ATP Finals, Berrettini: “In campo ero nervoso, devo crescere ancora tanto”

Dalla nostra inviata a Londra

È stato un inizio difficile per il nostro Matteo Berrettini. Al suo debutto alle ATP Finals, è riuscito a raccogliere solamente tre game contro il numero due del Mondo Novak Djokovic. Ma grazie alla formula di questa competizione, il “torneo dei maestri”, Berrettini ha ancora la possibilità di giocare altre due partite, contro Dominic Thiem e contro Roger Federer, gli altri due avversari del suo girone, quello denominato Bjorn Borg.

Questa è stata la tua prima esperienza su questo “palcoscenico”, eri agitato? Dal punto di vista mentale come hai vissuto questa esperienza, quanto eri nervoso?

«Sì ero molto nervoso, sono le mie prime ATP Finals, dopo un grande anno. Quando sono in campo, se non sono nervoso, vuol dire che qualcosa non va. Quindi devo essere nervoso per giocare il mio miglior tennis. Penso di aver iniziato la partita abbastanza bene, ma Novak è stato molto più bravo di me. Quindi devo solo accettare questa sconfitta e non vedo l’ora di giocare le prossime partite».

Qual è stata la cosa più difficile da affrontare contro Djokovic? Come giudicheresti questa esperienza rispetto a quando ti sei trovato a giocare contro Nadal e Federer?

«Più di tutti mi ha impressionato il modo incredibile con il quale Novak riesce a rimandare la palla, è una di quelle cose che gli riesce meglio. In campo si è mosso davvero bene, giocavamo veloce ma lui si muoveva meglio di me. Sapevo che avrei dovuto affrontare una partita difficile, non è stato facile per me fare punto. Penso comunque di aver giocato bene, una buona partita, anche se potevo fare meglio. In generale mi sento fiducioso. Per quanto riguarda la differenza tra quando ho affrontato Rafa e Roger, prima di tutto devo dire che stiamo parlando dei tre migliori giocatori al mondo, e come ho imparato molto da Nadal e Federer, sicuramente anche questa esperienza con Djokovic mi darà tanto, affinché io possa migliorare».

Come ti sei sentito in campo? E come giudicheresti la velocità della superficie?

«Penso che il campo sia piuttosto veloce. La palla non salta molto quindi è stato difficile variare il gioco, soprattutto sul dritto. Penso che per me sia meglio quando ho un po’ più di tempo e la palla prende più giri. Credo che questo campo vada bene per il mio servizio, anche se devo ammettere che con Djokovic non ha funzionato molto, Novak è davvero bravo. In generale le condizioni del campo mi piacciono».

Puoi dirci la tua prima sensazione quando sei entrato nella O2 Arena? Parlaci dell’atmosfera, dell’ambiente…

«Penso che la O2 Arena sia fantastica. L’anno scorso sono venuto qui per fare “l’ATP University”, e ovviamente è stata una esperienza diversa. Penso che sia davvero bello giocare qui, perché è tutto buio, dal lato del pubblico, mentre il campo è illuminato, è un’atmosfera speciale. Sentivo molti italiani che mi incitavano ma non solo loro… Mi piaciuto stare lì in campo. Sono orgoglioso di essere a Londra, imparerò molto da questa esperienza».

Adesso dovrai affrontare altre due partite, come prevede la formula del torneo. Pensi che il giorno di pausa ti aiuterà per capire come affrontare il prossimo match, oppure può essere un peso che ti farà pensare a questa sconfitta?

«Perdere contro Djokovic non sarà di certo una motivazione per non essere pronto a giocare la prossima partita. Del resto ho perso contro il numero due del mondo, certo posso essere deluso con me stesso perché potevo fare meglio, ma ripeto, ho perso contro un giocatore fortissimo e questo non mi butterà giù, anzi cercherò di essere al massimo per affrontare la partita martedì».

Per adesso, cosa ti ha colpito più di tutto in questa esperienza?

«La familiarità che ho trovato con gli altri miei compagni. Quelli che per me sono sempre stati e sono ancora degli idoli. Aver potuto parlare con Federer, con Nadal della mia stagione, mi è sembrato incredibile e allo stesso tempo mi ha riempito di gioia. E poi se penso che lo scorso anno sono venuto qui come “il ragazzo che stava cercando di capire cosa sarebbe successo”, e quest’anno sono io quel ragazzo che gli altri guarderanno, questo mi rende fiero, felice di tutto il lavoro che ho fatto. Da questa esperienza prenderò tantissimi spunti che mi aiuteranno a crescere al di là del risultato».

Le prossime partite saranno contro Federer e Thiem, cosa ti aspetti?

«Contro Thiem ho giocato altre volte dunque sono un po’ più preparato. Giocare di contro Roger, sarà nuovamente una grandissima emozione. Tatticamente sarà difficile programmare la partita, dovrò cercare di fare bene quello che sono capace a fare: il servizio e il dritto… Ma la cosa più importante che dovrò fare con entrambi, quando uscirò dal campo sarà imparare, imparare… perché io sono ancora in un processo di crescita, che non si fermerà né alla fine di questo torneo, né alla fine di quest’anno».