Tutti contro il Roland Garros: per l’ITF una scelta senza senso, dura replica dello US Open

Il Roland Garros ha deciso in maniera improvvisa di cambiare le date, e il corso, della stagione 2020. Una giornata simbolica, quella del 17 marzo 2020, che rischia di far risaltare tanti aspetti, non tutti positivi, di un momento particolarmente complicato nell’economia e nella gestione del tennis mondiale.

È in corso una pandemia, una crisi umanitaria di grandissimo impatto in ogni angolo del pianeta (si contano infetti al coronavirus anche in Groenlandia), eppure il tennis è riuscito ancora una volta a mettere a nudo tutti i suoi difetti di gestione creando situazioni molto spiacevoli. Se già non era piaciuta particolarmente la scarsa comunicazione della WTA la scorsa settimana, o la doppia decisione di ATP e ITF tra chi sospendeva i tornei fino al 27 aprile e chi fino al 20, adesso sono subentrati i tornei Slam.

Ognuno dei quattro Major fa quello che vuole, non è una vera novità. Non c’è un solo Slam che si concluda nello stesso modo. Chi adotta il tie-break normale sul 6-6 nel set decisivo, chi un super tie-break ai 10 punti, chi un tie-break sul 12-12, chi rimane con le vecchie abitudini di un set decisivo a oltranza. Dunque non è neppure irreale realizzare come la decisione del Roland Garros di spostare il torneo da fine giugno al 20 di settembre sia stata completamente unilaterale, effettuata senza alcun parere chiesto agli altri componenti della stessa barca. Soprattutto lo US Open, quello tra gli altri Slam più infastidito per la mossa francese (il torneo parigino, infatti, a questo punto comincerebbe 7 giorni dopo la fine di quello a New York), si è fatto maggiormente sentire con un comunicato chiaro, duro e senza cercare particolare diplomazia: “Nel momento in cui il mondo cerca unità, noi riconosciamo che tale decisione dovrebbe essere presa non in maniera unilaterale, e dunque la USTA farà eventuali cambiamenti solo in accordo con gli altri tornei Slam, la WTA, l’ATP e gli ITF”.

Chiarissimo il concetto: Parigi, gli organizzatori, ha fatto di testa sua. Una presa di posizione che ha spaccato il calendario proprio quando bisognava cercare unità di intenti. Dal 20 settembre al 4 ottobre vuol dire giocare all’inizio dell’autunno sulla terra all’aperto (solo il Philippe Chatrier può usufruire del tetto) quando le temperature saranno ben sotto i 20 gradi e le pioggie più che frequenti. Dal 20 settembre al 4 ottobre, però, vuol dire danneggiare fortemente anche ATP e WTA. È vero che c’è la grande incognita della condizione generale dei circuiti dopo l’ondata del virus, ma a maggior ragione una mossa così è stata condannata da ogni associazione, come anche da diversi tennisti e tenniste, perché presa senza avvisare nessuno: né gli altri Slam, che ora vorranno poter sfruttare lo stesso trattamento, né i circuiti ATP/WTA e relativi tornei minori. Solo nei tour maschile si registrano cinque ATP 250, ma soprattutto la Laver Cup (quest anno a Boston), che muove un sacco di soldi tra sponsor e diritti TV, un’esibizione di tre giorni che ha interessi oltre ogni immaginazione e dove persino l’ATP si è arresa scendendo a patti con Roger Federer e Rod Laver, veri volto immagine, dopo che nella prima edizione (a Praga) i responsabili ATP non si erano presentati in protesta per un evento che era stato collocato dal nulla nel bel mezzo del loro calendario creando un forte e spiacevole conflitto d’interessi. Nel femminile, invece, tra settembre e ottobre è in programma l’ultimo Premier 5, quello di Wuhan, su cui inevitabilmente c’è a ora un importante punto di domanda, ma che la WTA non vuole cancellare ora che in Cina la situazione sta procedendo verso la normalità e una ripresa della vita comune dopo due mesi di chiusura (sebbene poi la regione dell’Hubei è ancora chiusa e per Wuhan siano previste almeno altre quattro settimane di isolamento). Oltre a questo, due tornei International e un Premier, a Tokyo.

In un quadro già di per sé complicato e affollato, è arrivato a inserirsi niente meno che uno Slam. Come informa Christopher Clarey, giornalista del New York Times, sia ATP che WTA hanno saputo dello sviluppo pochi minuti prima che il cambiamento diventasse di dominio pubblico. Come conseguenza, è previsto per oggi (o al più tardi domani) un comunicato che dicono sia congiunto tra le due associazioni e l’ITF. Un evento che a suo modo sarebbe storico, perché tra ATP e WTA scorre ben poco amore fin dalla notte dei tempi (basta vedere come mai è nata la WTA e come si è sviluppata l’interazione tra i due poli). Anche Wimbledon, ora, vuole poter scegliere in totale autonomia cosa fare. Anche loro hanno pubblicato, nella serata di ieri, un aggiornamento dove come lo US Open si dicevano al momento più che intenzionati a rimanere segnati nelle date attuali, ma che adesso si prendevano il diritto di decidere in base a quali saranno le evoluzioni della nostra vita nei prossimi mesi. Sempre Clarey, tra l’altro, ha avuto modo di parlare con uno dei tennisti che maggiormente ha espresso disappunto per questo sviluppo: Vasek Pospisil, tra l’altro impegnato anche nel board giocatori dell’ATP e spesso messosi a difesa dei giocatori dal ranking più basso. “Noi cerchiamo sempre di far funzionare le circostanze per tutti” ha detto il canadese, “e loro semplicemente non hanno consultato l’ATP… non hanno chiesto nulla ai giocatori o agli altri tornei in programma. È stata una mossa molto egoista, hanno fatto valere la loro forza maggiore, ed è molto da arroganti”.

Come informa invece Jon Wertheim, giornalista per Sport Illustrated, ha riportato le parole di un altro tennista ATP, non nominato: “Il Roland Garros ha chiesto perdono, non ha chiesto permesso di fare la sua mossa. Questo perché sapeva che nessuno gli avrebbe dato il permesso. Ma non sono sicuro che così avranno il perdono”. Sulla stessa linea anche giocatrici WTA come Naomi Osaka e Donna Vekic, che hanno risposto in chiaro tono negativo: “Scusate?”. Madison Keys invece ha replicato con un messaggio ironico: “Ah ok, tutto bene dunque” e una gif animata che faceva capire quanto non fosse contenta della soluzione. Infine, per voce di Simon Häring è arrivata la prima risposta di un membro del board ITF (al momento in isolamento volontario): “Non sapevo nulla di questo. Noi abbiamo discusso gli scenari due settimane fa. Muovere il Roland Garros però non era tra questi. Sono sorpreso e non so se tutto ciò abbia senso”.

Oltre a questo, si aggiunge alla lista anche il direttore del torneo ATP e WTA di Acapulco: Raul Zurutuza. Il tweet pubblicato qui sotto dice: “La decisione del Roland Garros di muovere il torneo a Settembre è, dal mio punto di vista, sleale ed egoista e dimostra soltanto quale sia il desiderio di questi tornei di dominare rispetto ai tornei del tour e allo stesso modo anche di avere il controllo dei giocatori visto come non li abbiano presi in considerazione”.

Ancora serve capire quanto poter far ricominciare i tornei. Con lo spostamento del Roland Garros è chiaro che Madrid, Roma, e i tornei la settimana prima dello Slam parigino ora non abbiano più senso nel mese di maggio. Si attendono chiarimenti, perché dal loro eventuale spostamento si capirà anche cosa avverrà con lo US Open, dovessero questi essere posizionati a fine estate. Lo Slam di New York al momento non sembra voler accettare alcuna decisione che implichi un suo spostamento, ma come allo stesso modo vale per Wimbledon non c’è alcuna certezza che il coronavirus dia modo ai due Slam di svilupparsi nei giorni prestabiliti. A quel punto, però, per rivedere un calendario tennistico molto difficile nella sua composizione (e dunque ancor più complesso da modificare al volo) serviva calma e logica. Da Parigi, però, sembra non abbiano voluto saperne. E nel frattempo, come dice lo US Open, nel mondo è in corso un problema ben più importante come una pandemia.