WTA, la giostra dei coach si è fermata: ecco la nuova situazione della top-10

Ashleigh Barty, coach nel 2020: Craig Tyzzer (confermato)
Team che vince non si cambia, viene da dire, eppure per “Ash” non c’è assolutamente nulla di nuovo non solo rispetto al 2019 ma anche al 2018, al 2017… Tyzzer, eletto coach dell’anno dalla WTA, è accanto a Barty fin dal momento del rientro in campo a metà del 2016, quando l’australiana ha dato il via alla seconda carriera. In questi anni hanno compiuto un percorso in egual modo straordinario, cresciuti accompagnandosi e migliorandosi l’uno grazie all’aiuto dell’altro. Essere un coach di alto livello non è tutto se il materiale a disposizione non aiuta, e la sintonia creatasi con Barty ha fatto sì che venissero infranti i muri più impensabili di una carriera che dopo questo 2019 verrà ricordata in ogni caso con una luce ben più luminosa delle previsioni.

Karolina Pliskova, coach nel 2020: Dani Vallverdu e Olga Ianchuk (nuovi)
Nuovo cambio di rotta per Karolina, che però ha mantenuto fede alle sue parole a metà 2018 quando annunciava che non avrebbe più lavorato con coach della Repubblica Ceca perché li riteneva troppo negativi e sentiva che le varie esperienze non l’aiutavano più in campo a migliorarsi. Il duo del 2019 composto da Rennae Stubbs (ora affianco a Sam Stosur) e Conchita Martinez (tornata da Garbine Muguruza) si era sciolto dopo Miami con solo la spagnola rimasta al suo fianco. Con Stubbs c’erano sostanzialmente questioni logistiche perché venendo dall’Australia era un problema per lei rimanerle a fianco settimana dopo settimana, questo malgrado le due si intendessero a meraviglia come dimostravano i grandi sorrisi e le considerazioni l’una dell’altra che avevano dimostrato a Singapore nelle Finals del 2018. Conchita, che Karolina chiamava continuamente “Conchi”, è durata qualche mese in più ma forse a fine anno è sorto qualche dubbio in entrambe sul futuro. Pliskova al di là di un ottimo Australian Open, non aveva veramente fatto il passo in più in uno Slam e la fine del 2019 è stata accompagnata da una sensazione di rammarico da parte di entrambe, malgrado poi un Master di alto livello perso solo al terzo set della semifinale contro Barty. Non è da escludere, come vedremo poi, che ci fosse un contratto solamente annuale e a fine stagione, senza alcuna ruggine, le strade si sono divise.

La ceca ha scelto un team nuovo e molto intrigante. Dani Vallverdu e Olga Ianchuk l’accompagneranno fin dall’Australia, con una composizione particolare perché Vallverdu è assolutamente nuovo nel circuito WTA e non sarà a tempo pieno con lei. Un po’ la figura di Stubbs del 2019, con la differenza però che lui lavorerà anche con Stan Wawrinka e Magnus Norman nel circuito ATP. L’ex coach di Andy Murray e Grigor Dimitrov sta facendo l’intera off season con Pliskova nel sud della Spagna e si vedrà poi come deciderà di dividersi con Ianchuk, che Karolina conosce piuttosto bene e che era assieme a lei a Zhengzhou, nell’unico torneo vinto nel finale della stagione. L’ucraina sarà parte fissa del team e dalle impressioni è parsa perfettamente ambientatasi nella parte.

Naomi Osaka, coach nel 2020: Wim Fissette (nuovo)
Nome nient affatto banale per Naomi. Ormai possiamo considerare come fatta la nuova collaborazione per i tantissimi indizi che mettono Wim Fissette come nuovo coach. I due si sono già allenati assieme a fine novembre, a fine settembre ci sono stati i primi contatti tra lui e i genitori di Osaka (punto molto importante nella vicenda) e alle Finals di Shenzhen Fissette è stato visto avere nuovi contatti col team della giapponese. È assai improbabile che Naomi decida di cominciare il 2020 con solo il padre accanto, e dopo la cena a Los Angeles in occasione di un summit con tutto il team e gli sponsor della giapponese (a cui ha assistito anche Fissette) ora i due si seguono su Instagram. Per quanto banale, c’è una matrice per cui diventa molto rilevante: la giapponese segue appena 39 persone. Tolti 5 tennisti, il resto solo personalità famose, membri della famiglia e del team. Non c’è motivo, dunque, perché il follow a Fissette non sia dovuto a ragioni lavorative, soprattutto dopo che il belga ha concluso il suo rapporto con Victoria Azarenka, sempre più imbrigliata in uno scenario poco piacevole per il futuro.

Dopo un 2019 non esattamente tranquillo sotto il punto di vista lavorativo, Osaka ha scelto un allenatore con cui molto probabilmente ha stipulato un anno di contratto con eventuali opzioni sul rinnovo. Questo, infatti, è quanto suggerisce la carriera di Fissette che ha lavorato per un anno con tante giocatrici prima di cambiare al termine della stagione. Tolta Kim Clijsters tra la fine del 2009 e la prima metà del 2011, poi contiamo Sabine Lisicki (2013), Simona Halep (2014), Azarenka (inizio 2015-inizio 2016), Johanna Konta (2017), Angelique Kerber (2018), Azarenka (2019). L’unica ad aver proseguito più di un anno è proprio la bielorussa, con cui però c’era un progetto di ribalta che poteva aver tentato entrambi a continuare.

E i genitori di Osaka, nell’ideale trattativa, potrebbero aver rappresentato uno snodo cruciale come già pare siano stati nella decisione di separarsi da Sascha Bajin a inizio stagione. Per quanto si sia detto nulla della vicenda, ma soltanto che Naomi già non aveva più contatti veri con lui dall’inizio dell’Australian Open, mamma Tamaki si è lasciata andare a una frase in un’intervista ai media giapponesi: “La fiducia da parte nostra si è rotta”. C’è stato qualcosa, dunque, e lì si entra in una zona grigia ma che lascia intravedere come i genitori di Naomi vogliano ancora avere un minimo di controllo della situazione anche per aiutare quella che a conti fatti è ancora una ragazzina di appena 22 anni con già sulle spalle enormi pesi da gestire. Il periodo successivo, con Jerman Jenkins, è stato travagliato nei risultati ma sembra che Osaka abbia avuto una separazione più complicata. Il messaggio di addio è stato molto sentito, forse non voleva che si arrivasse a quel punto, ma a metà settembre c’era una decisione da prendere anche come persona visto che un mese più tardi ha annunciato di aver abbandonato la cittadinanza statunitense per diventare giapponese a tutti gli effetti (burocratici). Molto probabile, dunque, che fosse tutto collegato visto anche come la stessa Naomi e il suo fidanzato abbiano organizzato una piccola festa a sorpresa per il compleanno dello stesso Jenkins.

Simona Halep, coach nel 2020: Darren Cahill e Artemon Apostu-Efremov (un rientrante e uno nuovo)
Dopo un anno di esilio forzato, si è ricomposta la coppia formata da Halep e Cahill. I due si erano separati per volere di lui nel 2018 con la promessa di ritrovarsi un anno dopo. Già a Wimbledon, però, Cahill era riapparso nel team della rumena accanto a Daniel Dobre, su cui lo stesso Cahill aveva messo un veto: “Io torno ma voglio lui al mio fianco”. Un modo per non delegittimare il suo operato in un anno in cui Simona ha trionfato a Wimbledon, nel suo picco massimo di rendimento. Lo stesso Dobre, però, ha annunciato di dover lasciare l’incarico poche settimane fa e dopo un periodo di silenzio la rumena ha annunciato che sarà Apostu-Efremov, ex tennista rumeno e coach negli ultimi 3 anni di Irina Camelia Begu (spesso compagna di doppio di Halep) a seguire i due nel corso della stagione, molto probabilmente per accompagnare Halep nei periodi in cui Cahill non potrà esserci.

Bianca Andreescu, coach nel 2020: Sylvain Bruneau (confermato)
Dopo l’incredibile 2019 Andreescu continuerà a essere seguita da Sylvain Bruneau. L’ex capitano di Fed Cup canadese, passato già a fine 2018 a tutti gli effetti sulla panchina della ragazzina classe 2000, è stato anche nominato a coach dell’anno e avrà un incarico non da poco: far crescere Bianca nella gestione delle proprie energie. Sembra questo infatti il punto cruciale che Andreescu dovrà migliorare, visto come la sua voglia di giocare le è costata momenti molto importanti nel 2019: prima la decisione di andare a Miami dopo aver vinto Indian Wells che di fatto le ha aggravato l’infortunio alla spalla già esistente da qualche settimana, poi la decisione di voler comunque tentare di giocare il Roland Garros quando l’infortunio non era ancora del tutto risolto, con altri due mesi di stop da sopportare. Infine, il momento in cui a Shenzhen il ginocchio ha subito un altro infortunio che ancora non l’ha fatta rientrare agli allenamenti. Nel cambio campo a metà di quel set lo stesso Bruneau le ripeteva di non forzare, che se aveva quel male doveva fermarsi, e Andreescu che con grande frustrazione urlava: “Non voglio fermarmi!”.

Elina Svitolina, coach nel 2020: Andrew Bettles e Marcos Baghdatis (confermato e nuovo)
Per il terzo anno di fila Andrew Bettles siede sulla panchina di Svitolina, per il secondo come coach a tempo pieno. Il bel rapporto di lavoro tra l’inglese e l’ucraina continua, dunque, anche nel 2020 con l’aggiunta però di una sorta di jolly: Marcos Baghdatis. L’ex top-10 ATP seguirà l’ucraina nella stagione come voce in più, unitasi al team in maniera ufficiale in questi giorni ma in maniera ufficiosa già dal torneo di Singapore del 2018, vinto, quando Svitolina ha rivelato che i due avevano avuto un primo approccio e dove lui le aveva dato diversi suggerimenti. Lei gli aveva offerto di collaborare già da inizio 2019 ma Baghdatis aveva dovuto rifiutare perché ancora era in ballo con la sua carriera poi chiusa a Wimbledon. Così, dopo essere stato inviato per la tv greca a Londra per le Finals ATP, il cipriota ha ricevuto molte offerte lavorative per la prossima stagione rivelando però di aver preso “la migliore possibile” per lui, probabilmente sentendo anche una priorità verso Elina a cui aveva dovuto dire “no” un anno fa.

Petra Kvitova, coach nel 2020: Jiri Vanek (confermato)
Kvitova comincerà per il quarto anno consecutivo assieme a Jiri Vanek il proprio percorso nel circuito WTA. I due si sono uniti a fine 2016, pochi giorni prima del terribile agguato subito dalla ceca a casa sua a Prostejov. Sono rimasti assieme, anche per il carattere di Petra che non sembra una molto incline ai cambiamenti, soprattutto se come dimostrato più e più volte questa relazione lavorativa funziona piuttosto bene e, dopo due anni da quell’incidente, è persino riuscita a tornare in una finale Slam.

Dopo Davyd Kotyza, coach che la seguiva fin da quando era giovanissima e con cui il rapporto si è interrotto solo a inizio 2016, Petra ha passato qualche mese da sola, facendo un tentativo con Fissette durato un paio di settimane a settembre per poi scegliere Vanek, all’epoca accanto a Karolina Pliskova. I due, dal rientro in campo, si sono tolti tante soddisfazioni e Petra ha vinto, dal Roland Garros 2017, 10 tornei. E dire che non doveva più giocare, dopo gli spaventosi tagli che hanno compromesso la funzionalità della mano sinistra.

Belinda Bencic, coach nel 2020: Ivan Bencic (confermato)
Anche nel 2020 Bencic verrà seguita dal padre. È probabilmente la scelta migliore, perché Bencic per quanto sia una persona su cui si spendono tante belle parole, in campo è talvolta oltre le righe nei suoi sfoghi di frustrazione. Lo ha ammesso lei stessa, parlando di un fuoco dentro di sé che la fa sentire viva e competitiva, ma alle volte come accaduto ad Acapulco nel 2018 può essere complicato da gestire. Quella volta, al coach che la seguiva, urlò che voleva andarsene dal campo perché non ce la faceva più, non riusciva a star lì con la testa, a divertirsi, che fosse un problema suo. Quest anno a Madrid urlò al padre che non la stava supportando e l’aveva lasciata sola contro 10.000 rumeni che tifavano Halep. A Shenzhen urlò al padre e al fisioterapista (e compagno di vita): “Volete tifare per me?”.

Per questo, nell’ottica di una relazione lavorativa, il padre è probabilmente la figura più indicata conoscendola anche nel privato a capendo meglio di chiunque come mai e da dove arrivino certe uscite che per qualcun altro potrebbero invece sembrare in tutt’altra luce.

Kiki Bertens, coach nel 2020: Elise Tamaela e Remko de Rijke (da spiegare)
Su Bertens c’è probabilmente il discorso più intricato, ma che allo stesso tempo rende grande merito a tutto quello che l’olandese ha raggiunto in questi anni. La storia della sua separazione da Raemon Sluiter non è banale, non è un messaggio e via, non è un addio come tutti gli altri.

Sluiter è stato leale, duro, cortese, e soprattutto fondamentale nella sua crescita come persona. I due si erano uniti nel 2015 e in quattro anni, come lui dichiarava, il loro vero obiettivo era di arrivare ad avere una Bertens capace di prendere decisioni importanti. Lui non era mai realmente vincolato, possiamo quasi pensare, e pronto a farsi da parte in qualsiasi momento Kiki lo avrebbe voluto, consapevole che sarebbe arrivato solo quando lei lo avrebbe realmente sentito.

Ricordava che all’inizio Kiki aveva paura di se stessa, a mostrarsi, molto a disagio nella sua enorme timidezza verso chiunque considerasse estraneo (e in un mondo caotico e ben poco lineare come quello tennistico vuol dire, sostanzialmente, chiunque). Temeva di essere giudicata principalmente per la sua persona, ricevere “fat shaming” (le critiche alla corporatura), tanto da non riuscire neppure a cambiarsi una maglia in campo durante un allenamento senza uscire e rientrare. Alla fine, come ricorda lo stesso Sluiter, nel gennaio di quest anno l’ha vista cambiarsi la maglia sul campo di Brisbane di fronte a migliaia di persone. E più lei cresceva, più il suo gioco ne traeva benefici. Quanto fatto dall’olandese da metà del 2018 è stato molto importante anche per il proprio paese, con un gruppo di 4/5 giornalisti che hanno cominciato a muoversi sempre più spesso e a coprire con grandissimo impegno uno sport abbastanza sopito in patria.

Negli Slam Sluiter era chiesto giorno dopo giorno. Video interviste, riprese agli allenamenti. Bertens da sola ha smosso tanto nella sua realtà e il titolo a Madrid con annesso record in singolare al numero 4 del mondo ha messo il suo nome e il suo volto nell’immagine sportiva olandese di primissimo piano. Su Fox Sport Olanda il video dei commentatori che esultavano ha girato per settimane, cosa che fa crescere anche più il rammarico per un Roland Garros finito a causa di un virus. Però non tutto viene cancellato così e per Kiki c’è stata una chiusura di stagione comunque onorevole. Il rapporto con Sluiter stava arrivando alla fine, un normale processo di eventi che dopo lo US Open ha spinto i due a prendersi una prima pausa. Lei lo voleva, lui ha accettato con grande lealtà. Da quel punto Kiki ha cominciato  girare per tornei con Elise Tamaela, già assistente coach da Charleston 2017 e per un anno e mezzo districatasi tra lei e Aleksandra Krunic, e Remko de Rijke, fisioterapista e sparring partner, nonché ora divenuto suo marito in una cerimonia di matrimonio tenutasi una settimana fa.

Al rientro dalla trasferta asiatica, nel percorso in macchina che portava Bertens dall’Olanda a Linz, c’è stata una lunga videochiamata con Sluiter. I due raccontano di almeno una mezz’ora di discussione in grande armonia, con Raemon che sostanzialmente le ha ripetuto quelli che erano i motivi della loro unione: “Voglio che tu sia in grado di prendere una decisione importante, e voglio che tu sia consapevole di questo”. Lì si sono salutati, con Sluiter molto felice di tutto quello che è stato il loro lavoro assieme e i grandi traguardi che Kiki ha raggiunto in questi anni. In particolar modo come persona.

Serena Williams, coach nel 2020: Patrick Mouratoglou (confermato)
Poco da dire qui. Impossibile pensare, ormai, a Serena e Patrick in due strade diverse. Hanno un obiettivo comune: il ventiquattresimo Slam. E lo vogliono raggiungere, costi quel che costi, pronti come sempre a cercare di dare il meglio nei rispettivi ruoli.