Kenin in paradiso: suo l’Australian Open, battuta Muguruza

photo credit: @Jimmie48/WTA

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2

Sofia Kenin è la nuova campionessa dell’Australian Open dopo una finale di grandissimo spessore contro Garbine Muguruza, franata alla distanza. Una testa da veterana, una forza innata e una qualità di colpi da strappare applausi e portare a sé tutto il tifo della Rod Laver Arena, punto dopo punto, quando nelle prime fasi di partita il pubblico del centrale era completamente dalla parte della sua avversaria.

Grandissima prova di una ragazzina che a 21 anni ha coronato il suo sogno, entrando nell’Olimpo delle campionesse con due ore di partita dove ha ribaltato tutto il peso e portato dalla sua l’inerzia con una prova di carattere enorme, prima ancora che di gioco. E stasera andrà a casa non solo con un amico in più tra le braccia, ma con la soddisfazione di raggiungere il numero 7 del mondo e diventare la prima giocatrice statunitense nel ranking.

La finale forse più impronosticabile di questo Australian Open era cominciata con una spagnola che prendeva il primo vantaggio riuscendo a ribaltare i primi scambi della sua partita. Kenin aveva cominciato come meglio non poteva da fondo campo. Quel rovescio fa impressione, e vederlo dal vivo è ancor più ammaliante. Quella palla, colpita senza grande forza, vola e sembra telecomandata fino agli ultimi centimetri (se non proprio millimetri() di riga. Muguruza prendeva il break sull’1-1, ma Kenin ha costruito parte della sua impresa nei sei game successivi dove ha restito a una fase dove la maggiore spinta della spagnola sembrava poter condurre la ex numero 1 del mondo al successo. Muguruza era sostanzialmente in comando delle operazioni, ma la statunitense rientrava in tantissimi momenti rendendo la vita molto più difficile alla spagnola che dopo aver mancato il primo 0-40 della sua partita (il secondo sarà ancora più importante). Muguruza aveva il primo tracollo sul 4-3, con due doppi falli consecutivi che restituivano il break ma il dritto funzionava ancora e riusciva non solo a riprendere il vantaggio ma a chiudere il set 6-4.

Muguruza si esaltava quasi solo sul piano della potenza, Kenin invece proponeva idee più diverse. C’era una costruzione del punto più oculata, con palle dal ritmo diverso, degli slice per non farsi aggredire e colpi molto angolati e ben piazzati. Soprattutto, però, malgrado il set perso si intravedeva l’animo di qualcuno che ci credeva ancora fortemente, come se fosse appena stato perso il primo punto della partita. Ha ottenuto qualcosa in più nei primi game della seconda frazione, con il proprio servizio, e sul 2-1 ha raccolto i primi errori gratuiti di una spagnola che è andata in tilt. La fase centrale del secondo set è stata dominata da Kenin, perfetta nelle scelte e nella costruzione del punto, mentre dall’altro lato della rete i gratuiti aumentavano sempre più. Saranno 45 quelli totali, molti giunti nei momenti più importanti. Soltanto 2/12 nelle palle break, per lei, è molto grave, soprattutto perché contrapposto al 5/6.

Il momento decisivo è stato sul 2-2 nel terzo set. Il game che diventerà simbolo di questo Australian Open e probabilmente dell’intera carriera di Kenin. Scivolata sotto 0-40, con l’intero stadio in piedi a spingere Muguruza verso il break potenzialmente decisivo, lei ha preso la palla e si è messa non solo a comandare ogni scambio ma a realizzare cinque vincenti su cinque punti giocati da lì al 3-2 per lei. Un cambio di rotta a quel punto totale. La finale è girata lì: due rovesci lungolinea, un dritto lungolinea, un ace e un passante di dritto. Una testa fuori dal comune. E il fatto si è evidenziato ancor di più nel game successivo quando ha riaperto un game da 40-15 per Muguruza, forzandola a un nuovo turno di battuta ai vantaggi. Una risposta fortunosa ha creato i presupposti per la palla break, poi concretizzata. Salivano i doppi falli della spagnola (9 totali), saliva la fiducia della statunitense di poter far sua la partita.

Fondamentale il game del 5-2, perché dal 40-0 Muguruza stava tentando un disperato assalto spingendo forte verso il dritto della sua avversaria, ma una brutta risposta sulla terza chance ha confermato il break e l’ha messa spalle al muro. Al servizio per rimanere in partita, la numero 32 del mondo non è riuscita a riavvicinarsi e di nuovo da 40-15 ha perso la battuta, commettendo 3 doppi falli negli ultimi punti. Battuta nel gioco in campo, travolta nell’aspetto mentale, è franata concludendo nel modo peggiore la sua partita. Un doppio fallo sul secondo match point ha messo la parola fine a una bella battaglia. Kenin, che aveva iniziato senza grande clamore non solo questa partita ma le intere due settimane di questo Australian Open, alla fine si è presa di forza e testa il quarto titolo della carriera. Di gran lunga quello più prestigioso.