Roland Garros: Stephens non c’è, Konta si prende tutta la scena e vola in semifinale

[26] J. Konta b. [7] S. Stephens 6-1 6-4

Finisce in poco più di un’ora, e con una buona dose di sorpresa, il primo quarto di finale del torneo femminile. Johanna Konta, che nell’ultimo periodo è riuscita a uscire dal “pantano” in cui si era trovata dopo aver raggiunto la top-5, sta continuando a macinare punti sulla superficie che fino allo scorso anno le veniva riconosciuta come la peggiore per lei. Eppure, come è stato il motivo di gran parte della sua carriera, probabilmente questo blocco era più a livello mentale e ora che sta lavorando molto bene con un uomo di esperienza come Dimitri Zavialoff, sta riuscendo a inanellare ottimi risultati sul rosso tanto da ritrovarsi lunedì prossimo di nuovo in top-20 (almeno).

Stupisce, semmai, come sia maturato oggi il netto 6-1 6-4 contro Sloane Stephens, finalista un anno fa e che oggi è parsa tutto fuorché a posto fisicamente. Non c’è voglia di togliere qualcosa alla prestazione di una Konta che, si vede, sta più che bene di testa e di fisico e sembra poter essere presa anche come candidata a sorpresa per un titolo che fino allo scorso anno neppure pensava di poter ambire. Non ha mai avuto una vera etichetta addosso di “cacciatrice di Slam”, ma nei momenti migliori della carriera aveva dimostrato di poter stare a contatto con le migliori. La grande pausa, le difficoltà generali, erano nate tutte quando a fine 2017 ebbe una grande crisi di nervi dopo aver visto saltare Singapore per il secondo anno consecutivo all’ultimo torneo dopo aver trascorso quasi 10 mesi con un livello da prime 8 del mondo.

A fine 2018 è cominciata la collaborazione con Dimitri Zavialoff, ex coach di Timea Bacsinszky che l’ha condotta a due semifinali proprio sulla terra rossa parigina tra 2015 e 2017. Adesso è la volta di Konta, che ha fatto anche oggi un’ottima partita. Il punto, per cui tendiamo un po’ a farci qualche domanda, è che Stephens è apparsa spesso frenata da un rendimento che oggi non può essere considerato sufficiente. Lei, che è conosciuta come un’ottima protagonista sulla terra e che qui lo scorso anno fece finale, dopo i primi game sembrava già in netta difficoltà. Il break subito sull’1-2 faceva già intravedere la giornata molto negativa. Sembrava incapace di dare più di un 30% di quello che è il suo potenziale, si guardava intorno quasi sconsolata, cercava lo sguardo della madre in tribuna, ma non c’era neppure una vera reazione fisica al momento di difficoltà. Sull’1-3 ha perso un game in risposta da 0-30 e ha urlato tutta la sua frustrazione, dall’1-4 all’1-5 e 40-0 per la sua avversaria non si è praticamente mossa dal centro del campo, servendo delle prime palle che a fatica avranno superato i 120-130 chilometri orari.

Si fa fatica a dire se ci sia stato un qualche problema fisico, o se anche lei come Simona Halep e Kiki Bertens sia stata vittima del virus che ha debilitato le altre big e costretto l’olandese al ritiro. Però è dal secondo turno che le sue prestazioni non convincevano a pieno. Dal 6-1 3-0 contro Sara Sorribes Tormo in quell’occasione ha rischiato di perdere il secondo set con la spagnola che serviva 5-4 e 6-5. Al terzo contro Polona Hercog si è incartata in una fatica di oltre due ore e mezza, mancando 4 match point sul 6-3 5-4 e poi facendosi quasi recuperare un 4-0 di vantaggio al terzo. Infine contro Garbine Muguruza, agli ottavi, quando la spagnola malgrado il momento poco felice si è fatta preferire in campo come tattica, ma nei momenti cruciali girava tutto a favore della numero 7 del seeding, che oggi è malamente capitolata di fronte a un’avversaria rivelatasi superiore in ogni aspetto.

È anche una sconfitta diversa rispetto ad altre che Sloane ha subito anche solo all’inizio di questa stagione, perché oggi era evidente come non riuscisse a dare più di quel poco che poteva, per una qualche ragione che ancora non conosciamo ma che possiamo solo ipotizzare. E i numeri, che non mentono mai, dicono di una Konta capace di generare 25 vincenti e appena 13 gratuiti, con l’altra che ha commesso lo stesso numero, ma di vincenti, e 19 gratuiti. Serviva un’ottima Stephens per tenere testa alla britannica, serviva ben altro per rubarle la scena.