Roland Garros: Fognini rimonta da sogno ma cede sul più bello, ai quarti va Cilic

Cilic b. Fognini 64 61 36 67(4) 63

Adriano Panatta e Paolo Bertolucci sarebbero stati contenti. A maggior ragione dopo il match del loro connazionale, capace di infiammare il popolo transalpino del Philippe Chatrier, da sempre molto competente. Sarebbero stati contenti nel vedere, quarantacinque anni dopo, due italiani, come loro nel 1973, raggiungere i quarti di finale al Roland Garros.

E, invece, ci sarà il solo Marco Cecchinato, domani sul Lenglen, a tenere alto il tricolore nel match della vita contro Novak Djokovic. Fabio Fognini, però, oggi ha giocato un grandissimo tennis, trovando modo e tempo per battere ogni sorta di malanno, risalire da due set a zero, annullare un matchpoint sul 5-4 del quarto e mettere alle corde il miglior Marin Cilic della storia visto sulla terra battuta sino al 3-3 del quinto, prima di arrendersi alla forza del tennista croato, per la seconda volta consecutiva nei quarti di finale qui a Parigi, ma mai così competitivo sul rosso del Bois de Boulogne.

Oggi Cilic-Fognini è stata senza ombra di dubbio la partita più bella di questa edizione dello Slam parigino, perchè se nei primi due set il match è stato a senso unico, dal terzo in poi Fognini lo ha fatto diventare di colpo spettacolare, al punto da portarsi dietro il pubblico francese, mai molto tenero con noi italiani, ma competente quanto basta per apprezzare il talento del tennista di Arma di Taggia, capace di tirare fuori dalle corde della sua sponsorizzata racchetta, il meglio del meglio. Fognini ha dovuto giocare tre metri lontano dalla riga di fondo, ma la sua velocità nell’esecuzione dei colpi e quella nel muoversi lungo il rettangolo di gioco, stavano per fare la differenza.

Alla fine ha vinto Cilic, ma Fognini ha dimostrato che, soprattutto sul rosso, può davvero giocarsela con tutti, anche e soprattutto con il miglior Cilic, lo ripetiamo, visto a Parigi. Peccato, perchè riportare due italiani nei quarti di finale a distanza di quarantacinque anni dopo Adriano Panatta e Paolo Bertolucci nel 1973, sarebbe stato bellissimo. Per un movimento, quello nostrano, che dalle parti del Bois de Boulogne, riesce sempre ad esaltarsi alla grande: 6/4 6/1 3/6 6/7 (4) 6/3 in tre ore e trentasette minuti di battaglia autentica.