Un decennio pieno di bagel: Stan Wawrinka

Non ci sono stati solo i fab4 e non solo Djokovic e Nadal sono stati protagonisti di passaggi a vuoto prolungatissimi. Proprio l’uomo che ha sottratto loro tre slam, Stan “the man”, è stato spesso protagonista di prestazioni che gente più esperta di noi non esiterebbe a definire sconcertanti. Per ben dieci volte in dieci anni, il tre volte vincitore slam non è riuscito a conquistare la miseria di un game in un set.

A Casablanca Stan, appunto non ancora “the man”, si trova di fronte uno di quei giocatori che a volte guardi non riuscendo a comprendere come mai non abbiano vinto uno slam e altre volte come mai non abbiano scelto altro invece che di giocare a tennis. Stan trova Martin Klizan in una delle giornate in cui decide di essere entrambe le cose, perché lo slovacco perde 6-4 il primo set e poi non fa più vedere la palla a Stan per 20 minuti. Il 6-0 appaga Klizan che torna serenamente a palleggiare e il terzo set finisce come il primo con Stan che passerà il turno e alla fine vincerà anche il torneo.
Passa meno di un anno e Wawrinka si trova a Miami, un primo turno agevole, contro Marcel Granollers. Lo spagnolo è numero 55 del mondo ma il primo set è un incubo. Lo svizzero non mette una palla in campo e Granollers non deve fare praticamente nulla per trovarsi avanti di un set. Stavolta non andrà come a Casablanca, anche se Wawrinka si aggiudica il secondo set al tiebreak, e lo svizzero abbandona subito il torneo.
Meno di sei mesi dopo altro 1000 sul cemento statunitense altro 6-0. Stavolta è Mardy Fish, in uno stato di grazia, a travolgere Stan che faticosamente aveva pareggiato il conto dei set vicnendo 8-6 il tiebreak. Invece di scoraggiarsi lo statunitense si scatena e vince la partita lasciando di sasso il povero Wawrinka.
Nel 2012 tocca all’amico Federer approfittare di uno di quei momenti no del connazionale. A Shanghai Stan vince il primo set e porta il secondo al tiebreak. I due arrivano sul 3 pari e Stan improvvisamente smette di giocare. 28-6 il terribile parziale che in 20 minuti chiude il match.
Il 2013 scorre finalmente via liscio ma nel 2014, reduce dal successo di Melbourne, Wawrinka è uno dei favoriti al Roland Garros. L’esordio non pare complicato perché Guillermo Garcia-Lopez non è proprio uno dei più forti terraioli che la Spagna abbia prodotto in questi anni, anche se la posizione numero 41 è di tutto rispetto. Stan perde il primo set ma nel secondo va presto avanti di un break, lo perde ma evita lo stesso il tiebreak vincendo a zero il dodicesimo game sul servizio dello spagnolo. In genere, dopo due set tirati, la partita si apre e i due successivi sono abbastanza rapidi. Succede così anche stavolta solo che invece che andare dalla parte del più forte, di quello che solo dodici mesi dopo brutalizzerà Djokovic, è Garcia-Lopez che comincia il terzo set con un break, si salva nel secondo, brekka ancora nel settimo game e chiude 6-2 il terzo. Ma il bello deve venire perché nel quarto set Wawrinka arriva a 40 una sola volta, nel terzo game, perdendo però anche quello e lasciando via libera all’avversario, che sarà bravo ad arrivare fino agli ottavi, dove troverà Monfils.
Wawrinka apre il 2015 con un altro 6-0, proprio a Melbourne, dove difendeva il titolo dell’anno prima. È Novak Djokovic che stavolta, dopo una battaglia durissima, nel quinto travolge Stan. Lo svizzero si prenderà la più incredibile delle rivincite nello slam successivo ma ci sarà ancora il tempo, quando conterà meno, per Djokovic per infliggere un nuovo 6-0 a Stan. Succede a Bercy, dove dopo uno scambio di 6-3 nel terzo Wawrinka non gioca più.

Gli utlimi due – nel ’18 e nel ’19 – riguardano un Wawrinka minore, certo sempre in grado di giocare il gran match ma non più “Stanimal”, tant’è che insomma Fucsovics e Goffin non sono certo paragonabili agli altri autori delle prodezze. E Stan ormai non sembra più in grado di ripetere per un torneo intero le prodezze realizzate a metà del decennio. Resterà negli occhi l’incredibile potenza del rovescio, giocato praticamente senza margini di sicurezza e in grado di restare in campo per ore e ore. Non pochissimo.