2019, annata miliare per il tennis italiano

Matteo Berrettini

Facendo un passo indietro negli accadimenti del tennis giocato finché si è potuto, la cosa che più rammarica noi italiani è non aver potuto verificare, nell’immediato, lo sviluppo e quindi il consolidamento  dei progressi che il tennis italiano in campo maschile aveva evidenziato lo scorso anno, al di là delle più rosee aspettative, come dimostrano i risultati concreti ottenuti in campo, non solo dai giocatori di vertice, ma a livello allargato,il che ,sul piano qualitativo , consente di etichettare la stagione 2019 in campo maschile come la migliore dell’Era Open, paragonabile in assoluto solo a quella del 1976.

A supporto di questa teoria cominciamo dall’analisi dei principali risultati ottenuti nel 2019 dai tennisti azzurri a livello individuale:

  • Per la prima volta un azzurro si aggiudica un torneo Masters 1000. Fabio Fognini trionfa a Montecarlo battendo il serbo Lajovic dopo aver battuto Nadal in semifinale. Era dal 1976 che un azzurro non vinceva un torneo di questa levatura  – da quando cioè Adriano Panatta, in quella magica primavera, si aggiudicò gli Internazionali d’Italia (torneo facente parte  allora del circuito  Gran Prix), preludio alla vittoria più importante nella carriera dell’Adriano nazionale ottenuta sulla terra rossa del Roland Garros, impresa riuscita in precedenza soltanto a Nicola Pietrangeli per due anni consecutivi (1959 e 1960).
  • Per la prima volta abbiamo avuto nello stesso anno l’ingresso di due tennisti italiani nei top 10: Fabio Fognini è salito al numero 10 nel mese di giugno, al temine dello Slam parigino per poi arrampicarsi fino al numero 9 dopo il torneo di Wimbledon (numero 11 prima del congelamento del ranking avvenuto il 16 marzo), mentre Matteo Berrettini  ha raggiunto il nono posto dopo la semifinale disputata a ottobre nell’ATP 500 di Vienna per poi chiudere la stagione col best ranking all’ottavo posto, posizione che occupa tuttora.
  • Grazie a questa classifica, il tennista romano è rientrato tra gli otto “maestri” partecipanti alle ATP Finals di Londra. E’ stato eliminato nella fase a gironi ma è riuscito a vincere un match, contro Dominic Thiem, impresa non riuscita a Panatta e Barazzutti che sono stati in passato a partecipare per una volta al grande evento (rispettivamente nel 1975 e nel 1978).
  • Matteo Berrettini ha raggiunto la semifinale agli US Open (sconfitto da Nadal), impresa riuscita in passato solo a Corrado Barazzutti nel 1977. Le altre semifinali Slam disputate da tennisti azzurri nell’ Era Open si sono tutte registrate a Parigi dove, oltre allo storico successo del 1976, Panatta approdò tra i primi quattro sia nel 1973 che nel 1975, mentre Barazzutti vi riuscì nel 1978 prima che a distanza di 40 anni, è arrivato a sorpresa, nel 2018, la clamorosa semifinale di Marco Cecchinato che si arrese a Dominic Thiem dopo aver superato nei quarti Nole Djokovic che in realtà, dopo quella partita che rappresentò la coda di una crisi che lo aveva attanagliato a partire da luglio 2017 tanto da precipitare al numero 22, si riprese alla grande tanto da tornare numero uno del mondo alla fine dell’anno.
  • Jannik Sinner ha trionfato alle Next Gen Finals di Milano che racchiudeva gli otto migliori tennisti del mondo nati a partire dal 1998 (assente giustificato Tsitsipas,classe 98 che avrebbe vinto  la settimana successiva le finali maggiori destinate ai primi otto del mondo). Il tennista altoatesino (classe 2001), di gran lunga il più giovane del gruppo ma  che in base alla classifica (numero 95) era il meno favorito, ha disputato un torneo straordinario, annichilendo avversari molto più esperti a partire dal’australiano De Minaur, numero 18 del mondo, cui in finale ha lasciato le briciole (4-2 4-1 4-2 il punteggio finale), dimostrando in pieno il suo grande talento, combinato di tecnica e di temperamento, pur nella piena consapevolezza della tanta strada ancora da fare. Al momento Sinner è il miglior giocatore del mondo tra i nati dal 2001 con la sua 68sima posizione nel ranking mondiale.
  • Sulla scia di Sinner si approssima anche Lorenzo Musetti (attualmente n.284 del ranking) che è al momento il miglior tennista del mondo nato dal 2002.

Ai significativi risultati individuali, il 2019 ha fatto seguire anche una serie record di squadra che testimoniano uno stato di salute del tennis maschile che non si era mai registrato in passato:

  • Tre italiani sono entrati per la prima volta nei top 100: Sinner,Travaglia e Caruso che alla fine dell’anno occupavano rispettivamente la 78sima, l’84sima e la 96sima posizione nel ranking. Dal 23 agosto 1973, quando fu pubblicata la prima classifica computerizzata nella quale figuravano cinque italiani nei top 100 (Panatta al numero 8, Bertolucci-12,Zugarelli 41,Mulligan 51 e Barazzutti 73) , solo nel 2007, si registrò la stessa numerosità di  nuovi ingressi nei top 100 con Fognini,Bolelli e Galvani ma solo i primi 2 a fine anno si confermavano nei top 100 in quanto Galvani occupò la 99sima posizione per sole due settimane nel mese di aprile.
  • Per la prima volta ben 8 tennisti azzurri figurano nei top 100 a fine anno.
  • L’8 aprile 2019, l’Italia aveva il maggior numero di tennisti nei top 200: un picco assoluto di 20 presenze,sopravanzando gli Usa (19) e la Spagna (17).
  • 8 finali nel circuito maggiore (comprendendo anche quella delle Next Gen Finals) di cui 6 vinte disputate da 6 diversi tennisti e a corollario 12 semifinali sei delle quali tra cui uno Slam,un Master 1000 e 2 ATP 500) disputate da Berrettini.

  • Record di tornei vinti nel circuito Challenger : 15 ( in 32 finali disputate) con 10 vincitori diversi: Sinner e Mager 3, Travaglia 2 e una vittoria a testa per Caruso, Seppi, Sonego, Gaio, Giustino, Giannessi e Berrettini. L’Italia è stata la Nazione più vincente.
  • 166: record di partite vinte nel circuito maggiore distribuite tra 21 giocatori di cui 10 con più di 10 match giocati (altro record di numerosità).
  • 63: record di partite giocate in totale dai tennisti italiani nei quattro tornei Slam dell’anno e conseguente record di partite vinte (30).

In conclusione, la stagione 1976 resta indimenticabile in quanto oltre alla vittoria di Panatta al Roland Garros, fece registrare, grazie alle imprese dei mitici Quattro Moschettieri  (Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli), anche l’unica vittoria azzurra in Coppa Davis ottenuta a seguito della tanto contestata trasferta a Santiago dove si disputò la finale contro il Cile.

Ma non c’è dubbio che a distanza di 43 anni da allora, la stagione 2019, in virtù anche degli effetti propulsivi che avrà sul movimento tennistico del nostro Paese nei prossimi anni,verrà ricordata come una stagione storica grazie anche a due riconoscimenti di grandissima portata: l’assegnazione al nostro Paese delle ATP Finals per il quinquennio 2021-2025 che si disputeranno a Torino e la nomina di Andrea Gaudenzi alla guida dell’ATP.