WTA Cincinnati: Osaka e Sakkari, il meglio di giornata arriva dal “parking lot”

Naomi Osaka

[2] N. Osaka b. S. W. Hsieh 7-6(3) 5-7 6-2

Quando è stato pubblicato l’ordine di gioco della giornata di ottavi di finale a Cincinnati, c’è voluto un po’ per rendersi conto che quello che si vedeva non era uno scherzo. Naomi Osaka sul campo 10, oltretutto contro Su Wei Hsieh. Una follia organizzativa che non ha spiegazioni concrete, accettabili, soprattutto se nel controllare l’ordine di gioco degli show courts, i campi principali, si trovavano Richard Gasquet e Diego Schwartzman sul centrale o Karolina Pliskova e Rebecca Peterson sul Grandstand.

Una mossa senza senso che non sarebbe mai capitata, pur non volendo additare il gesto come sessista, con Novak Djokovic che come Osaka attualmente è numero 1 del mondo e detentore di più titoli Slam negli ultimi 12 mesi. Oltretutto, un campo che gli stessi americani chiamano “parking lot”, ovvero parcheggio, tanto è periferico e con tribune minuscole. Addirittura, privo di hawkeye. Il tennis fino a 20 anni fa era questo, ma oggi la possibilità di verificare le chiamate c’è sui campi principali di ogni torneo. Non sul campo 10, rifatto a nuovo per questa edizione del combined ma pur sempre il quarto per capienza e importanza dell’intero impianto.

Eppure, a voler far riflettere ancora di più su quanto sia stato un errore tutto ciò, le migliori partite del giorno sono arrivate proprio da lì. Osaka e Hsieh, al quarto confronto nel 2019, hanno dato vita alla solita, bellissima battaglia. Uno scontro di grande livello dove la giapponese è stata spinta al limite in tanti momenti per avere la meglio dell’ottima taiwanese. Addirittura, quella fatta registrare dalla giapponese è la miglior prestazione al servizio in carriera, con 15 ace e zero doppi falli. Un 7-6(3) 5-7 6-2 che è stato accompagnato da urla di meraviglia e applausi scroscianti del pubblico, vero vincitore di giornata. In generale, per un ottavo di finale, le prime teste di serie appartengono ai campi centrali, i biglietti sono i più costosi che ci siano. Ieri invece si poteva entrare sul 10 con un biglietto “ground” per una cifra estremamente favorevole: in cambio, due partite splendide tra Osaka e Hsieh e tra Maria Sakkari e Aryna Sabalenka.

Osaka è stata messa sotto pressione continua, a tratti era in apnea totale, perché l’intelligenza e l’estro di Hsieh la costringevano a corse e rincorse a cui non è tanto abituata. Al servizio, malgrado quanto detto prima, ha faticato tantissimo: 16 palle break fronteggiate, nove nel primo parziale dove ha dovuto rientrare dal 5-4 e servizio Hsieh. Forse la vera pecca della numero 30 del mondo è stata quella di non chiudere un set che tutto sommato avrebbe meritato, giocando male il decimo game cominciando con uno smash difficile, angolato, dopo due difese estreme di Osaka. Naomi, che aveva già contestato 3 decisioni arbitrali (o meglio: contestava più il fatto di non poter chiamare la verifica) ha tirato fuori il meglio di se in quel frangente. Sul 5-5 15-15 ha ribaltato uno scambio di 30 colpi dove lei correva a destra e a sinistra. Ha pagato nel punto successivo, giocando un rovescio molto scarico a metà rete, ma è uscita dalla buca col servizio. Nel tie-break è andata sotto ma dal 3-2 ha messo la freccia.

Voleva tanto chiudere la pratica in due set, ma il livello di Hsieh è rimasto altissimo: non ha concretizzato il break del 3-1, ma sul 4-4 è stata ottima nel rientrare da 0-30. Osaka, che a tratti alzava lo sguardo verso il cielo per la grande fatica che stava facendo, è andata in difficoltà sul 5-6, finendo sotto 0-40 e cedendo al secondo set point. A inizio del terzo Hsieh ha provato ad accelerare ulteriormente arrivando a 4 palle break sull’1-0 ma la numero 1 del mondo ne è uscita sempre bene e ha girato l’inerzia dalla sua: fondamentale il break per il 2-1, ancor di più l’allungo sul 3-1 che ha dato grande libertà d’azione a Osaka fin lì anche trattenuta col dritto, con molto più top spin del solito e a quel punto invece in piena forza. Un test vero, importante, superato nel complesso a pieni voti, che però la porta dritto verso un altro possibilmente ancor più duro. La sua avversaria ai quarti sarà Sofia Kenin, estremamente in palla in questo periodo e che ha dato continuità alla semifinale di Toronto raggiungendo le migliori 8 anche in Ohio e replicando la vittoria contro Elina Svitolina. 6-3 7-6(3) il risultato in questa occasione, e la statunitense che metterà in campo un enorme spirito battagliero e un tennis più d’intelligenza per contrastare Osaka, favorita forse sulla carta, ma che andrà incontro a un match quantomeno di grande equilibrio.

M. Sakkari b. [9] A. Sabalenka 6-7(4) 6-4 6-4

L’altra partita di giornata è stata ancora sul campo 10, tra Sakkari e Sabalenka. Tre set per la maggior parte imprevedibili, con la greca costretta a 17 palle break consecutive prima di prendersi il servizio dell’avversaria. La bielorussa, malgrado il vantaggio di 7-6 4-1, non aveva alcuna garanzia di successo vista la pressione enorme che Sakkari stava esercitando in ogni game di risposta fin dal 5-4 in suo favore nel set d’apertura. Sabalenka, anzi, era bravissima nel difendersi in tutte quelle 16 palle break, alzando i giri soprattutto del suo dritto. Non ci sono stati veri errori di Sakkari, che ha mancato in tutto 5 set point nel primo set (3 sul 5-4, altri 2 sul 6-5) e ha vanificato un 4-2 nel tie-break dove però il momento clou è stata la chiamata contestatissima sul 5-4 Sabalenka. Il dritto di Aryna aveva una traiettoria che era molto al limite. È stato chiamato buono, Maria è letteralmente esplosa contro l’arbitro facendo cenno che c’erano 5 centimetri dal punto di rimbalzo alla linea ma non c’era hawkeye, non c’erano neppure telecamere in grado di dare una migliore inquadratura di una molto laterale e abbastanza bassa sul terreno. Sabalenka ha vinto il set, Sakkari ha continuato a disperarsi incredula anche mentre il coach le parlava per tranquillizzarla. E tutto le stava girando male, quando a inizio del secondo parziale mancava altre 5 palle break e perdeva la battuta in un game dove era 40-0 commettendo doppio fallo sull’unica palla break offerta.

Dopo il leggero calo, però, è tornata su molto forte e Sabalenka, che già non aveva alcuna sicurezza al servizio a causa di una giornata da 17 doppi falli complessivi, è stata nuovamente con l’acqua alla gola. Alla fine, alla sesta palla break nel settimo game, il muro bielorusso è crollato e per la numero 9 del mondo c’è anche il rimpianto di uno 0-40 nel game successivo non sfruttato, dove però Sakkari è stata molto coraggiosa sulla prima, con un dritto a uscire strettissimo dal centro del campo e poi mettendo sempre la prima togliendo Sabalenka dalla fase di aggressione. Il secondo set è girato lì, perché sul 4-4 Aryna aveva ancora la testa all’incredibile svolgimento del match ed è calata nell’intensità, lasciando strada a una che invece va sempre a mille e ha trascinato l’inerzia a suo favore con grande coraggio. Il break sul 2-2 nel set decisivo è stato fondamentale e portato in fondo senza mai soffrire al servizio per un 6-7(4) 6-4 6-4 che vale un importante quarto di finale contro Ashleigh Barty, salvatasi “grazie” alla tensione e alle paure di Anett Kontaveit che non ha chiuso una partita che meritava. Prima avanti 6-4 4-3 e palla del 5-3 (con il servizio a disposizione), poi 5-4 e servizio nel terzo set. Una partita di grande sofferenza per l’australiana, che però è rimasta tranquilla e mettendo in campo la maggiore esperienza ad alti livelli per applicare sempre la giusta pressione all’estone.

Altri incontri

A proposito di corsa al vertice, Karolina Pliskova avanza ai quarti di finale con un 7-5 6-4 ai danni di Rebecca Peterson e ora affronterà una scatenata Svetlana Kuznetsova, che ha travolto Sloane Stephens 6-2 6-1 e che con questo risultato ha cancellato il “problema ranking” causato dal mancato visto USA in tempo per difendere il titolo a Washington. Da 108 del mondo era scivolata a 198, adesso ritornerà nei pressi delle prime 110. Poco, a conti fatti, ma intanto ha coperto una pagina abbastanza brutta da parte della burocrazia e dove non aveva alcuna colpa.

Madison Keys e Venus Williams, invece, erano arrivate a Cincinnati con un totale di 0 vittorie e 6 sconfitte da Wimbledon in poi, adesso sono l’una contro l’altra per un posto in semifinale. Bel torneo di entrambe, con l’ex numero 1 del mondo che è nelle migliori condizioni del suo 2019 e dopo averlo visto contro Kiki Bertens si è confermata contro Donna Vekic, battuta 2-6 6-3 6-3 sotto gli occhi della sorella Serena Williams, mentre Madison ha trovato un’ottima prestazione per battere Simona Halep. 6-1 3-6 7-5 il punteggio finale di una partita in cui la rumena ancora non esprimeva il meglio del suo gioco in maniera continua, ma ha comunque applicato tantissima pressione alla statunitense soprattutto nel piccolo miracolo che stava compiendo nel set decisivo quando da 0-3 e 0-40 ha cancellato 5 chance di doppio break ed era tornata pienamente in partita. Alla fine, però, ha dovuto cedere alla grande aggressività della statunitense che su questo campo può cancellare la differenza tra lei e le contrattaccanti, vero neo della sua carriera nell’aspetto tecnico, grazie alla grande velocità di una superficie che ha pochi eguali nel circuito maggiore.

Risultati

[1] A. Barty b. A. Kontaveit 4-6 7-5 7-5
M. Sakkari b. [9] A. Sabalenka 6-7(4) 6-4 6-4
[3] Ka. Pliskova b. [Q] R. Peterson 7-5 6-4
[WC] S. Kuznetsova b. [8] S. Stephens 6-2 6-1
V. Williams b. D. Vekic 2-6 6-3 6-3
M. Keys b. [4] S. Halep 6-1 3-6 7-5
S. Kenin b. [7] E. Svitolina 6-3 7-6(3)
[2] N. Osaka b. S. W. Hsieh 7-6(3) 5-7 6-2