Australian Open: Fognini vince ancora al quinto, Thompson ko dopo oltre 4 ore

Dal nostro inviato a Melbourne

E sono dieci set in due partite. Le cose semplici non fanno per Fabio Fognini in questo Australian Open: prima la rimonta su Opelka nel match “spezzettato” dalla pioggia tra lunedì e martedì, ora una nuova maratona vincente contro Jordan Thompson che si arrende dopo 4 ore e 5 minuti. Stavolta a rischiare la beffa al quinto è stato l’azzurro, avanti due set a zero e poi ripreso dall’australiano, spinto a tutta dalla Margaret Court Arena. In una vera bolgia e con quattro match point sprecati tra il decimo e il dodicesimo game, Fognini è stato bravo a non perdere la testa nonostante la situazione estremamente delicata.

Il super tie break è stato dominato dal ligure, mentre Thompson arrancava ormai senza più energie fisiche e mentali. Il 7-6(4) 6-1 3-6 4-6 7-6(4) finale promuove Fabio al terzo turno per la quarta volta a Melbourne. Sulla sua strada ora c’è Guido Pella, contro cui ha perso due volte su tre ottenendo però una vittoria nell’unico match al meglio dei cinque, una delle otto rimonte da 0-2 della carriera. Ci arriverà con tanta fatica nelle gambe al contrario dell’argentino che ha battuto senza troppi problemi prima Smith e poi Barrere. L’occasione però è ghiotta perché il tabellone offre una bella strada verso i quarti. Difficile ma è doveroso provarci.

Il tutto mentre il vento impetuoso soffia su Melbourne Park e spazza via Jannik Sinner e Matteo Berrettini dagli Australian Open. In due ore e 17 minuti Marton Fucsovics confeziona il 6-4 6-4 6-3 con cui riporta sulla terra i sostenitori del 18enne azzurro mentre ne impiega quasi 3 ore e mezza Tennys Sandgren per eliminare la prima testa di serie di alto livello: Berrettini è purtroppo il primo top 10 a salutare Melbourne. Fucsovics e Sandgren, due che proprio in Australia hanno ottenuto le migliori soddisfazioni Slam (ottavi il primo e quarti il secondo, entrambi nel 2018) e che confermano il buon feeling con il primo Major stagionale.

Per Sinner il sogno – parecchio azzardato – di un ottavo contro Roger Federer si infrange contro il numero 67 del mondo, che non avrà la classe e la regalità dello svizzero ma un carico di esperienza nettamente superiore rispetto al giovanissimo italiano. E l’esperienza conta non poco, soprattutto quando ci si trova in situazioni anomale, con il vento a tratti ingestibile: momenti che l’ungherese – 28 anni a febbraio – ha già vissuto mentre per Sinner sono ancora tutte da scoprire.

Lo ha ammesso lo stesso altoatesino nel post match: “Ha giocato meglio di me, io devo ancora imparare. Il vento mi ha dato fastidio, la palla mi è scappata spesso in lunghezza”. Si spiegano anche così i 47 errori non forzati (a fronte di 16 vincenti) che hanno pesato sul bilancio finale. Fucsovics è un tennista solido, si appoggia bene sui colpi dell’avversario e sa variare il gioco, altro punto dolente di Jannik che candidamente ha ammesso in conferenza stampa: “Giocare una palla diversa è qualcosa che sto ancora imparando”.

Di chance Sinner ne ha avute ma i troppi errori hanno fatto la differenza, il terzo game del terzo set è stato quello che ha dato la mazzata finale: avanti 2-0 ha subìto il break che ha rimesso in corsa Fucsovics e lì per la prima volta in tutta la partita ha dato sfogo alla sua frustrazione scagliando violentemente per terra la racchetta. Di fatto il suo incontro è finito lì, con un parziale di sei giochi a uno concluso con un doppio fallo sul match point. Un brutto modo di chiudere un torneo che resta positivo e che gli ha regalato la prima vittoria Slam e probabilmente un altro piccolo passetto avanti nel ranking. Per il resto è solo la conferma che la strada è lunghissima, il tempo è dalla sua: serve pazienza e lavoro.

Fa più male la sconfitta di Berrettini, per ovvie ragioni di classifica. Sandgren, le cui idee politiche decisamente di destra hanno fatto tanto discutere, sa giocar bene e come detto su questi campi riesce a dare il meglio. Lo ha fatto anche oggi contro un Matteo in difficoltà forse per gli acciacchi alla caviglia palesati già all’esordio contro Harris. Sotto di due il romano ha dato fondo a tutto quello che aveva e un leggero calo dell’americano gli ha permesso di trascinare la contesa al quinto dove la rimonta è quasi diventata realtà: avanti 4-3 ha avuto a disposizione tre palle break consecutive che non è riuscito a concretizzare. Passato l’ultimo treno ecco la beffa: servizio perso sul 6-5 e match di nuovo delle mani di Sandgren che dopo Wawrinka, Thiem e Fognini manda ko un top 10 per la quarta volta.

[12] F. Fognini b.J. Thompson 7-6(4) 6-1 3-6 4-6 7-6(4)
M. Fucsovics b. J. Sinner 6-4 6-4 6-3
T. Sandgren b. [8] M. Berrettini 7-6(7) 6-4 4-6 2-6 7-5