Sulle spalle dei giganti

La società ci ricorda di continuo con sarcasmo beffardo che non viviamo in un mondo per vecchi.

I mass media ci mostrano solo giovani eroi, ci propinano attività per ragazzi, ci lusingano con elisir di eterna giovinezza, come se invecchiare non fosse un meraviglioso privilegio ma una terribile esclusione, dalla vita, dalla bellezza, dal successo. Questo estremo conflitto generazionale si scontra con rari ma tenaci tentativi di difesa.

Lo sport è un perfetto terreno in cui convivono evoluzione e resistenza, in cui lottano al fianco di giovani atleti, vecchie anime che hanno ancora molto da raccontare nonostante non abbiamo più nulla da dimostrare. Esistono campioni in cui la passione continua ad ardere viva, contro il tempo che scorre veloce, che prova a spegnerla e che si illude a torto ogni volta di avere avuto la meglio.

Può anche capitare che questi fuoriclasse per quanto diversi non possano fare a meno di legarsi in un sentimento di reciproca ammirazione e influenza. Non è un caso che dopo la vittoria a Wimbledon nel 2017, Roger Federer abbia ricordato un altro caparbio campione, Valentino Rossi, fonte di grande ispirazione, come a rimarcare che per quanto diversissimi un medesimo filo unisce chi ancora non si piega ma continua a gareggiare con una passione e un entusiasmo inesauribili.

Viste le categorie di provenienza, all’apparenza soltanto l’età e la grandezza sembrano accomunarli, invece a renderli affini è una comune percezione dello sport fatta di divertimento, fervore e dedizione, che li porta a misurarsi principalmente con se stessi, che li eleva a indiscussi protagonisti della scena sportiva ormai da decenni. Insieme Valentino e Roger hanno conquistato rispettivamente 9 titoli mondiali e 20 Slam, l’uno scanzonato cowboy in sella all’unica insostituibile compagna di vita, l’altro raffinato cantore di un tennis epico e memorabile.

Il pacato Roger e l’esuberante Valentino, ognuno fan dell’altro, con i loro sorprendenti risultati sembrano incoraggiarsi reciprocamente dimostrando con abile maestria che la longevità nello sport può essere un pregio e non un difetto.

Due individualità trionfalmente acclamate nelle vittorie ma amaramente sole nell’affrontare le cadute, le delusioni e quelle faticose rimonte che ogni volta riescono ad stupirci, a farceli amare al punto da oscurare la fenomenale vittoria di un avversario se ha significato una sconfitta per quei due idoli. Li vorremmo immortali come gli dei e non riusciamo proprio a immaginare il Mugello Circuit senza i sorpassi del centauro 46 o il Centre Court senza i colpi ricercati di Roger. Invece arriverà  il momento in cui il Re e il Dottore dovranno passare il testimone e, come i giganti, prenderanno sulle spalle i giovani avversari per mostrare loro quanto è bella la vista dall’alto…ma non c’è fretta, continuiamo a goderceli un altro po’. Non importa quanto vinceranno ancora, quanti trofei alzeranno al cielo, quello che conta è vederli nella mischia, insieme ai giovani, ad ispirarli, a spronarli ma soprattutto a farli tribolare, perché non dimentichiamocelo: non è finita finché non è finita.”