Australian Open, Osaka: “Adoro Coco, ma perdere così fa più male di altre volte”

Naomi Osaka

Che cosa avresti potuto fare di diverso?
Mettere la palla in campo (sorride, nda). Voglio dire, sì e no. È una domanda un po’ complicata perché per fare cose diversamente mi sarei dovuta aspettare che lei avesse giocato in maniera diversa, cosa che invece non è stata. E mi sono trovata a gestire qualcosa di diverso.
Come era diversa?
Più aggressiva. Il suo servizio funzionava molto meglio rispetto allo scorso anno. Però sì, è difficile perché impari di più quando perdi. Quando vinci non impari nulla. Stasera mi sentivo come se non riuscissi a colpire liberamente mentre lei faceva senza problemi.

Pensi di aver sbagliato completamente qualcosa, con il senno di poi?
Non lo so… non voglio togliere nulla a me, ma ogni volta che sono in campo mi sento come sottoposta a un test. La vita è piena di test, e insomma, sfortunatamente per me i miei test sono partite di tennis e voi siete a giudicare. Io devo trovare la via per affrontare la cosa, ammesso che questo abbia senso.
Pensi di riuscire a gestire questi test?
A volte sì. Mentre poi in altri momenti vengo completamente sopraffatta. Penso che devo continuare a imparare, perché da un test tu impari. Però non so, è una situazione completamente nuova.

Avevi sensazioni di stress?
No, non so. Durante il primo match ero ok. Nel secondo un po’ tesa. Però probabilmente sì era per questa cosa dell’essere campionessa in carica… E oggi ancor di più perché avevo già giocato contro di lei e sapevo la voglia di generare tanto interesse in questa partita. E chiaramente per lei è ben meritata. Tu non vuoi mai perdere contro una di 15 anni, ma credo che per me questo possa essere una sveglia: non importa l’età dell’avversaria, se lei è qui è perché si è meritata tutto ciò, mentre io devo impegnarmi di più.

Che cosa prendi da questa sconfitta? Ti senti devastata come è successo altre volte?
Sinceramente adoro Coco, ma perdere questa partita mi fa un po’ più male di altre volte. E non mi piace questa sensazione di perdere da lei. Mi sento male per Wim (Fissette, il coach), per tutto il mio team, Abdul (Sillah, personal trainer), Nana, Ka-ru. Siamo arrivati qui per vincere e io sono il contenitore del duro lavoro che tutti loro mettono con me e non sono stata in grado di fare quello che loro si aspettavano da me. E mia mamma e mio papà erano qui, e questo mi fa ancor più male.

Pensi che avresti potuto fare qualcosa in maniera diversa?
Non so. Volevo essere quella più aggressiva e lei colpiva palle tutte a filo rete. Per me invece è stato uno di quei giorni in cui non funzionava nulla. Il rovescio, che normalmente è la parte migliore, oggi volava ovunque. E allo stesso modo anche se stavo cercando di forzarmi a fare le cose con criterio. Non lo so, non ho ancora la mentalità da campionessa, che è qualcosa che ti può aiutare a venirne fuori anche se non sei al 100%. E vorrei da tempo essere così, ma forse sono ancora lontana.
In che senso “ancora”?
Che la sto ancora cercando. Ci sono momenti dove tu non sei al 100% e comunque vinci la partita. Alle volte non devi giocare perfettamente per vincere. Allo US Open invece stavo giocando abbastanza pulita tutte le volte. Forse lo scorso anno qui ero molto più presente perché stavo giocando partite molto delicate. Non lo so, penso sia qualcosa per cui alcune persone sono nate con questa qualità mentre altre se la devono guadagnare.

Ti da fastidio aver perso così presto da campionessa in carica?
No, mi da più fastidio aver perso da lei. Questo mi fa più male che uscire ora da campionessa in carica. Penso di avere un problema: non mi piace perdere da chi è più giovane di me. Anche perché non ce ne sono ancora molte, e le prendo più sul personale.