Sharapova giocherà nel World Team Tennis. Niente Olimpiadi a Tokyo, e Palermo?

Quando c’è stata la conferenza stampa di presentazione del torneo WTA di Palermo del 2020 gli organizzatori avevano parlato di quelli che erano gli obiettivi e i sogni che volevano prefissarsi. Il primo è avere una top-10, il secondo è avere Maria Sharapova.

È un progetto ambizioso anche perché il prossimo sarà anno di Olimpiadi che, purtroppo, cominceranno il 25 luglio, di sabato, nella settimana in cui si sta chiudendo il torneo siculo. Oltretutto il Country Club che quest anno vide trionfare Jil Teichmann in finale contro Kiki Bertens ha campi in terra rossa, mentre l’ariane Coliseum di Tokyo ha superficie in cemento.

Non sarà facile, ma la speranza è ancora in piedi soprattutto perché una Bertens che adora la terra battuta potrebbe anche pensarci. Per il sogno, invece, la situazione sembra sempre più complicata. Chiariamoci: la suggestione Sharapova, ora quasi ai margini delle prime 150 del mondo, con Riccardo Piatti in panchina, non può che far gola a un torneo italiano. Palermo, i suoi organizzatori, sarebbero però chiamati a uno sforzo economico di spessore importante visto il profilo di quella che sarebbe una vera superstar. E adesso Sharapova ha annunciato che prenderà parte al World Team Tennis, quello che a conti fatti si può definire il campionato a squadre statunitense.

L’evento è piuttosto seguito perché qui sono passati diversi campioni locali come anche Serena Williams e la stessa Sharapova fu nominata per gli Orange County Breakers, franchigia della California, per otto volte in passato, la prima delle quali nel 2001 quando aveva appena 14 anni e l’ultima nel 2017, al rientro dalla squalifica per doping. Sharapova, come annuncia il profilo Twitter della squadra, è attesa per due partite che si terranno a Newport Beach il 28 e 29 luglio (martedì e mercoledì). La due-giorni cade nel pieno della settimana del torneo olimpico, segno che la russa ha già rinunciato alla (remota) possibilità di essere al via della manifestazione a 5 cerchi. In più c’è sempre da considerare come già negli ultimi anni il fisico di Sharapova abbia dimostrato in più circostanze di non reggere più tante settimane di tennis senza pausa, e il World Team Tennis in questo caso è l’antipasto della stagione sul cemento nordamericano. Da una parte Palermo sulla terra battuta, dunque, dall’altra tutto l’insieme di eventi tra San Jose (che è gestito da IMG, società che gestisce anche i diritti della russa), Montreal, Cincinnati e, dopo una settimana, lo US Open.

Non dovrebbe creare particolare sorpresa questa rinuncia perché anzitutto Sharapova non ha completato i parametri olimpici richiesti per essere nominata. La Federazione Russa, in tal caso, poteva presentare richiesta per una deroga in suo favore, ma la situazione nei confini di casa è ben diversa dall’essere accettabile. Il 9 dicembre infatti è attesa la sentenza sul doping di stato della Russia emerso nel 2014 ed esploso completamente nel 2015. La situazione, che va detto essere completamente slegata dalla spinosa (e molto complessa) vicenda della 5-volte campionessa Slam del 2016, è grave dal momento che la WADA (agenzia mondiale per l’antidoping) e il suo Comitato Indipendente non hanno ritenuto attendibile la RUSADA (agenzia nazionale russa per l’antidoping) accusandola di manipolazione e occultamento dei dati del laboratorio di Mosca dopo che in un primo momento aveva permesso la riapertura a patto che potesse accedere al database con tutti i profili degli atleti per ulteriori esami sugli anni precedenti, soprattutto quelli dal 2011 al 2015 sotto la lente d’ingrandimento. Grigory Rodchenkov, direttore del laboratorio, ha ammesso poi di aver distrutto 147 campioni di urine prima di fuggire negli Stati Uniti, anche per scappare da un clima che per lui, pentito, era diventato impossibile.

Se la WADA confermerà la proposta e il CIO non si opporrà, per la Russia e i suoi atleti (la bandiera e l’inno) verrebbero esclusi dalle Olimpiadi estive di Tokyo 2020 e per quelle di Pechino dell’inverno del 2022. Già nel 2018, per le Olimpiadi invernali di Pyeongchang, gli atleti russi furono costretti ai salti mortali per partecipare. Il paese fu squalificato e loro, o chi di loro riuscì a dimostrare di non aver mai assunto sostanze dopanti, poterono gareggiare sotto la speciale bandiera “OAR” (un acronimo che in inglese voleva dire: Atleti Olimpici della Russia). L’avventura olimpica di Sharapova, dunque, si è conclusa nella finale persa a Londra nel 2012 contro Serena Williams.