Kostyuk: “Credevo di aver fatto un errore scegliendo di giocare a Stoccarda”

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Marta Kostyuk continua il suo 2018 da favola. La quindicenne ucraina, che compirà 16 anni il 28 giugno, dopo il terzo turno all’Australian Open e gli ottimi risultati negli ITF degli ultimi 2 mesi, si è qualificata per il tabellone principale di Stoccarda superando tre turni di qualificazione e battendo all’ultimo turno Alizé Cornet, numero 35 del mondo, per 4-6 6-2 6-3, infilando un parziale di 9 game consecutivi dall’1-2 Cornet nel secondo al 4-0 nel terzo. A subire è arrivata in conferenza stampa, ecco le sue parole.

È stato un gran match oggi contro un’avversaria estremamente dura da affrontare, come sei riuscita a vincerlo?
Sono andata 3-0 e mi sono quasi spaventata (ride, nda). Stava succedendo tutto troppo facilmente, forse mi ero adagiata troppo e aspettavo i suoi errori. Poi nel secondo set, ero indietro 1-2, eppure ero convinta di poterla ancora vincere. Prima del match mi sentivo bene, che avevo chance. Il mio errore oggi è stato che mi sono spaventata. Nel terzo set poi sono salita subito sul 4-0 e mi è sembrato tutto così facile che di nuovo ho cominciato a spaventarmi. Ho sbagliato una palla molto facile sul 4-1 15-30 e mi sono innervosita parecchio: “Oh mio Dio ora la perdo!”. Poi ho vinto quel game sul 4-2, quando ero indietro 0-40, e lì mi sono detta che ce l’avrei fatta.

C’è stato un momento nel secondo dove da fuori dal campo la sensazione era che non potessi sbagliare. Colpivi dritti quasi a braccio sciolto, eppure facevi vincenti su vincenti. Qual era la tua sensazione in campo?
Guarda, non saprei. Il fatto che ragiono sempre punto dopo punto mi ha abituato ormai a ricordare soltanto poche parti di quello che succede nell’arco della partita. Non ricordo neppure cosa successe nel primo set sul 3-0, mentre del terzo set ricordo quasi solo che ho sbagliato quella palla sul 15-30. Ricordo che ho chiamato mia mamma che mi diceva di giocare, perché nel primo set sul 3-0 ho completamente smesso di farlo, mettendomi ad aspettare gli errori dell’avversaria. Così mi sono calmata e ho pensato soltanto ad aggredire. Appena ho cominciato a sentire la palla, lei ha indietreggiato. In quel momento ho cominciato a sentirmi veramente bene in campo, forse è per quello che hai notato un momento così da parte mia.

Dopo l’Australian Open c’era soddisfazione per il risultato e tutto quanto, poi però hai continuato a fare veramente bene. Come sei riuscita a tenere il livello così alto?
L’anno scorso c’è stata una situazione molto simile: ho vinto l’Australian Open e poi ho vinto la semifinale di un ITF da 15.000 dollari, poi ho vinto un torneo da 25.000 dollari, poi tutto è crollato. Mi dicevo che stavo giocando da schifo, che non ero più in grado di vincere una partita. Quest anno mi è sembrato abbastanza simile: 2 settimane fa ho parlato con mia mamma. Le dicevo che non avrei assolutamente fatto bella figura qui. In Australia mi sentivo molto bene, in Cina potrei dire ok ma tra mille infortuni, in due settimane molto difficili. Le stavo dicendo che non avevo voglia di tornare in campo così presto. Lei mi ha detto che ero molto cambiata rispetto allo scorso anno, che avevo subito vinto un torneo da 60.000 dollari, che quello ormai era il mio livello. Non c’erano più stati alti e bassi, ma avevo raggiunto grande costanza e ora devo continuare a migliorarlo. Quel pensiero mi ha rilassato tantissimo. Ora provengo da una sorta di off season, perché dopo la trasferta in Cina ho avuto due settimane di stacco totale e poi tanto allenamento che è stato praticamente più duro della off season che ho avuto prima dell’Australia. E stavo giocando da schifo, non puoi immaginare quanto giocassi male la scorsa settimana in allenamento (ride, nda). Tanto che mi dicevo che cosa andassi a fare a Stoccarda, che tanto avrei perso subito. Mia mamma mi diceva: “Se continui ad allenarti non cambierà nulla, devi giocare nei tornei”. Non me l’aspettavo proprio di giocare così qui perché questa terra è molto complicata da gestire. È veloce, si scivola tanto, la palla vola. È abbastanza simile alla terra. Il primo giorno che sono arrivata qui e ho provato il campo mi sentivo di nuovo come se avessi fatto un errore a decidere di giocare qui (ride, nda).

Come riesce a calmarti?
Ah, è mia mamma. Mi conosce meglio di chiunque altro. In più abbiamo un grande rapporto: discutiamo spesso, in campo, forse anche fuori (ride, nda), però le voglio tanto bene. Le dico tutto di me, lei conosce tutto della mia vita e lei fa lo stesso con la sua. Questo credo ci aiuti tantissimo.

C’è stato un momento in questi ultimi 7-8 mesi in cui ti sei accorta di questo miglioramento che stavi avendo?
Il primo passo è stato quando ho vinto contro Schmiedlova il secondo turno del torneo da 25.000 dollari che poi ho vinto. Lì ho sentito che non ero distante dalle altre. Quest anno in Australia quando ho passato le qualificazioni e ho vinto il primo turno, prima di giocare il secondo contro Rogowska sapevo che avrei vinto perché la mia avversaria era fuori dalle prime 100. Ne avevo già vinte 4, ero tranquillissima. Poi quando sono andata in Tasmania a giocare il 60.000 dollari e affrontavo giocatrici fuori dalla top-100 ero contenta della vittoria ma nulla di straordinario.

Ti senti mentalmente in una posizione migliore sapendo che puoi vincere la partita?
Quando ho visto il tabellone qui mi dicevo che avrei voluto invece affrontare qualcuna di molto forte, perché tu vai sempre al massimo quando sei contro le migliori e dai il meglio di te. Quando ho visto il tabellone mi sono detta: “No, che brutto”. Sapevo che avrei passato le qualificazioni perché il tabellone era abbastanza facile mentre per altre ragazze era molto più complicato. Nel tabellone principale ora potrei giocare solo contro Carla Suarez Navarro che ha un ranking migliore del mio mentre l’altra è Antonia Lottner che credo sia ancora fuori dalla top-100.

È meglio per te giocare contro una come lei?
No, diverso. All’Australian Open, poi in Fed Cup, ho giocato contro Elina Svitolina e Ashleigh Barty e sapevo che avrei perso, ancora prima di entrare in campo. Loro sono fortissime, e quel giorno hanno giocato in maniera incredibile, non potevo fare nulla. Bella questa mentalità, vero? (ride, nda). Forse ora se giocassi contro una top-20 affronterei la partita in maniera diversa, me lo auguro. Ora penso che posso battere le giocatrici fuori dalla top-20 come Gavrilova o Cornet oggi. Sono estremamente fiduciosa quando affronto giocatrici simili. C’è un salto invece enorme quando si entra nella top-20: passare dalla top-30 alla top-20 è uno step molto duro, devi essere in grado di ottenere grandi risultati.

Puoi parlarci di quanto sei a conoscenza del tuo potenziale e di come questo può aiutarti nel corso della stagione? Anche questa mentalità del punto dopo punto: oggi magari facevi un errore, perdevi la pazienza, e 20 secondi dopo era già tutto passato ed eri pronta per il punto successivo.
Oggi ero particolarmente nervosa, proprio perché sono partita subito molto bene e poi mi sono incartata. Sta però diventando una vera abitudine, questa di giocare punto dopo punto e ripartire sempre da zero. Ho cominciato ad adottarla lo scorso anno all’Australian Open, quando ho vinto il torneo, grazie a Iva Majoli e Ivan Ljubicic. Iva spingeva tanto per questo e ho cercato di farla mia. All’inizio è stata difficile, perché pensavo sempre a cosa sarebbe successo se avessi fatto così o in un altro modo, però poi piano piano è diventata sempre più importante e vedo che mi aiuta tantissimo nei tornei importanti. Quest anno in Australia ero completamente centrata e non ho mai pensato che avrei potuto perdere, se l’avessi fatto avrei sicuramente perso. Ora non penso neanche più a questo, ormai è una cosa che sento di avere completamente fatto mia e penso che oggi si sia anche visto: in alcuni momenti andavo anche troppo veloce da quanto volevo subito ripartire per il punto successivo. Forse vado anche troppo veloce, ma voglio abituarmi a questa regola dei 25 secondi al servizio. In Australia era caldissimo, non ce la facevo a servire entro 25 secondi, ne avrei voluti 45 per recuperare ogni volta. Finiva il punto e mi dicevo di muovermi per non perdere troppo tempo perché non avrei accettato di prendere un warning.

Il tuo primo match dell’anno è stato una sconfitta al 25.000 dollari di Playford contro Valentini Grammatikopoulou. Tutto quello che ne è seguito è stato incredibile. Potevi immaginarlo in quel momento?
Bene, grazie per avermi ricordato quel match (ride, nda). No, seri: quando ho perso a Playford mi sentivo fortunata. È stato un bene aver perso quella partita, perché mi ha permesso di lavorare meglio su alcuni particolari, di capire che in quei momenti non è accettabile non essere assolutamente concentrati: quando poi perdi il punto, il resto avviene tutto molto in fretta, l’avversaria torna immediatamente a galla e quasi non te ne accorgi. Mi è servita tantissimo, e quando sono arrivata a Melbourne ero veramente felice di aver perso quella partita, perché mi ha dato tantissimo, mi ha permesso di allenarmi una settimana intera e migliorare giorno dopo giorno. Che poi, aspetta: ora ti dico così. Quando sono arrivata a Melbourne ho detto a Ivan: “Scusa, perché siamo qui? Guarda che perdo al primo round, sicuro!”. Il mio team invece era abbastanza fiducioso che avrei potuto passare le qualificazioni, mi diceva: “Dai, smettila”. Credevo quasi volessero prendermi in giro: “Ma dai… Ho appena perso al primo turno di un ITF a 25.000 dollari, come posso passare le qualificazioni di uno Slam?”. Questo però mi ha aiutato tantissimo. Sapevo di avere un livello già molto alto, seppure abbia perso quella partita a Playford. Ho cercato di tenermi alla larga da ogni cattivo pensiero, perché in fondo era solo il primo torneo e non giocavo da 2 mesi. Alla fine mi ha dato una fiducia enorme: non ho mai perso partite che potevo vincere, quando sono stata battuta era perché le avversarie non mi davano chance. Ho perso in Fed Cup perché sapevo che sarebbe andata così, a Zhuhai la mia avversaria in finale è stata straordinaria, a Shenzhen invece ero morta, completamente. Volevo ritirarmi ma sono andata in campo comunque sapendo, ancora, che avrei perso (ride, nda). Non avendo mai perso partite che dovevo vincere ho tanta fiducia che sta crescendo, vediamo ora cosa succede.