Tripudio Andreescu, incubo Serena Williams: lo US Open è della canadese

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Malgrado il brivido finale, un lunghissimo brivido lungo la schiena quando si è vista riprendere da 5-1 e match point al 5-5, Bianca Andreescu corona la sua estate da sogno trionfando anche allo US Open. Dopo la vittoria a Toronto, a casa sua, la canadese diventa anche la prima campionessa Slam del proprio paese vincendo una finale dominata per la quasi totalità, e dopo essersi ripresa da un black-out e aver concluso in gloria con l’ennesimo vincente di dritto della sua partita.

Incredibile quello che Andreescu sta raggiungendo in così poco tempo, cogliendo stasera l’ottava vittoria in carriera su 8 confronti contro una top-10, dato probabilmente mai toccato prima da nessuna giocatrice, e lanciandosi direttamente in top-5 dopo non essere mai entrata in top-10. Una partita forte, bellissima e gestita da veterana fino al momento in cui non ha avuto quella tensione che non le aveva mai preso in questa stagione. Eppure, con un carattere da far paura, si è ripresa e sul 6-5 è tornata all’attacco prendendosi l’ultimo e decisivo break.

Lo scorso anno Andreescu perdeva al primo turno di qualificazioni contro Olga Danilovic, un’altra ragazza terribile che sta affrontando ora la crisi di fiducia che la ragazza di Mississagua affrontata lo scorso anno. E adesso, dopo Indian Wells e Toronto, si gode il momento più bello e importante della sua carriera. A 19 anni sta ribaltando il mondo del tennis. Per la quarta volta, invece, Serena deve masticare (molto) amaro, e se non fosse stato per una scossa di mezzo orgoglio e mezzo atteggiamento di chi non ha più nulla da perdere staremo qui a commentare una nuova pesante sconfitta.

È finita 6-3 7-5, poteva tranquillamente essere un 6-3 6-1. La partita perfetta di Andreescu è cominciata da subito quando si prendeva il primo break della sua partita grazie anche a una statunitense distratta sul 40-40 da un servizio che sembrava ace ma è stato chiamato il “net” dalla giudice di sedia. Da lì, due doppi falli consecutivi e 1-0 Andreescu, che amministrerà i propri turni di battuta con un carattere fuori dal comune. Per tutto il torneo aveva una percentuale di prime palle in campo ferma al 64%, oggi ha chiuso il set con l’85%. E tutte pesanti, insidiose, difficili da gestire per una Williams che ancora una volta nel momento della finale cambiava “da così a così” rispetto al rendimento delle partite precedenti.

Andreescu dominava il campo, dominava la situazione da un punto di vista mentale, e invece di rischiare l’aggancio era lei a mandare in affanno la sua avversaria con 5 palle break avute sul 4-2. Non riusciva a sfruttarle, merito soprattutto di Serena, e poteva andare in difficoltà. Invece, sul 30-30 nel game seguente, ancora la prima a toglierla dai problemi. Tanti errori per la sua avversaria a facilitarle un po’ le operazioni, ma spesso lei nel momento in cui accelerava (soprattutto di dritto) chiudeva il punto a proprio favore. C’era un punto debole, nascosto nella perfezione di questa ragazza, ed era il rovescio che già sul 4-2 e nelle varie occasioni di parità e palla break un po’ “strappava”, veniva a mancare potenza e precisione. In quella fase però era talmente concentrata e padrone del proprio destino che non dava neanche modo a Serena di capire come impostare i punti.

Bravissima, Andreescu, nel giocare non solo a muovere Serena (che abbiamo visto in questo torneo essere tutto sommato di buon livello anche sotto quell’aspetto) ma a depotenziarla. Raramente sono arrivate accelerazioni devastanti da parte sua, spesso costretta a indietreggiare e perdere campo, offrire palle più corte e comode, perdere la misura dei colpi. Tutto questo, compreso il doppio fallo sul set point, dava l’immagine di una Williams che crollava di fronte alle difficoltà e lei stessa, da sempre grandissima campionessa, ha vissuto una serie di game molto complicati emotivamente a inizio del secondo set dove i tanti errori, che addirittura aumentavano per la foga che metteva nel colpire a occhi chiusi cercando di uscire da questa fase così negativa. Subiva il terzo break della sua partita con un nuovo doppio fallo, veniva graziata dal nastro e tornava sotto nel punteggio ma scivolava dietro perdendo il secondo e il terzo turno di battuta del set.

Sul 6-3 5-1 Andreescu, salvando il primo match point, Williams è sembrata cominciare finalmente a giocare bene, uscendo da questa morsa della canadese e colpendo meglio la palla. Era l’atteggiamento di chi, vedendosi ormai battuto, colpiva senza più pensieri, soprattutto negativi. Questo atteggiamento l’ha riportata sotto, 3-5, e l’ha aiutata a capire che se voleva avere ancora una chance doveva andare verso il rovescio della sua avversaria. Due gratuiti (di rovescio) della canadese, e Serena che colpiva sempre meglio la palla rientrando in gara. Sul 5-4 ha ritrovato la prima e agguantato l’incredibile parità, ma sul 5-5 è stata fantastica Andreescu a reagire in un momento sportivamente tremendo per lei. Così vicina, ma ora così lontana dal titolo, lì il clima dentro l’Arthur Ashe era di una pentola a pressione pronta a esplodere. Doveva fermare un’emorragia con 25.000 persone che urlavano a favore della sua avversaria e lei, 19 anni, a dover gestire un clima che ha rovinato tantissime. Non si fece prendere Naomi Osaka, lo scorso anno, in una finale molto più caotica e a nervi tesi. Non lo ha fatto lei, che è tornata a mettere dei buoni servizi in campo e prendendosi il game con l’ennesimo “come on!” urlato a pieni polmoni della sua partita.

Brutto, infine, l’ultimo game di Serena dove ha cominciato uscendo dalla tattica di puntare sul rovescio della canadese e perdendo il primo punto, poi il secondo, poi il terzo con un errore di dritto. Salvato un nuovo match point con la prima di servizio, sul terzo fronteggiato anche quello le ha voltato le spalle e sulla seconda Andreescu si è avventata colpendo la risposta vincente che ha chiuso la partita.

(aggiornamenti a breve)