WTA e l’unica giocatrice che abbia mai spinto così avanti la Danimarca nella geografia tennistica tra maschi e femmine.

Era un vuoto importante per il tennis in generale, per la WTA che perdeva una delle sue giocatrici simbolo dell’ultimo decennio, ma all’orizzonte almeno tra le ragazze c’era un nome che circolava con una buona insistenza da qualche anno: Clara Tauson.

La giocatrice classe 2002 aveva mosso i primi passi nel circuito ITF nel 2016 e piano piano aveva cominciato a farsi un nome anche grazie alla vittoria dell’Australian Open 2019, categoria junior. Fu un torneo, quello, che a rivederlo ora ha detto tantissimo: come semifinaliste c’erano lei, Leylah Fernandez (poi sconfitta in finale), Daria Snigur e Anastasia Tikhonova. Tolta quest ultima, le altre sono già in rampa di lancio. Fernandez, canadese, ha raggiunto a febbraio la finale WTA ad Acapulco e di recente è già entrata in top-100 (prima giocatrice del 2002 a riuscirci). Snigur, ucraina, ha vinto pochi mesi dopo il titolo junior a Wimbledon ed è ormai nei pressi della top-200. Tauson, dopo uno stellare inizio di 2019 con 28 vittorie consecutive a tutti i livelli (junior, ITF e WTA) si era assestata nei pressi delle prime 300 del mondo trovando oggi la prima vittoria nel circuito maggiore e proseguendo il buon trend che la vede adesso nei pressi delle prime 150 del ranking mondiale.

Clara, nata a inizio dicembre del 2002, è figlia di papà Michael Tauson, ex tennista ATP di medio livello. Oggi ha sconfitto niente meno che Jennifer Brady, numero 21 del seeding e recente semifinalista agli US Open, in quello che può essere tranquillamente considerato come il miglior primo turno fin qui del Roland Garros. 6-4 3-6 9-7 il punteggio finale a favore della danese, che dopo aver perfettamente affrontato le frustate di Brady col dritto per tutto il match è emersa in una fase finale di grande equilibrio e tensione. Molto brava soprattutto col dritto, ha cancellato i primi due match point e al secondo tentativo di chiudere il match ha cancellato una palla dell’8-8 ribaltando poi lo scambio sul quinto match point a favore. Una vittoria di carattere e cuore, un’esultanza molto contenuta di una giocatrice che non sembra esprimere troppe emozioni in campo, ma che riesce a far viaggiare tanto bene la palla con margine e buone accelerazioni.

Probabilmente qualificarsi rappresentava già un piccolo traguardo, adesso la soddisfazione sarà tripla e qualsiasi cosa succeda (al secondo turno avrà Danielle Collins) oggi è ufficialmente cominciata la sua avventura tra le grandi.

PLISKOVA SHOT THE SHERIF

Una Karolina Pliskova ancora imballata ha cominciato il Roland Garros con una vittoria all’ultimo respiro contro Mayar Sherif. Quest ultima era in campo oggi come prima donna egiziana di sempre in un tabellone principale Slam dopo aver passato i tre turni di qualificazione e ha messo in campo una partita super, dal suo punto di vista, portando la numero 2 del seeding e numero 3 del mondo fino a un sofferto 6-7(9) 6-2 6-4.

La ceca sembra risentire ancora dei problemi fisici di Roma. È passata una settimana, ma i movimenti del corpo sono lenti e sembra non esserci ancora spinta nei colpi. Dei tanti dritti colpiti oggi, pochissimi quelli che avevano veramente capacità di far male. A Roma si era ritirata nella finale per dei problemi che tra gamba e schiena le impedivano di giocare. Oggi è sembrato quasi rivelare come in questi giorni non si sia potuta allenare come voleva, e faticava tanto a trovare controllo del gioco per tutto il primo set.

Sherif, perfetta nella sua impostazione, aveva un gioco da divoratrice di ITF e perfetta per la terra battuta. Il livello non è ancora paragonabile ai piani alti del ranking WTA, ma un servizio in kick esasperato, tanto top spin col dritto e una smorzata di buona qualità col rovescio la mettono a suo agio su questi campi. Aggiungendoci poi una grinta enorme, la partita si è fatta molto equilbrata e anzi, la ceca ha buttato alle ortiche un primo set in cui ha avuto in tutto 8 set point e complicandosi maledettamente la vita. Grave, dal suo punto di vista, il doppio fallo sul sesto, l’unico col servizio a disposizione, sul 6-5 nel tie-break dove ha servito un brutto doppio fallo.

Nel secondo parziale Sherif è calata, lasciando spazio al rientro dell’avversaria, e nel terzo si è giocato punto a punto per tutta la prima metà del parziale. Pliskova, alla fine di un game molto macchinoso, è emersa col break per il 4-3 che le ha dato il margine per arrivare a fine gara. Tante ombre, comunque, sulla sua prestazione odierna e al prossimo turno avrà Aljona Ostapenko, contro cui ha giocato 5 volte in passato, ne ha vinte 3, ma in 3 di queste ha sudato le proverbiali 7 camice.

KENIN, ALTRA PARTENZA COMPLICATA

Come a Roma, Sofia Kenin vive una giornata piuttosto complicata. La versione su terra battuta della campionessa dell’Australian Open non sta rispecchiando il suo reale valore e oggi è stata una giornata di quelle dove serviva praticamente solo la vittoria. È arrivata, con una bella rimonta nel set decisivo ai danni di Liudmila Samsonova, ma la sua faccia nel post partita diceva molto: non ci siamo, ancora.

6-4 1-6 6-3 il punteggio finale di una partita in cui la numero 4 del seeding salva soprattutto la grinta e la sua attitudine a non mollare, anche se gli alti e bassi ci sono e non si risolveranno in due giorni. C’è da lavorare, anche per lei, per cercare di crescere e prendersi una soddisfazione qui a Parigi. Se non altro, è stata importante la rimonta da 0-2 nel set decisivo, appena è riuscita a calmarsi e a gestire meglio gli scambi per non farsi travolgere dalla potenza della italo-russa che da par suo ha fatto un ottimo match, accarezzando in più momenti il colpaccio.

Al prossimo turno Kenin affronterà Ana Bogdan. Un altro match fattibile, ma un appuntamento in cui sarà ancora sotto la lente di ingrandimento.