Statistiche della settimana: Djokovic re dei Masters 1000, Halep conquista Roma

Dopo 5 anni Nole Djokovic alza nuovamente il trofeo degli Internazionali d’Italia giunto alla 77sima edizione.

Era un passaggio delicato per il numero uno del mondo dopo il clamoroso epilogo della partecipazione allo Slam newyorkese e in realtà un inusuale nervosismo  è serpeggiato a più riprese dall’inizio del torneo, ma col succedersi dei match la situazione si è via via normalizzata anche perché nel frattempo, nei quarti di finale era sorprendentemente uscito di scena Rafa Nadal, indiscusso numero uno del mondo sulla terra battuta e pertanto l’avversario più temibile.

La qualità del gioco espresso dal tennista serbo è andata progressivamente crescendo consentendogli nell’atto finale di addomesticare la stoica resistenza del numero uno argentino, quel Diego Schwartzman, specialista sul mattone tritato, che nella circostanza si è superato  diventando il protagonista delle due partite più entusiasmanti del torneo : il quarto di finale contro Nadal risoltosi in due set (6-2 7-5) e la semifinale contro il miglior Shapovalov visto sulla terra, decisa al tie break del set decisivo dopo tre ore e 13 minuti.

Schwartzman nonostante le 9 ore ad alta tensione trascorse in campo per approdare alla finale (la prima in carriera in un Masters 1000) ha combattuto ad armi pari con Djokovic  che ha dovuto far ricorso al suo miglior repertorio. Se avesse vinto il torneo il tennista argentino sarebbe entrato nella Top Ten, obiettivo più che mai alla sua portata.

La Next Gen non ha partorito vincitori né finalisti ma in compenso, per la prima volta a Roma, presenta due rappresentanti in semifinale: il sorprendente Casper Ruud (classe ’98),primo norvegese della storia a raggiungere una semifinale in un Masters 1000 e ad entrare nei top 30, e il canadese Denis Shapovalov (classe ’99), già avvezzo a questi livelli (4 semifinali Master 1000 e una finale a Parigi Bercy lo scorso anno), che grazie ai punti conquistati fa il suo ingresso nell’Olimpo del tennis, al numero 10 della classifica, diventando il più giovane tra gli attuali Top 10 e il terzo canadese di sempre dopo Rusedski e Raonic.

I numeri del torneo maschile:

5 – Il numero di tennisti nati dal 1996 (Next Gen nella versione originale) facenti parte dei top 10:

7 – Le sconfitte di Nadal a Roma, a fronte di 63 vittorie in 16 partecipazioni (con 9 tornei vinti):

10 – Le finali disputate da Djokovic a Roma con 5 vittorie. Appare fuori portata il record di Nadal con 9 vittorie in 11 finali:

15 – I match vinti consecutivamente da Djokovic negli ultimi tre Masters 1000 disputati: Parigi Bercy 2019, Cincinnati e Roma quest’anno.

16 – Gli anni ininterrotti dal 2005 in cui almeno uno tra Nadal e Djokovic è stato presente in finale a Roma.

33 anni e 3 mesi – L’età di Djokovic, che diventa il più anziano vincitore del torneo nell’Era Open. Il primato precedente apparteneva a Rod Laver che vinse nel 1971 a 32 anni e 9 mesi.

36 – I tornei Masters 1000 vinti da Djokovic in 52 finali disputate. Superato Nadal fermo a 35 vittorie in 51 finali

287 – Le settimane da numero 1 di Djokovic. Superato Sampras, ha davanti solo Federer fermo a 310.

TORNEO FEMMINILE

C’erano i presupposti per rivedere la finale più nobile tra le prime due favorite, evento che mancava al Foro Italico dal 1994 quando Conchita Martinez superò Martina Navratilova.

Purtroppo lo spettacolo è saltato in quanto Karolina Pliskova, testa di serie numero 2, si è ritirata durante la finale dopo 32 minuti nei quali aveva subito un parziale di 8-1. E così Simona Halep aggiunge in bacheca, senza troppa fatica, un altro prestigioso trofeo che le era sfuggito in due precedenti occasioni, sempre per mano dell’ucraina Svitolina che si aggiudicò le finali del 2017 e 2018.

Salgono a 22 le vittorie della tennista rumena in 39 finali disputate: tra le tenniste in attività sale al quinto posto scavalcando Vicktoria Azarenka.

Con gli 899 punti che aggiunge alla sua classifica (lo scorso anno era uscita all’esordio), la Halep avvicina la Barty, attuale leader mondiale da cui la separano 1462 punti. Ove si consideri che la tennista australiana, vincitrice a Parigi lo scorso anno, non potrà migliorare il proprio punteggio in classifica, e che viceversa  la rumena difende solo 430 punti essendo uscita nei quarti di finale, un eventuale vittoria al Roland Garros le riconsegnerebbe la leadership mondiale.

Se la Halep ha vinto il torneo meritatamente ma giocando relativamente poco (solo 9 set completi a seguito anche del’ulteriore ritiro della kazaka Putintseva all’inizio del secondo set nei quarti), la tennista che ha più di tutte ha sostenuto la qualità del gioco visto in campo, è stata Garbine Muguruza di cui per lunghi tratti si è vista la migliore versione. La tennista spagnola è rimasta in campo complessivamente quasi 10 ore dando vita ai match più appassionanti del torneo; dopo la Stephens all’esordio ha eliminato la stella emergente del tennis americano Coco Gauff (7-6 3-6 6-3), la Konta, n.7 del seeding, la rediviva Azarenka  che non perdeva da 14 match (6-3 3-6 6-4), prima di cedere in semifinale alla Halep (3-6 6-4 4-6) che si è presa così la rivincita dalla dolorosa sconfitta subita in semifinale agli ultimi Australian Open .

Il tennis femminile ha bisogno di Garbine Muguruza ai massimi livelli e speriamo di vederla protagonista di prima grandezza anche a Parigi.

Altri numeri del torneo femminile:

3 – I tornei vinti quest’anno dalla Halep: Dubai, Praga e Roma

14 – La striscia di partite vinte quest’anno consecutivamente dalla Halep a partire dal torneo di Dubai giocato a febbraio.

6-0 6-0 – Il “cappotto” subito dall’americana Kenin contro la Azarenka al terzo turno. L’ultimo episodio della specie nel torneo femminile risaliva al 2002 quando negli ottavi l’americana Capriati superò la francese Pierce.