La “battaglia dei sessi” e l’eterna questione della parità dei montepremi

Di Matteo Salvadego

Serena Williams al terzo turno degli Ausopen archivia la ventenne Yastremska. Ai saluti sotto rete prima la consola come una sorella maggiore e poi evoca a bruciapelo la figura di Billie Jean King.

“Sento che tutte le donne di sport, non solo nel tennis, le devono davvero tutto”. Ovazioni alla Rod Laver. “Tutto quello che ha fatto per noi, chiedendo uguali premi in denaro, domandando una paga equa, è davvero importante per me. Mi chiedo cosa posso fare per aiutare queste giovani giocatrici ad emergere, come posso continuare la leggenda di Billie Jean King”.

Billie Jean King. Una delle più grandi giocatrici di tennis della storia, fondatrice della Women’s Tennis Association (WTA), sostenitrice della lotta contro il sessismo nello sport e vincitrice della “battaglia dei sessi” del 1973 contro Bobby Riggs. C’hanno pure fatto un film. Come dire, non importa contro chi Serena gioca di volta in volta: il vero avversario sono i maschi.

Nel 2018, a parità di tornei disputati, oltre il 70% dei tennisti maschi nella top 100 ha guadagnato più delle donne dello stesso livello di ranking. Qualcuno dice che gli uomini dovrebbero essere pagati di più perché giocano di più, al meglio dei 5 set invece che dei 3. Ma questo succede solo per gli Slam: di solito sono 3 set per tutti. Inoltre, a parità di dimensione dell’evento sportivo, le giocatrici sono pagate significativamente meno degli uomini anche negli eventi esclusivamente femminili.

Tutto chiaro allora? Un altro caso di egemonia maschile ingiustificata? Ni… Altri dati suggeriscono che gli ascolti non dipendano tanto dal sesso degli atleti quanto dalle loro performance e personalità individuali. Tra il 2010 e il 2014 la finale degli US Open femminili ha avuto ascolti più alti di quella maschile. Probabilmente anche perché Serena Williams ne ha disputate 4 su 5. C’erano più telespettatori sintonizzati per la vittoria di Kim Clijsters nel 2010 che per quella di Nadal lo stesso anno, e più per Samantha Stosur che per Djokovic nel 2011.In ogni caso gli US Opens sono stati il primo torneo dello Slam a introdurre la parità dei premi gia’ nel lontano 1973 ma l’ultimo, Wimbledon, l’ha fatto solo nel 2007. In tutte le altre gare della stagione restano enormi differenze. Una riflessione lunga 34 anni, che non è ancora finita.

Domenica Federer esce sconfitto dal già storico match con Tsitsipas. In sala stampa lo accolgono come un Dio caduto dall’Olimpo. Qualcuno, incredibilmente, ha il coraggio di fargli anche una domanda sui premi. “Ieri Serena Williams ha dichiarato che secondo lei i giocatori maschi dovrebbero impegnarsi di più per fare pressione a favore della parità nei premi. Sei d’accordo o credi che dovrebbero combattere questa battaglia da sole?”

(“Ho sempre voluto aiutare a fare del tennis uno sport di squadra”, B.J. King)

Lui non si scompone ma svicola. “In realtà sono contento che ci siano premi in denaro in entrambe le categorie. Quando ho combattuto per la parità di premi all’interno di tutti i match maschili, sapevo che sarebbe arrivata anche per quelli femminili. Sono davvero molto contento per questo, lo meritano. Lo meritano anche all’interno del loro tour, il WTA. Credo che loro siano un po’ in ritardo su questo, ma sarebbe bello vederlo succedere.”

Palla a destra, uomo a sinistra. Domanda sulla parità tra categorie, risposta sulla parità nelle categorie. Poi decide di entrare nel merito per un attimo, ma ne esce subito “Se possiamo aiutare, benissimo. A volte forse i match maschili sono più popolari, altre volte magari lo sono quelli femminili. Credo che dobbiamo sempre aiutarci tra di noi giocatori senza badare a chi è più popolare al momento.”

“Sometimes…” ”We should…” 120 milioni di dollari e spiccioli in premi solo per lui, 99 titoli, l’ammirazione del mondo, eppure su questo argomento cammina in punta di piedi come una ballerina.

Il perché lo spiega Nadal la sera stessa, poco dopo aver battuto Berdych. Incrocia le braccia sul tavolo della conferenza stampa come se già sapesse che lo faranno arrabbiare. Prima domanda: il pubblico. Seconda: il suo “nuovo” servizio. Liquidate. Terza: “Serena Williams ha chiamato alle armi i giocatori maschi per aiutare le donne ad avere gli stessi premi in denaro tutto l’anno invece che solo nel Grande Slam. Maria Sharapova ha detto che non ha trovato molta disponibilità quando ha discusso il problema coi colleghi uomini. Credi che gli uomini dovrebbero essere coinvolti nella battaglia delle giocatrici per la parità dei premi oppure, dato che che è un Tour diverso, la WTA dovrebbe arrangiarsi?” Come fai a fare domande del genere a uno con quei bicipiti…

Risposta: “Non capisco perché cerchiate ogni volta di creare un caso su questo. Come sapete, io amo il tennis femminile. Io credo che possano vincere quanto vogliono. Non si tratta di premi in denaro uguali o meno. A me non interessa se vincono più di noi. Questa è la realtà. Se vendono più biglietti, meritano di prendere più di noi. E’ molto facile da capire. Non si tratta di maschi o femmine. Questo non importa. Siamo tutti uguali. Se vendono più di noi, devono vincere più di noi.”

Tecniche elusive di alto livello. Un lungo giro di parole per (non) dire: visto che l’ATP ha dichiarato 973 milioni di spettatori e il WTA solo 395 milioni (dati 2015), è giusto che le donne guadagnino meno.

“Ti piacerebbe vedere i due Tour unificati in uno solo, così potrebbero vendere [biglietti e diritti TV] insieme?” “Perché? Non lo so. Non capisco qual’è il punto.” “Sarebbe un prodotto più forte.” “Perché sarebbe un prodotto più forte? Non lo so.” “Alcuni lo pensano.” “Forse. E alcuni pensano di no. Io non lo so. Non ho tutte le informazioni per giudicare se sarebbe un prodotto più forte oppure no. Chi lo sa? E’ necessario fare un’analisi. Io non sono la persona giusta per rispondere a questo perché non ho tutte le informazioni. Bisogna chiederlo ai tornei. Bisogna chiederlo alla ITF. Bisogna chiederlo alla WTA. Loro hanno molte più informazioni di me.”

Alla fine, senza prendere fiato, ecco il punto vero: “E’ molto delicato al giorno d’oggi parlare di uomini e donne. Si arriva al punto che non puoi nemmeno avere un’opinione perché qualunque cosa dici può essere usata contro di te. Non sarò io a dire qualcosa su questo argomento.” Federer camminava sulle punte facendo finta di niente. Nadal pianta il cartello: “Pericolo, mine!”

Insomma, la faccenda è arenata in un eterno tie-break e, nel dubbio, tutto resta immutato. L’opinione più diffusa tra i vertici delle federazioni e gli atleti (maschi) di punta è che in fondo sì, gli uomini meritano premi più alti. Ma non lo si può dire. Non è politicamente corretto. In fondo anche la Santa Trinità è compatta: Djokovic, Nadal e Federer la raccontano tutti in modo diverso, ma la pensano tutti uguale. Allora andiamo avanti così, senza fare casino. Niente dibattito e niente cambiamento. Le donne facciano le proprie battaglie, gli uomini resteranno ancora una volta in tribuna a guardarle.