L’inevitabile scivolone di Novak Djokovic

Non sono utili né giusti i tiri al bersaglio, per cui questo non somiglierà ad una facile accusa alle azioni e alle conseguenze di queste azioni a carico di Novak Djokovic.
In un anno come questo, in cui abbiamo vissuto momenti drammatici e situazioni paradossali, trovare l’equilibrio e il coraggio per trovare un capro espiatorio è quantomeno presuntuoso, da parte di tutti.

Si può però fare un’analisi di quanto successo e trovare senza dubbio delle grosse responsabilità al serbo, per una serie di motivi.
C’è chi parla di “leggerezza e superficialità” riguardo al comportamento di Nole, che avrebbe voluto dare semplicemente un’immagine di ritorno alla normalità facendosi promotore di una “reunion” tennistica personalmente organizzata nella sua terra d’origine, mettendoci in mezzo anche i fratelli.
Questa è forse però una versione piuttosto incompleta, perché Djokovic non è arrivato a commettere degli errori di valutazione semplicemente sull’onda dell’entusiasmo di tornare alla vita alla quale lui -e tutti noi- eravamo abituati; quelle di Novak sono una serie di azioni che dall’inizio della pandemia hanno lasciato a bocca aperta tanti appassionati e non solo.

Conosciamo bene le convinzioni sugli stili di vita di Djokovic, forse, però, non pensavamo fossero così estreme: perché nessuno ha nulla da dire sulle scelte dell’altro, fin quando non vanno a inficiare salute e libertà altrui.
La dieta vegana, lo yoga, la meditazione sono tutte pratiche e quotidianità sulle quali si può avere un’opinione ma che certamente non cambiano nulla alla vita di chi non le condivide: se Djokovic sta bene così è giusto che viva secondo quello che ritiene più opportuno, esattamente come chi conduce stili di vita meno salutisti, fa parte di quella libertà personale sulla quale non ha alcun senso mettersi a sindacare.
L’atteggiamento del serbo nei riguardi del CoVid 19 ha però raggiunto livelli piuttosto preoccupanti: prima le posizioni no-vax, in un mondo che abbiamo visto come vada “avanti” senza un vaccino o una cura adeguata e certa; poi la “promozione” e la pubblicità a personaggi a dir poco discutibili come Chervin Jafarieh, in una discussione amichevole durante una diretta Instagram: una sorta di “guru” (un altro, dopo Pepe Imaz, che era almeno innocuo) che sostiene che i pensieri positivi possano alterare le molecole dell’acqua, acqua poi venduta in rete a cinquanta euro per boccetta, ovvero legalizzando una vera e propria truffa.
Personaggio che condivide anche i “dubbi” sul 5G che causerebbe la diffusione del virus, teorie riportate anche da Jelena, la moglie di Nole, sul suo profilo Instagram prima che lo stesso social oscurasse quel post per “cattiva informazione” diffusa.

Quello che appare, quindi, è che Djokovic, una volta trovate le condizioni ideali in Serbia -dove non vigeva alcun obbligo, solo “consigli”- abbia approfittato per dimostrare a se stesso e al mondo che i suoi “pensieri positivi” e l’armonia tra persone avrebbe tenuto lontano il virus; questo, ovviamente, aggiunto alla smania di consensi che -forse giustamente- accompagna Novak, da sempre non amatissimo da una bella fetta di pubblico che ha preferito Federer o Nadal, malgrado il serbo li abbia battuti spesso in campo e raggiunto ormai risultati incredibili.

In tutto questo non vanno sminuite nemmeno le responsabilità di Grigor Dimitrov, che dopo aver viaggiato nelle precedenti settimane in paesi diversi, tra cui gli USA, al momento uno dei posti più colpiti dal virus, nei quali non è stato mai fatto un vero lockdown, ha rifiutato il non obbligatorio test appena arrivato in Serbia e anche in Croazia, dove già accusava affaticamento e primi sintomi.
Ma Djokovic da organizzatore, numero uno del mondo e presidente dell’ATP Council ha responsabilità e immagine immensamente più grandi e a lui sarebbe toccato adottare e far adottare ben altre misure tra gli spalti ed evitare feste in discoteca, partitelle, baci e abbracci. Anche il messaggio di ieri da parte dello stesso Nole è stato piuttosto “debole” in questo senso, “purtroppo il virus è ancora tra noi, non è finita”. Da una persona intelligente, generosa e sveglia come lui ci si aspettava lo capisse prima di permettere di creare un vero e proprio focolaio e una situazione di vera tensione adesso in Serbia e nel mondo del tennis in generale. Ma probabilmente il “mondo” che lo circonda non è esattamente simile a quello che stiamo sperimentando da Gennaio a questa parte.