Rybakina, il 2020 nato (anche) a Roma: “Grazie ad Albanesi abbiamo fatto un ottimo lavoro”

photo credit: @Jimmie48/WTA

Aveva cominciato come pattinatrice sul ghiaccio, ma le dissero che a causa dell’altezza non sarebbe mai potuta diventare professionista. Elena Rybakina, a quel punto, seguì il consiglio del padre e provò col tennis. Fu amore a prima vista, a sei anni, tanto che ancora oggi sta cercando di non vederlo come un lavoro ma di goderselo il più possibile con lo spirito di quando era una ragazzina alle prime armi.

Classe 1999, in dodici mesi ha cambiato tantissimo della sua vita. il 17 febbraio del 2019 era al numero 196 del mondo, mentre il 17 febbraio del 2020 è entrata in top-20 assestandosi al numero 19. Una scalata vertiginosa, dovuta a tanti buoni risultati nei tornei di medio-basso livello con i primi picchi nei grandi appuntamenti grazie ai quarti di finale a Wuhan (sconfitta in tre set da Aryna Sabalenka, poi campionessa), il terzo turno all’Australian Open (fermata dalla numero 1 del mondo Ashleigh Barty) e la finale a San Pietroburgo.

Nata in Russia ma protagonista, come diversi altri tennisti, del passaggio al Kazakistan, Rybakina non aveva grandi disponibilità economiche, e dalla federazione kazaka la proposta era molto importante. In quel periodo il padre le chiedeva anche di valutare eventuali proposte per borse di studio nei college americani, ma alla fine la decisione venne presa per il cambio di nazionalità per riconoscenza verso una nazione che si era mossa immediatamente e aveva promesso di assisterla passo per passo. All’epoca i risultati non arrivavano, lei neanche si sentiva veramente professionista perché anche nel 2018 continuava ad allenarsi in una scuola tennis come tante a Mosca, in un gruppo di ragazzi con altri obiettivi, e nel frattempo aveva gli studi da terminare.

Quando l’abbiamo incontrata a Melbourne per un’intervista esclusiva, ha spiegato cosa ha voluto dire quel periodo: “Prima di cominciare con Stefano, a febbraio del 2019, ho provato a lavorare con un altro coach, Andrei Chesnokov, ma lui non poteva viaggiare con me e io per la maggior parte del tempo andavo ai tornei con mio papà. Non era facile perché ovviamente più il coach ti segue e più può vedere cosa fai, se c’è qualcosa che non va, come lavorarci. Nel 2018 ero ancora in un gruppo con dei ragazzi di una scuola tennis a Mosca. Facevamo esercizi vari, io nel frattempo andavo anche a scuola… Non mi sentivo di giocare a livello professionistico, e penso di poter dire che ho cominciato a farlo un anno fa, proprio perché ora ho un coach che mi segue tutto il tempo”. Con Stefano Vukov, ex tennista ATP, si è formata una bella unione. Non è banale che il momento iniziale sia anche coinciso con il punto più basso nel ranking di Rybakina del 2019, perché da lì in avanti ha cominciato una crescita progressiva. E nei cambi campo, quando Elena chiede di poter parlare con lui, il dialogo sembra sempre impostato in maniera diretta, professionale e costruttiva. A San Pietroburgo l’aveva sì bacchettata per un set perso contro Oceane Dodin, ma in breve era subito passata alle contromisure per riprendersi. Ieri a Dubai, contro Sofia Kenin, era stato bravo a individuare il punto in cui Rybakina doveva crescere per cominciare a prendersi la partita: “Piegati di più sulla risposta, prenditi spazio se serve al corpo e taglia l’angolo se serve a uscire”. Con due risposte vincenti nel primo game di risposta seguente Elena ha preso il vantaggio conducendo poi il match al terzo set.

Inciso:
A fine partita è apparsa molto emozionata, forse sorpresa da se stessa, tanto da non sapere cosa dire al microfono di Annabel Croft, bravissima nel capire la situazione e condurre in porto la breve intervista senza creare imbarazzo alla ragazzina, ridendo con lei e mettendola a suo agio. Quando invece ci abbiamo parlato era stata molto più loquace, e anzi la ringraziamo perché l’intervista avvenne dopo la sconfitta contro Ashleigh Barty, al terzo turno dell’Australian Open. Non è affatto comune accettare dopo una giornata negativa, dato che le richieste non sono obbligatorie. Diversi dicono “no” anche dopo una vittoria. Per cui, a maggior ragione, ci teniamo a mettere in risalto la gentilezza mostrata. 

A proposito di quel match contro Barty, fu un 6-3 6-2 abbastanza netto ma in una giornata comunque speciale: “Era il primo match per me in uno stadio così grande, di fronte a così tante persone, tutto molto rumoroso… Ero nervosa, sì, però dopo qualche game mi sono un po’ tranquillizzata ed ero un po’ più nel gioco, anche se qualche cosa poteva comunque andare meglio”. Prima di Dubai, e dell’exploit importante contro Kenin, ci sono 5 finali da metà luglio a Bucharest fino a San Pietroburgo, la scorsa settimana. In mezzo: Nanchang, Shenzhen (International), Hobart e, appunto, la cittadina russa, primo evento Premier dove raggiunge l’ultimo atto. Due titoli (Bucharest e Hobart), la semifinale in Lussemburgo e i vari piazzamenti come il primo tabellone Slam in carriera allo US Open e il primo terzo turno in un Major. È stata una scalata non da luci della ribalta, ma abbastanza rapida e costante: “Prima di Bucharest non stavo sentendo qualcosa di particolare nel mio gioco. Facevo tornei, avevo qualche risultato… ho vinto a Bucharest e dentro di me mi sentivo sempre la stessa, però in campo sentivo che stavo cambiando e stavo accelerando nella mia crescita. Penso che i più grandi miglioramenti per me siano arrivati col tempo e col lavoro impostato col coach fisso, potendo viaggiare assieme. È la prima volta che ho un coach tutto per me, full time, e mi sta aiutando tanto. Mi sto concentrando molto di più sui vari aspetti”.

Parla molto di Vukov come elemento che ha sbloccato la sua carriera, e lei stessa si sente in continuo miglioramento. Con Stefano, soprattutto, è arrivata la prima off season da giocatrice professionista che l’ha portata a essere subito pronta per un inizio di 2020 oltre le previsioni: “Non mi aspettavo di cominciare così forte e così bene. Per la prima volta ho fatto una off season di sei, sette settimane, ed ero molto stanca alla fine. Non pensavo proprio di cominciare così bene. Nel mezzo della off season volevo smettere dopo tre settimane, volevo giocare, volevo cominciare la stagione, ma avevo davanti ancora altre settimane e per me era quasi difficile mettermi lì con la testa, ma ora mi sento bene. Nel secondo torneo (Hobart, nda) non mi sentivo fresca, però ho comunque avuto energie per giocare bene e vincere il titolo. Mi sento di essere molto migliorata fisicamente, non sono ancora a posto perché ho tantissimo altro lavoro da fare, però questi tornei giocati fin qui mi hanno dato belle indicazioni”

Una off season svolta quasi interamente in Italia grazie ai rapporti di Vukov, con Adriano Albanesi. L’ex coach di Lesia Tsurenko, con il quale ha sfiorato la top-20, ora è al circolo tennis Antico Tiro a Volo, uno dei tre luoghi (gli altri sono Casalotti Tennis Club e Forum Roma Sport Centre) dove dalla seconda metà di novembre Rybakina era al lavoro assieme a il suo coach: “Sono stata da Adriano perché il mio coach lo conosce piuttosto bene. Non sono in contatto con lui giorno dopo giorno però in questo periodo mi ha scritto “congratulazioni”, o “ottimo lavoro”. Stefano conosce il suo lavoro, come lavora, e abbiamo deciso di provare. Sono andata a Roma perché volevo lavorare con un fitness coach e lì ho trovato Fabio Buzzanca, che è anche un nutrizionista. Sono stata lì col mio coach e Adriano ci ha aiutato tanto nell’organizzazione delle giornate, ci ha fatto trovare i campi pronti giorno dopo giorno, qualsiasi cosa. Ci ha un po’ aiutato in campo, anche, e abbiamo fatto dei nuovi esercizi e sono stata veramente bene: c’erano esercizi con le luci, dovevo mettere molta più attenzione del solito, oppure altri sulla reattività… È stata una prima volta con un’esperienza simile, molto divertente”.

Lei che ha come obiettivo ora di rimanere in top-20 e chiudere l’anno lì cercando di mantenere questo livello e farsi spazio anche nei tornei più grandi, al secondo turno a Dubai sarà di fronte a Katerina Siniakova. Una piccola prova del 9, dove lei è favorita un po’ perché adesso sta entrando in una nuova dimensione, un po’ perché Siniakova è tra le giocatrici battute in questo 2020 vissuto con la sesta marcia sempre inserita. 16 vittorie su 19 partite, sette su sette al terzo. La ceca è stata la prima avversaria battuta nella cavalcata a San Pietroburgo, un 6-3 6-4 che ha marcato la seconda vittoria in quattro scontri diretti. Al di là di tutto, come dicono gli anglosassoni, “so far so good”.