Race to London: Monfils rischia ma non si ferma, domani il giudizio finale

Se qualcuno ha dei dubbi sul fatto che i luoghi comuni sono stantii ma veritieri, il match tra Monfils e Albotpotrebbe fugarglieli e costringerlo a dire che sì, il tennis è uno sport anomalo, che finisce solo quando devi andare a stringere la mano all’avversario. Monfils oggi ha giocato una partita orribile, attanagliato probabilmente anche dalla tensione perché chissà se si sarebbe mai aspettato di avere la possibilità di giocare le sue seconde Finals a 33 anni, alla fine di un’annata molto avara di soddisfazioni. E per due set il francese ha sbagliato tutto quello che era umanamente possibile sbagliare, con dritti che uscivano di metri o, al contrario, erano talmetne corti che Albot non doveva far altro che chiuderli. Proprio quando tutto sembrava finito e Albot raccoglieva i frutti di cotanto scempio, andando a servire per il 5-3 qualcosa, chissà cosa, si è inceppato. Albot ha ceduto il servizio con un doppio fallo e poi sono intervenuti gli dei, che sul 5-4 per Monfils hanno sostanzialmente regalato il punto che è valso il secondo set mettendo in campo tutte le timidissime repliche del francese fino al gesto supremo, un passante facile tirato male ma che il nastro rendeva imprendibile. A quel punto probabilmente dalle parti di casa Berrettini e tra gente del settore trasformata in scalmanata e insopportabile teppaglia che lo stesso Berrettini non merita di avere tra i suoi supporter dev’essere sceso un plumbeo e livoroso silenzio, perché il terzo set non poteva che essere una specie di passeggiata.

Così a questo punto la distanza tra Berrettini e Monfils è scesa a 140 punti (2670 a 2530) e domani, venerdì come vi dicevamo ormai da un paio di settimane, si scioglierà la riserva: se Monfils batterà Shapovalov i suoi punti diventeranno 2710 e potrà avviarsi alla Gare du Nord verso St. Pancras. In caso contrario, resterà numero 10 in classifica e a Londra ci andrà Berrettini. Tutto qui, la corsa verso Londra è terminata.