Garcia, Mladenovic e una storia che non poteva avere copione migliore

Il rientro di Caroline Garcia nella squadra francese di Fed Cup sorprende ancora oggi. E il fatto che si sia rivelata alla lunga la vera carta in più della squadra transalpina rende una mossa già di per sé vincente sul piano umano perfetta anche su quello sportivo.

I dissidi con le altre giocatrici erano forti, fortissimi se consideriamo solo Kristina Mladenovic. Nel pieno della tempesta, col mare a forza nove e venti che soffiavano a 180 chilometri orari, venne meno il già fragile equilibrio di una squadra segnata da profonde cicatrici per la sconfitta nella finale del 2016 contro la Repubblica Ceca. Dalle questioni di campo si passò in fretta a quelle personali, con Mladenovic che si prendeva gioco di Garcia a mezzo stampa alludendo al fatto che lei avesse finito il percorso scolastico e sapesse parlare cinque lingue al contrario della ex compagna di doppio che aveva invece abbandonato gli studi prima del previsto.

Spaccature importanti, frizioni poi ulteriormente accentuatesi dalla gestione del team da parte di Jannick Noah, personaggio fin troppo istrionico a volte, uno che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno per perpetrare la propria volontà. Già nel 2016, sulla panchina della nazionale maschile, escluse Gael Monfils dal ritiro in Guadalupe per la sfida contro il Canada. Nel 2018 per la finale contro la Croazia oltre allo stesso Gael non chiamò Gilles Simon, forse uno dei francesi più in forma in quel momento, e Benoit Paire, entrato in squadra nella prima parte di stagione. E così, alla guida della nazionale femminile, non fece nulla per cercare di ricucire lo strappo. Anzi, fu forse quello che provò a dare il colpo di grazia alla vicenda.

A inizio del 2017, al primo giro con le nazionali dopo la finale di Strasburgo, la Francia perse una nuova, sanguinosa, sfida. Contro la Svizzera ci fu un post partita ricco di veleni e tensioni. Garcia, che a fine 2016 aveva annunciato di voler prendere un anno sabbatico per concentrarsi sul singolare (e smaltire l’amarezza) “causò” gravi problemi alla propria squadra che si trovò con la sola Mladenovic in campo come singolarista di alto livello. Pur avendo una giocatrici esperte come Pauline Parmentier e Alizé Cornet, nessuna delle due ha mai saputo proporsi in squadra con grande efficacia. A oggi, la prima conta sei successi in singolare su 19 partite disputate, la seconda addirittura solo quattro su 18. In quella fredda giornata invernale, dopo la sconfitta per 3-1 Mladenovic attaccò pesantemente Garcia, dicendo di preferire perdere con persone vere accanto a lei che non trovarsi delle egoiste. Il tentativo di depistare le tracce alludendo che la destinataria fosse Oceane Dodin, inizialmente convocata come quarta salvo poi rifiutare e costringere la Francia a chiamare all’ultimo Amandine Hesse potendola usare solo come sparring partner, sapeva tanto di toppa peggio del buco.

Ne seguì poi il brusco confronto negli spogliatoi di Indian Wells, dove le due si trovarono l’una di fronte all’altra per la prima volta da quando, pochi giorni dopo la sfida di Ginevra della nazionale, Mladenovic annunciò la separazione da Garcia per la coppia di doppio che tanto aveva fatto sperare in patria grazie anche al titolo di doppio vinto al Roland Garros nel 2016, 90 anni esatti dopo Suzanne Lenglen e Julie Vlasto. Infine, ad aprile, il “LOL-gate” con Noah che mise spalle al muro Garcia convocandola per la sfida contro la Spagna. A quel punto, il suo maldestro tentativo di “aiutare” Caroline divenne un pretesto per darle tutta la responsabilità nel caso di rinuncia. La francese, che oltretutto subì un problema fisico a Monterrey la settimana prima, dovette tirarsi indietro. Comunicò la rinuncia e pochi minuti dopo, nello stesso istante, tutte le proprie ex compagne di squadra scrissero un tweet con il termine “LOL”, acronimo di “lot of laughs” (tante risate). Da lì in avanti Cornet fu la prima, e unica, a chiedere scusa e cercare una mediazione, mentre Mladenovic non perdeva occasione per rimarcare il proprio fastidio enorme per il comportamento di Garcia, additandola anche di scarsa personalità quando le comunicò la volontà di separarsi in doppio con un messaggio.

La coppia, però, era già scoppiata da tempo. Noah, che si è sempre rivisto molto in Mladenovic, non ha mai mosso un dito per riallacciare i rapporti con Garcia. Caroline e il padre hanno lamentato, nel tempo, la totale assenza da parte del capitano. Loro, trovatisi in esilio, sono stati i primi a cercare un dialogo. Garcia già a fine 2017 aveva in mente i primi pensieri da figliol prodiga, ma dall’altra parte il muro nei suoi confronti era durissimo. Mladenovic sostanzialmente voleva vederla tornare chiedendo perdono, non facendo trasparire la volontà di accettare le scuse più sincere; Noah neanche provava a contattarla ma mandava come “messaggero” Thierry Ascione, cosa che non piacque a Caroline come al padre, e un altro anno passò con una squadra che viveva dell’ego del proprio capitano e della leader carismatica ma non poteva in alcun modo essere competitiva. Noah elogiava le proprie ragazze, Mladenovic si faceva sempre trovare disponibile, ma oltretutto con la sospensione di Cornet per la vicenda doping la squadra era composta solo da “Kiki”, Parmentier ed Hesse. Impossibile lottare per alcun genere di traguardo, malgrado poi nel 2018 furono fermate in semifinale dagli Stati Uniti dopo il successo contro il Belgio al primo turno (Mladenovic, ancora una volta, fu determinante con tre match vinti su tre).

Il cambio in panchina da Noah a Julien Benneteau portò il reintegro di Garcia in squadra e a due vittorie molto sofferte tra semifinale e finale contro Romania e Australia. Sofferte, dicevamo, ma meritate e possibili proprio perché in squadra c’era Caroline che poteva vantare molta più esperienza in doppio di tutte le altre compagne oltre a Mladenovic. È stato quindi naturale, nel momento del reintegro, pensare che le due avrebbero condiviso nuovamente il campo se fosse stato necessario. Il clima e le prime dichiarazioni, per quanto di facciata, tendevano a questo epilogo. Le due si sono spartite i meriti per i singolari, con Mladenovic che spicca ovviamente per la gran partita vinta contro Ashleigh Barty mentre Garcia andò vicinissima a battere Simona Halep, però è stata la capacità di ritrovarsi assieme e di mettere da parte i dissidi che ha portato la Francia alla vittoria.

Come già dicevamo: “amiche” no, anche nel senso più laterale del termine. Forse lo sono state nel 2016, anche se i dubbi nascono pure lì, ma ora c’è stata soprattutto la consapevolezza di entrambe di poter fare qualcosa di grande per la squadra, per la Francia, e non solo per loro stesse. Come ha rivelato la stessa Garcia in alcune dichiarazioni riportate dall’Equipe: “Era probabilmente scritto si sarebbe arrivati al doppio decisivo. Nel nostro primo momento di nuovo assieme a inizio anno, non mentiremo, c’è stata un po’ di tensione, tutti l’hanno vista. A poco a poco abbiamo fatto la nostra parte. Son successe tante cose con Kristina. Siamo state in grado di mettere da parte il nostro ego e raggiungere il nostro sogno assieme. Non potevamo prenderlo senza l’aiuto dell’altra”. E ha continuato: “La sconfitta del 2016 ha fatto tanto male, difficilissima da mandar giù. Siamo riuscite ora a far tesoro di quegli errori, e a migliorarci ora. Lei era determinata, mi ha dato fiducia e consapevolezza. Sono stata in grado di superarmi con delle voleè a rete che credo di non aver mai giocato in tutta la mia vita”. Concludendo così: “Siamo giocatrici e persone molto diverse. Julien (il capitano, nda) è stato in grado di unirci trovando le giuste parole in ogni momento. Lui ha ripetuto spesso che siamo una squadra e che abbiamo un obiettivo da raggiungere tutti assieme. Un discorso che aveva fatto piacere a me e a mio padre, e che mi ha spinto definitivamente a tornare. Negli anni precedenti quando con mio padre tornavo sulla discussione ero sempre molto sensibile e non volevo parlarne, ora invece è stato tutto diverso. Mi sono sentita più matura e pronta a tornare. Sono molto felice ora per questa decisione”.