Uragano Maria: i favolosi progetti della Sharapova

Di Matteo Nanni

L’ultima domanda le è stata rivolta da un collega americano, con modi abbastanza spicci da non accorgersi di averle dato, tout court, della pensionata. Quasi un record, tre minuti dopo l’annuncio del ritiro. Avrai la possibilità di allenarti, ora che sei in pensione? Maria Sharapova sa come tenere botta, in certe situazioni, e l’ha presa a ridere. Ma la risposta è risultata seria, forse addirittura meditata, dunque decisa per tempo. «Non ce ne sarà bisogno. E non ho intenzione di farlo. Prenderò la racchetta? Forse, qualche volta, ma solo per diletto, per allontanare un po’ di stress e divertirmi con qualche amico». Il seguito, già in agguato, è parso anch’esso programmato. E se ti tornasse la voglia del circuito, di una rentrée come quelle di molte tue avversarie di una volta? Come ha fatto Kim Clijsters, per esempio… «No. Porte chiuse. Basta tennis da circuito. Lo prometto a tutti. Non tornerò. Non giudico le altre, ognuna ha la sua storia, ognuna segue le proprie convinzioni, o convenienze.Tutte noi abbiamo delle cose da fare nella nostra vita. Penso a Serena, che ha deciso di fare la mamma ma di tenere aperta una porta per quei record a cui tiene così tanto. Credo che per lei sia la scelta giusta, e che quei record li meriti fino in fondo. Io mi ritiro perché non ne posso più di misurare il tempo con i miei problemi fisici e con le macchine che hanno tentato di risolverli. No, la risposta è questa. Non tornerò».

Finisce qui la vicenda sportiva di Maria Sharapova. Trentadue anni non sono tanti. Non più, per il tennis di oggi. Ma è l’età giusta per aprire nuovi capitoli della propria vita, e la bella russa ha voglia di mettere a frutto le molte cose che ha imparato in questi anni, che le sono valse commenti entusiastici per le doti messe in mostra  nella conduzione di una società e in materia finanziaria. La domanda, quindi, diventa un’altra: che cosa farà Maria ora che si è ritirata dal tennis, con cinque titoli del Grand Slam, un dolore ormai cronico alla spalla destra e agli avambracci, e svariati milioni in banca?

Il nuovo fidanzato (be’, nuovo… Stanno insieme da due anni, ormai), Alexander Gilkes, un giovane uomo d’affari britannico che ha fondato un sito di aste online, ritiene di conoscerla abbastanza bene da permettersi di definirsi «preoccupato». Lui la chiama “Uragano Maria”, ed è il primo a essere convinto che il ritiro dal tennis non gli consegnerà una fidanzata finalmente sazia e un po’ impigrita, con tanto tempo libero per lui e la voglia di arrivare presto al matrimonio. Ha già capito che le intenzioni del suo uragano femmina sono bellicose. Nuovi stage, nuovi contatti con il mondo degli affari, nuove idee da mettere a fuoco e realizzare. «In questi mesi l’ho vista troppe volte precipitarsi nella mia vita, poi sparire per settimane», ha raccontato Gilkes, facendo capire che anche al fuoco e alle sue scottature ci si può felicemente abituare. E per tutta risposta Maria gli ha già fatto sapere che presto parteciperà a una conferenza d’affari a Salt Lake City, alla quale da tennista in attività non era mai riuscita a prendere parte.

Del resto, lei si è descritta così… «Sono sempre stata più orientata verso il futuro, e sono anche incredibilmente competitiva». E ha concluso: «Ci sono molti aspetti nella vita e negli affari in cui voglio affondare i denti». Da sempre aguzzi.

«Qualunque cosa decida di fare, la farà bene», le è andata incontro Martina Navratilova, proprio lei che la conobbe bambina in una clinic tennistica a Mosca e le consigliò di volare negli States per allenarsi alla IMG Academy in Florida. «Maria ha l’esperienza. Ha il cervello da dirigente d’industria. E non le manca il giusto know-how. Può permettersi di scegliere fra molte e diverse opportunità, dipenderà da che cosa la intrigherà di più. Io la vedo bene anche in campo sportivo, commissaria per gli sport femminili, o magari a capo del Comitato Olimpico. Sono certa che riuscirebbe bene ovunque». Andiamoci piano… Per ora, l’amministrazione sportiva non è nei piani della russa e potrebbe risultare una mossa politicamente complicata anche per il futuro, in considerazione della squalifica subita nel 2016 per l’uso del meldonium, una sostanza che era stata vietata appena poche settimane prima. Due anni, poi diventati 15 mesi.

Uno sgambetto vero e proprio, che annunciava l’inizio della guerra alla Russia sportiva, e che Maria (colpevole, certo, ma di leggerezza soprattutto, perché avrebbe dovuto smettere non appena venne comunicato che il farmaco non era più a uso libero) pagò a carissimo prezzo, nonostante il collegio arbitrale che le ridusse la squalifica, sostenne nelle motivazioni che la tennista “non aveva ingannato intenzionalmente”. Facile ricordare oggi i post sui social di quel periodo, anche perché parte di essi sono stati reciclati proprio di recente, subito dopo l’addio al tennis. La chiamarono “l’imbrogliona della droga” e anche, ovviamente “Sharadopa”.

«Era una situazione che dovevo vivere come ho fatto, nel modo più onesto e umiliante», ha detto Maria nella conferenza stampa dell’addio. «Ho confessato il mio errore, ho continuato ad allenarmi per tutti quei mesi, e sono tornata sul campo con lo stesso amore per lo sport che ho sempre dimostrato. Ho pagato e oggi sono orgogliosa di me stessa».

Il marchio Sharapova è ancora vivo e robusto, nello sport e ovviamente nel tennis. I contraccolpi ci sono stati, ma la tennista russa ha lavorato di fino a ha mantenuto intatte le sue quotazioni. Grazie alla sua autobiografia del 2017, per esempio… “Inarrestabile” ha realizzato vendite travolgenti in Nord America, spiegando che cos’era accaduto e riuscendo a ricreare grande interesse intorno al suo personaggio. Inoltre, l’investimento più importante realizzato da Maria, si è rivelato azzeccato. Ha puntato sul brand più che su un portafoglio di titoli, ed è stata tra le prime atlete a dar vita a un marchio personale.

Proprio questa scelta risuona nelle parole ammirate di Martina Navratilova quando parla della Sharapova. Racconta la Più Grande di tutte: «Quando sono andata in pensione, nel 2006, lei mi disse che dovevo lavorare lavorare sul mio marchio. Le risposi sincera: “Non so che cosa sia”.  Avevo 50 anni e non sapevo cosa significasse. Mi venne da pensare alla Coca-Cola. Voglio dire, ero un marchio anch’io, proprio come la multinazionale delle bevande gassate? La verità è che Maria era in anticipo sui tempi, e ne ha tratto vantaggio. Questo dimostra la sua multidimensionalità».

Grande aiuto Sharapova l’ha ricevuto dal suo agente Max Eisenbud, e da altri consiglieri. Non a caso Forbes ha stimato che la russa sia stata l’atleta più redditizia del mondo per undici anni consecutivi, con guadagni stimati a 195 milioni di dollari, in un periodo di carriera decisamente più breve rispetto a quello di altre campionesse, come Serena Williams. Anche nel 2015, l’ultimo anno di tennis “pieno” giocato dalla Sharapova, il suo appannaggio ha superato i 30 milioni.

«Li ricordo bene, lei bambina e suo padre Jurij, quando arrivarono negli Stati Uniti con 900 dollari in tasca», ha raccontato Eisenbud. «Ma ricordo bene anche quando Maria, ormai diciottenne, frequentava con naturalezza le riunioni con la Nike e si divertiva anche a disegnare gli abiti che poi avrebbe messo sul campo. Lei ha avuto sempre questa straordinaria capacità di capire, imparare e porre domande. Quando si presentava a un servizio fotografico, era l’unica che chiedeva in via preliminare un incontro con il fotografo e l’intero team creativo per cercare  davvero di capire che cosa volevano ottenere».

Ma l’agente è anche l’unico che possa inquadrare la situazione attuale, e dare indicazioni su quale sarà il futuro prossimo di Maria. Gli accordi di sponsorizzazione a lungo termine – ha fatto sapere – con Nike, Evian e Porsche continueranno anche dopo il ritiro. «La vedo sempre più interessata allo studio dell’architettura», ha fatto sapere Eisenbud, 40 anni, di Cleveland, attuale vice presidente del colosso IMG, «penso proprio che prima o poi si interesserà alla progettazione di impianti sportivi e da tennis, oltre che concentrarsi sulla gestione della sua compagnia di caramelle Sugarpova».

E poi, un giorno, anche mamma. Glielo hanno chiesto. «Ho sempre pensato di avere una famiglia e dei figli. Sarebbe un grande traguardo. Se accadrà mi dedicherò completamente a essi. Ho vissuto con dolore gli anni in cui mia madre è rimasta lontana da noi, quando giungemmo negli Stati Uniti e a lei non venne concessa la possibilità di lasciare la Russia. Sono quei tipi di esperienze che non vorrei mai che i miei figli conoscessero». Dunque, chissà…