Sabalenka: “Per tutto l’anno davo la colpa a Tursunov se non facevo risultati, e sbagliavo”

Se c’è una cosa che Aryna Sabalenka sta dimostrando, soprattutto fuori dal campo, in questo primo breve scorcio di carriera è di essere una persona molto onesta, pronta anche a vere “lavate di capo” e ammettere errori.

Ultimamente la bielorussa ha vissuto settimane un po’ travagliate e ne parlava già durante lo US Open quando cominciò una sorta di romanzo con mille capitoli sulla vicenda tra lei e il proprio allenatore, Dmitry Tursunov. Non aveva mai nascosto incomprensioni e difficoltà fin dall’inizio del suo momento negativo di questo 2019, quando già a Indian Wells raccontava che c’erano stati dei litigi nell’ultimo periodo e che sperava fosse tutto un processo per conoscersi meglio e legare maggiormente.

L’ex top-10 ha vissuto mesi difficili non principalmente per questa ragione ma in una visione di insieme si è trovata molto più vulnerabile, in difficoltà anche da un punto di vista mentale rispetto a quel carro armato che vedevamo nella seconda metà del 2018. Ha inciso un po’ tutto: dalle sconfitte pesanti (Bencic a Dubai, Kerber a Indian Wells), al cambio di superficie dal cemento alla terra, a una mentalità diversa nell’affrontare le cose. A Wuhan, dove è campionessa in carica, sembra stia esprimendo finora il miglior tennis della sua stagione con due vittorie prevedibili alla vigilia, ma dai punteggi molto netti e dall’alta qualità di gioco in entrambe: 6-1 6-2 ad Aliaksandra Sasnovich e 6-1 6-0 a Danielle Collins, vincendo 12 game di fila.

Proprio dopo la sfida contro la sua connazionale ha parlato in un’intervista pubblicata dalla giornalista Reem Abulleil e che andiamo a riproporvi perché anche questa volta Sabalenka non ha avuto voglia di sottrarsi alle proprie responsabilità: “Lasciare Tursunov è stata una decisione stupida. Dopo qualche giorno ce lo siamo detti entrambi, ci siamo detti di provare a trovare un modo di comunicare in maniera migliore per cercare di tornare a credere l’uno nell’altro. Ci sono state tante situazioni difficili con lui e allo US Open sono state ancor di più e alla fine ci siamo detti entrambi “Basta””.

È stato un susseguirsi di novità, in quel momento. Vinceva il primo turno contro Victoria Azarenka e ringraziava il proprio team per esserle sempre accanto, poi dopo due giorni perdeva contro Yulia Putintseva e Tursunov per primo annunciava la fine del loro rapporto, seguito poi dalla stessa bielorussa che è stata emotivamente molto più coinvolta: prima diceva che era l’unica soluzione per entrambi per cercare di riflettere su certe cose, pur senza effettivamente dirsi addio, poi però è come crollata quando poche ore più tardi pubblicava un nuovo post su Instagram in cui metteva 4 foto di loro due assieme e una lunghissima didascalia con un flusso di coscienza in cui raccontava di come in realtà non fosse affatto felice della separazione, e che voleva riaverlo subito indietro tornando però a una condizione diversa rispetto agli ultimi mesi.

Non è facile spiegare bene le dinamiche che si sono susseguite ma, da fuori, è parso come Sabalenka sia stata forse troppo impulsiva. Tursunov è poi rimasto con lei fino al termine dello US Open, non come suo coach ma come figura di riferimento esterna. Durante la finale di doppio, infatti, era in tribuna ma non era nel suo box. Era esattamente in prima fila. Poi si è presentato con Aryna in conferenza stampa proprio su volere di lei, che nel momento della foto col trofeo l’ha chiamato a se dicendogli: “Non avere paura, non ti mangio”.

“Penso che dopo quei momenti allo US Open, qualcosa sia effettivamente cambiato” ha continuato a raccontare Aryna, “Lui non mi ha abbandonato anche dopo la fine del nostro rapporto. È rimasto lì, a supportarmi. Dopo lo US Open sono andata a un torneo da sola (Zhengzhou, nda) e volevo essere sola con me stessa magari per capire meglio certe dinamiche e credo abbia funzionato. Ho capito tanto e posso vedere che noi siamo già in una fase migliore e sono molto felice per questo. Ho capito che per tutto l’anno io dicevo a Dmitry che era tutta colpa sua se io non avevo risultati. Quando poi sono stata da sola ho capito che lui non c’entrava nulla, perché la mia concentrazione era ovunque tranne che in campo”.

La bielorussa poi, continuando nella riflessione: “Quando ero in campo da sola non potevo concentrarmi su altro perché non c’era nessuno. In quei momenti pensavo che non doveva importarmi nulla di quello che capitava, se ero stanca, se non mi sentivo bene, se ero sotto effetto di jet lag, perché comunque trovavo il modo di battagliere e giocare a tennis, e ho capito che Tursunov non aveva nulla a che fare con tutto ciò, ma era a causa delle tante aspettative e le pressioni che io stessa mi mettevo. E sono qui ora a chiedermi se questa settimana da sola l’avessi vissuta tempo fa, se le cose negli ultimi mesi sarebbero potute andare diversamente. A un certo punto pensavo più a non perdere, invece che cercare di vincere, e avevo paura alle volte di mettere in campo il mio gioco”.

Nell’ultimo periodo, poi, ha ammesso di aver frequentato uno psicologo che l’ha aiutata nel modo in cui le ha fatto capire che per uscire da questi problemi doveva semplicemente affrontarli e non evitarli: “A quel punto cominci a capire che cosa devi fare per tornare a vincere e non per proteggerti da qualcosa che non riesci a fare”. Infine, concludendo: “Questa stagione è stata molto dura in singolare. Ho avuto tanti alti e bassi in campo e fuori, ovunque. Qualcosa ora è cambiato nella mia mente. In questi giorni mi sono detta: “Che cosa sto facendo qui? Io sono la tigre (in riferimento al tatuaggio sul braccio sinistro, nda). Non devo aver paura di qualcosa, devo far vedere di cosa sono capace”.