US Open: Andreescu ai quarti e critica il pubblico. “Tutto bello, tranne il vostro atteggiamento”

photo credit: @Jimmie48/WTA

[15] B. Andreescu b. [Q] T. Townsend 6-1 4-6 6-2
[26] E. Mertens b. [WC] K. Ahn 6-1 6-1

Diciannove anni, prima stagione vera nel circuito WTA, primi tabelloni principali Slam, eppure Bianca Andreescu è la grande favorita a raggiungere la finale nella parte alta del tabellone dello US Open. Non si può considerarla diversamente perché malgrado questa serie di prime volte, tra cui quella di essere la prima canadese ai quarti di finale a New York dal 1992 con Patricia Hy-Boulais, la ragazzina di origini rumene si è presentata al via con due biglietti da visita che valgono tanto: il titolo a Indian Wells, il titolo a Toronto.

È vero che ha saltato quattro mesi tra i due eventi, ma a conti fatti è imbattuta in partite ufficiali disputate da fine febbraio. Lei, a esplicita domanda, ha già mostrato un sorrisone dicendo “i fatti sono fatti”. Lo sa che non è un dato veramente attendibile proprio a causa del lungo periodo, ma chi sta meglio di lei ora? Poche, pochissime, forse nessuna, e allora in un certo senso è giusto che continui a recitare la parte di chi si fa grande forza da tutti i risultati positivi, da tutte le esperienze avute, da tutto il clima di grande attenzione nei suoi confronti in cui sembra navigare piuttosto bene.

Ha passato anche il quarto turno, Andreescu, con una vittoria per la verità neppure tanto in discussione, ma venendo a capo del sedicesimo match al terzo in stagione a tutti i livelli, su 19 giocati, l’undicesimo dal torneo di Indian Wells. Si era messa nei pasticci un po’ da sola nel 6-1 4-6 6-2 ai danni di Taylor Townsend: verso la fine del secondo set e nelle prime fasi del terzo stava strappando troppo, forzava spesso il colpo pensando più a dare forza ma senza grandi idee dietro che invece per lei sono spesso la chiave per cui riesce a venire a capo delle sue partite, almeno in questo 2019. Nervosa, a tratti frettolosa, spesso scuotendo il capo. Un momento particolare che ha dato modo a Townsend di dare l’assalto in risposta nel momento giusto e prendersi, verso lo scoccare della mezzanotte di New York, il secondo parziale.

Il serve&volley della giocatrice di casa oggi non aveva grande efficacia. Andreescu, per tutto il primo parziale, ha smontato la carta vincente degli ultimi turni pensando non tanto a come passarla ma a come farle giocare la voleè più insidiosa, che spesso si tramutava in un passante corto, non troppo potente ma angolato e su cui Townsend doveva cercare di imprimere forza in allungo, magari con palle a pochi centimetri dal fondo. Non c’era la stessa predisposizione a scendere a rete rispetto alle partite precedenti perché se per esempio contro Simona Halep si gettava avanti dominante, oggi aveva tanta ansia di perdere il punto e anche visivamente non c’era la stessa fluidità e decisione.

Aveva la partita in mano, la canadese, anche per come rientrava facilmente nel secondo set dopo un iniziale break di ritardo, ma dal 4-4 ai primi 4 game del terzo ha avuto un bel da fare per riprendersi il comando. In quel frangente il pubblico ha cominciato anche a farsi più vivo, spesso varcando la linea e innervosendo parecchio una già infastidita Andreescu. Urla, fischi, applausi sistematici quando lei stava per servire, gente che le urlava “double fault!” per infastidirla. A un certo punto, dopo aver effettivamente commesso un doppio fallo, ha colpito di stizza la palla con la racchetta che è decollata, arrivando vicino alla torretta dell’arbitro. Ha avuto bisogno da lì di tanto autocontrollo, perché al minimo eccesso cominciavano le sanzioni pesanti dopo un warning preso per comportamento anti sportivo. Nello stesso momento, però, salvava un bel game sul 2-1 in suo favore nel set decisivo e si prendeva il doppio break con sprazzi della Andreescu versione primo set, mettendo così in ghiaccio la partita. Dopo la chiusura, arrivata al quinto match point, si è anche tolta qualche sassolino dalla scarpa: “È stato tutto molto bello, tranne l’atteggiamento del pubblico. Non è affatto una bella situazione quando tutti stanno urlando durante il mio servizio, mi chiamano il doppio fallo e cose simili”.

Un’altra giocatrice che si aggiunge alla lista di persone insoddisfatte di una situazione sempre al limite: lo US Open è conosciuto ovunque per i suoi fan, l’energia e l’atmosfera che sanno creare, ma spesso quella sottile linea tra bello e fastidioso viene valicata senza troppi problemi.