Vietate domande sullo US Open. Serena Williams: “Non ho tempo per parlarne”

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È stato l’argomento più dibattuto degli ultimi mesi, una situazione che lei stessa ha sollevato urlando in mondovisione e puntando il dito furiosamente contro Carlos Ramos definendolo un “ladro”, un “sessista”, e che gli doveva delle scuse.

Serena Williams, a due mesi e mezzo da quella notte di follia, ancora non accenna a fare passi indietro e anzi lei (o più verosimilmente il suo team) è stata protagonista di una nuova pagina piccata ad Abu Dhabi dove era impegnata per l’esibizione con la sorella Venus.

Per quanto nella giornata di ieri ci fosse un’atmosfera di festa e gli spalti quasi gremiti fino all’ultimo posto, questa sorpresa deve aver creato un dispiacere a quei giornalisti che non hanno la possibilità di altri colleghi di viaggiare ed essere sempre a contatto col tour, ma soprattutto si scontra con la libertà di un giornalista di poter fare (con rispetto) una domanda e allo stesso modo con la libertà dell’atleta di poter (con rispetto) rifiutarsi di rispondere. Probabilmente al tifoso di Serena questo discorso non piacerà, e ci scusiamo per questo, ma purtroppo quanto accaduto in quella finale ha sollevato un polverone molto più grande di una semplice discussione su un giudizio errato e ha leso l’immagine di uno degli arbitri più rispettati che ci siano in entrambi i circuiti pur avendo, in fondo, applicato il regolamento così come andava fatto. La IMG ha diramato un comunicato dove afferma che l’ordine di non chiedere domande sull’accaduto non è partito dalla stessa Serena, ma alla fine la decisione ha finito forse per risultare ancor più spiacevole. Non si può, insomma, cercare di chiudere una vicenda così pesante semplicemente non parlandone. Sarebbe un po’ come convivere con un elefante in salotto.

A questo punto, Ramos è praticamente chiaro che non potrà vedersi assegnati i match più importanti dei tornei Slam a meno che in campo non ci sia Serena perché non è intenzione degli organizzatori di ogni torneo creare tensioni tra giocatori e giocatrici e i direttori di gara. Dunque per un po’ di tempo è molto probabile che i due non saranno più sullo stesso rettangolo di gioco. Conoscendo le grandi doti tecniche e agonistiche della statunitense potrebbe anche voler dire dover rinunciare a semifinali e finali nei Major. A pagare, dunque, sarebbe ancora una volta l’arbitro portoghese, già colpito dalla critica, dalla stampa, dai fan dell’ex numero 1 del mondo, dalla WTA, da Kathrina Adams e difeso a bassa voce, e con grande ritardo, dall’ITF.

Reem Abulleil, nota cronista araba, ha provato a fare una domanda che affrontasse la vicenda girando intorno alla questione, chiedendo se quello della finale dello US Open sarà un argomento che proverà a evitare da adesso in avanti. La risposta di Serena: “Non sto evitando nulla, soltanto non ho tempo di parlarne. Ho già parlato, tutti quanto ne hanno parlato per mesi, e mesi, e mesi ed è meglio andare avanti verso cose migliori e più grandi”. Il problema, verrebbe da pensare, è proprio qui. Oltre alla rinuncia totale ad analizzare la questione con più calma rispetto all’impeto del momento che forse l’ha portata a dire qualcosa di cui ora si sta forse un po’ pentendo, c’è l’affermazione di voler passare a qualcosa di più grande. Probabilmente lei intende questo come modo per chiudere una pagina, abbastanza triste comunque la si voglia vedere, ed essere pronta agli obiettivi di un 2019 che lei vuole vivere da protagonista assoluta qual è. Eppure l’affermazione stona anche solo nel dettaglio che di più grande, rispetto alla questione di accuse di sessismo, c’è veramente poco. Come scrivevamo anche quella notte: dispiace dover affrontare questa tematica perché la storia di Serena tennista merita ben altro, lei come persona merita ben altro, e lo stesso Ramos meritava ben altro. Il tennis, a conti fatti, a un certo punto è diventato l’aspetto marginale della questione molto più radicata in un problema sociale oggi piuttosto caldo e sentito, e che ha preso quella miccia per riaccendersi a piena forza.

A livello sportivo la partita ieri ha offerto, dicevamo, ben poche indicazioni. Serena è apparsa abbastanza indietro nella condizione fisica arrivando spesso in ritardo sulla palla, spingendo poco, muovendosi non sempre al meglio. Eppure l’occasione era quella che era: le sfide tra lei e sua sorella (vincitrice 4-6 6-3 10-8) sono sempre carichi di mille significati che, anche qui, trascendono dall’aspetto sportivo e difficilmente si hanno sfide veramente cariche di spettacolo; in più, cosa fondamentale, si trattava di un’esibizione. Non sarà questa la Serena che a Melbourne andrà a caccia dello Slam numero 24. Forse poteva essere un po’ più propositiva, ma ormai dovrebbe sapere meglio di tutti che cosa effettivamente possa dare e come gestirsi per essere al 100% delle proprie possibilità quando i punti effettivamente valgono qualcosa di pesante. A proposito del possibile record, la ex numero 1 ha detto: “Quello è stato un numero che per me ha sempre voluto dire tanto, a cui penso da quando ho vinto il 22, poi ancor di più il 23. È qualcosa che voglio, ma che devo essere in grado di conquistare battendo grandi giocatrici”.

Il momento più bello, alla fine, è stato quando Venus ha vinto un punto sul finire del primo set e Serena, guardando il suo angolo, ha vinto la figlia Alexis Olympia applaudire. Lei è scoppiata a ridere e guardando la sorella le ha urlato: “Sta applaudendo te!”. Intervistata da Sport360, la campionessa ha detto: “È stato il mio highlight della giornata. È una ragazzina di classe, sa già come comportarsi: applaude sua mamma e la sua avversaria che, insomma, sta di fatto sia sua zia”. Infine, un commento sulle nuove regole del circuito WTA: “È una bellissima cosa. Importante per tutte le madri che sono incoraggiate a prendersi delle pause per seguire i propri sogni, avere bambini e poter rientrare nel circuito. Penso che aver vissuto queste situazioni in prima persona possa avermi fatto aprire gli occhi sulla situazione e avermi fatto chiedere se magari avessi avuto a che fare con tutto ciò un po’ prima, ci sarebbe stata la stessa situazione? Non lo so. Ma ora che c’è la possibilità di farlo, nessuno dovrà più chiederlo”.