Barty vince e lancia la sfida a Osaka: a Birmingham si gioca (anche) per il numero 1 WTA

Trentadue vittorie su trentasette partite giocate nel 2019. Scritto in lettere, così rende ancor più l’idea.

Quello che Ashleigh Barty sta facendo fin qui ha dell’eccezionale sotto tutti i punti di vista, anche perché a conti fatti ha giocato abbastanza poco in stagione come numero di tornei a cui ha preso parte, con più di un mese di pausa tra l’Australian Open e Indian Wells, e poi con un nuovo mese di stop tra Miami e Madrid.

Il successo numero 31 è giunto nella finale del Roland Garros e le è valso il titolo più importante della carriera in singolare, accomunandolo allo US Open vinto in doppio lo scorso settembre (poi per quanto riguarda il peso specifico lasciamo a chiunque di fare i ragionamenti che vuole). Adesso è arrivato il numero 32, quello della conferma: l’australiana c’è, e lancia la sfida a Naomi Osaka per un possibile cambio nella vetta del ranking WTA proprio nella settimana che decide le teste di serie per Wimbledon.

Le sensazioni emerse dal tutto sommato abbastanza comodo 6-3 6-4 ai danni di Donna Vekic sono di grande maturità mentale, perché è riuscita a rendere quasi banale un match che era tutt’altro che agevole. La croata su erba può giocare molto bene, forse oggi era un po’ scarica per la lunga settimana di Nottingham, ma c’era, era ben presente in campo. Solo che la coetanea è stata praticamente impeccabile.

Gioca su una nuvola, Barty, che nel primo set ha allungato in maniera determinante dopo essere scivolata indietro di un break. Dall’1-2 però ha subito ricucito lo strappo allungando poi sul 5-2. Nel secondo parziale ha continuato a macinare gioco (malgrado oggi i doppi falli siano stati superiori al numero degli ace, una rarità in questo momento) e neppure un break perso sul 5-2 e servizio ha cambiato le sorti dell’incontro. Adesso avrà Jennifer Brady, che ha sconfitto 6-3 6-3 Lesia Tsurenko. È nel quarto di tabellone di Venus Williams, protagonista qui con una wild-card nella settimana dei 39 anni.

È apparsa, Barty, molto più a suo agio nei movimenti rispetto a Osaka nel match di ieri contro Sakkari. Nessuna sorpresa: Ashleigh ha tutto per far bene su questi campi, al contrario della giapponese che invece dovrà trovare un buon adattamento al più presto. In questo momento, sembra Naomi quella a doversi difendere e per farlo dovrà provare ad arrivare in finale. Non dovesse riuscirsi, a quel punto si aprirebbero concretamente le porte per il possibile ribaltone in vetta al ranking WTA: dovesse vincere il titolo, Barty diventerebbe anche numero 1 del mondo, e proprio nella settimana che decide il seeding di Wimbledon. La partita, quella, è tutta da giocare.