Gli immortali

Giocano l’uno contro l’altro e ringiovaniscono.

Come sia possibile nessuno lo sa. Non chiedetecelo. Sono cose che vanno oltre il nostro livello di comprensione. È come se quei due entrassero in una macchina del tempo, quando si trovano di fronte, e questa li portasse in giro a rivedere le passate imprese, i loro antichi confronti, o chissà che altro. Si battono per imprese grandissime, Roger e Rafa, obiettivi che vanno oltre gli stessi Championships, ci sono di mezzo i massimi sistemi del tennis, i paragoni che per anni abbiamo detto azzardati, illeciti quasi, quelli con i più grandi di ogni epoca, dal tennis delle origini ai giorni nostri.

Proprio così, Federer e Nadal sfidandosi con tanta accanita passione, duellano anche con gli antichi, il passato e il presente, Laver e i suoi due Grandi Slam, tutto. E ancora una volta riescono a trascinare il loro match sul pentagramma più alto, dove scorrono le note incredibili di uno sport che ha l’incedere di una trionfale sinfonia, un’Eroica suonata sulle corde tese di due racchette.

Ha vinto Federer. Non ha stravinto, ma ha vinto con merito. Non abbiamo dimenticato di dirlo. È che ci sembra quasi secondario, a fronte di ciò che i due hanno messo in campo. È stata una partita vecchia maniera, di quelle che i due si sono riservati per le superfici sulle quali le caratteristiche del Nadal terraiolo non sono così decisive, e altrettanto succede per le qualità istintive del tennis di Federer. Insomma, alla pari di fronte all’obiettivo. L’erba? Una volta era per Roger, ma non questa, che è quasi una quinta superficie rispetto alle quattro (terra, cemento, erba, sintetico) che accolgono il tennis moderno.

È un’erba indolente, infiacchita, che non aiuta i volleador, ma non muove foglia nemmeno a favore dei ribattitori più incalliti. Una superficie amorfa, cui occorre dare vita attraverso la linfa che scorre nei campioni. Djokovic non c’è riuscito, non ancora, magari vi riuscirà in finale. Ha fatto il suo, anche ieri contro Bagut (alias, Roberto Bautista Agut), ma senza riversare sugli steli verdi quel po’ di passione in più che li avrebbe aiutati a prendere vita. Ci sono riusciti invece Federer e Nadal, in tre ore e tre minuti del match di gran lunga più bello di questa edizione dei Championships.

Si sono misurati negli scambi da fondo, fino a 21 colpi talvolta, poi nelle prodezze a rete, e con i rispettivi servizi che sono finiti entrambi sopra i dieci ace (14 per Roger, 10 per Rafa). Si sono misurati nell’astuzia, nella ricerca di combinazioni innovative, nei contropiede improvvisi, vergati dopo aver adescato il rivale. Una prova di grande tennis, grandissimo tennis. Condotta sotto le insegne dei due vecchietti di 33 e 38 anni, che alcuni amerebbero descrivere come i campioni di Villa Arzilla, i più forti del Club degli Antenati. Ma quali vecchietti, ma fate il piacere… Due straordinari interpreti, anzi, i due più grandi. I due Goat. Ma sì… Goat e biGoat!

Una semifinale giocata alla pari nel primo e nel quarto set, più sbilanciata nel secondo (a favore di Nadal), e nel terzo (dove Federer ha preso il sopravvento). Roger ha avuto per primo la palla break, ma il tie break è sembrata la conclusione più opportuna per il set d’avvio, combattuto palla su palla tra due che hanno corso l’uno di fianco all’altro prendendosi a sportellate. Nel secondo Federer ha avuto altre due palle break (terzo game), le ha smarrite e ha perso contatto con la partita.

È rientrato prepotente e sicuro in avvio della terza frazione, e stavolta il break lo ha centrato, si è portato avanti senza concedere occasioni a Rafa. Lo stesso nella quarta frazione, ma con due game finali che hanno estratto l’anima ai tifosi fra il pubblico. Lì Roger è giunto ai primi due match point sul servizio di Rafa, che ha inventato l’impossibile per restare in partita, compresi due attacchi a rete da vero fighter. E nel successivo, con Roger al servizio per chiudere l’incontro, Nadal ha tentato il tutto per tutto, piegandosi solo al quinto match point.

È la dodicesima finale di Roger a Wimbledon e se la domanda è “può vincere?” la risposta è sì, anche contro Djokovic che ha sgobbato la metà di lui, anche se sarà difficile. Sì, perché ne ha una voglia matta. La stessa che ha ieri ha trasmesso a tutti gli appassionati di questo torneo.