Australian Open, tra Djokovic e l’ottava c’è un Thiem che vuole diventare grande

Ancora poche ore e l’Australian Open darà il suo ultimo verdetto.

Conclusi i tornei di doppio, juniores e il singolare femminile con la sorprendente vittoria di Sofia Kenin, la Rod Laver Arena sarà palcoscenico dell’ultimo match del torneo: da una parte l’austriaco Dominic Thiem, dall’altra il serbo Novak Djokovic. Il primo è al suo debutto in finale a Melbourne, l’altro è quasi un ospite fisso visto che con quella di domani fanno otto in carriera e mai ne ha persa una.

In tutto le finali di Nole sono 112 (77-34 il bilancio), di cui 26 negli Slam. Ha la grande opportunità di tornare numero 1 del mondo in caso di successo, continuando la rincorsa al record di settimane in vetta di Federer: gliene mancano 36 per superarlo, potrebbe farcela già nel 2020. Thiem invece è alla finale numero 26 della carriera (16-9) e alla terza in un Major dopo le due di fila a Parigi, vincendo salirebbe al terzo posto del ranking e mai è stato così in alto.

I PRECEDENTI

La situazione negli head to head è abbastanza equilibrata. Avanti Djokovic per 6-4 ma Thiem si è aggiudicato quattro delle ultime cinque sfide. Ultimo match tra i due pochi mesi fa nel round robin delle ATP Finals di Londra con successo dell’austriaco in rimonta, ultima vittoria del serbo sempre la scorsa stagione nella semifinale di Madrid. Negli Slam si sono affrontati in tre occasioni ma sempre sulla terra rossa del Roland Garros: netto successo di Djokovic nel 2016, rivincita di Thiem l’anno dopo nei quarti e bis un anno fa nell’emozionante semifinale terminata 7-5 al quinto. Sul duro è 3-1 Djokovic che ha vinto due volte su due sul veloce outdoor: erano i primi due confronti in assoluto, a Shanghai 2014 e Miami 2016.

IL PERCORSO

Il numero 2 del mondo ha dovuto faticare veramente poco per arrivare alla sua ottava finale a Melbourne Park. L’unico avversario capace di portargli via un set è stato il tedesco Jan-Lennard Struff al primo turno, per il resto cammino netto con due passeggiate contro i giapponesi Tatsuma Ito e Yoshihito Nishioka, buoni match negli ottavi con Diego Schwartzman e nei quarti con Milos Raonic e infine semifinale senza troppi rischi contro un Roger Federer a mezzo servizio che lo ha messo in difficoltà solo nella prima mezz’ora. Thiem ha dovuto sudare un po’ di più, nonostante una partenza sprint travolgendo Adrian Mannarino. Nel secondo turno è andato sotto due set a uno con la wild card di casa Alex Bolt prima di rimontare; ha concesso un parziale anche a Taylor Fritz nei sedicesimi mentre è stato perfetto negli ottavi contro Gael Monfils. La vittoria più bella nei quarti eliminando il numero 1 del mondo Rafael Nadal in quattro set, stesso punteggio con cui ha battuto Sascha Zverev in semi.

I NUMERI

Un Djokovic “robusto” al torneo con il servizio: 70 ace, 69% di prime palle con una resa dell’82% e 7 break subiti di cui però 4 nel primo match contro Struff. Ha messo in campo il 72% delle risposte strappando la battuta ai suoi avversari per 27 volte in tutto (44%). Positivo il saldo vincenti-errori non forzati (213 a 131), nei suoi sei incontri è rimasto in campo in totale 12 ore e 29 minuti. Ne ha spese quasi sei in più Thiem che ha giocato per 18 ore e 15 minuti; per lui gli ace sono stati 57, 64% di prime in campo con cui ha raccolto il 79% dei punti. Ha subito 13 break (di cui 9 nelle ultime due partite), risposto nel 70% dei casi mentre ha tolto il servizio agli avversari in 28 occasioni (38%). Anche per lui saldo positivo tra vincenti ed errori non forzati: 287 contro 213.

LA TATTICA

I due ormai si conoscono fin troppo bene e probabilmente Djokovic avrebbe preferito un altro avversario. Vero che su questi campi si trova a meraviglia, la sua condizione fisica è perfetta e arriva freschissimo e con un giorno in più di riposo, ma se Thiem lo ha battuto spesso e volentieri un motivo ci sarà. L’austriaco ha un gioco che dà molto fastidio a Nole, dei colpi talmente potenti che costringono il serbo alla difesa e gli impediscono di prendere il controllo della manovra. In un certo senso è una situazione simile a quella già vista con Wawrinka, non a caso uno che al top ha saputo battere Djokovic in tre Slam diversi e per due volte in finale. Insomma favori del pronostico per Nole ma se Dominic si apre il campo come ha saputo fare in particolar modo con Nadal le cose diventano tutt’altro che scontate.