Coppa Davis, il doppio sorride alla Croazia: 2-1 sul Kazakistan

CROAZIA-KAZAKISTAN 2-1

I. Dodig/N. Mektic b. T. Khabibulin/A. Nedovyesov 6-7(2) 6-4 6-4 6-2

È la Croazia di Dodig e Mektic a mettere la freccia avanti nel quarto di finale con il Kazakistan, dopo l’1-1 con cui ci avevano lasciati ieri. Nonostante non avessero mai giocato insieme, i due croati hanno avuto la meglio senza particolari difficoltà del più rodato duo kazako, quello composto da Khabibulin e Nedovyesov. Quest’ultimo sicuramente noto a molti italiani dopo che nel 2015 sconfisse il nostro Fabio Fognini nel quinto incontro di Davis ad Astana, obbligandoci ad una sconfitta per molti versi inaspettata.

Numeri alla mano, la sfida di oggi non avrebbe dovuto offrire particolari sorprese: Ivan Dodig, classe 85, è uno degli specialisti di categoria, numero 10 e 7 tornei conquistati all’attivo. Nikola Mektic, che compirà invece 30 anni la vigilia di Natale, è attualmente, sempre nel ranking di doppio, n. 33 con 4 finali disputate e 2 vinte. Dall’altro lato del campo, invece, Nedovyesov è stato 75 nel singolare (115 nel doppio), mentre Khabibulin, ventiduenne, ancora non ha una classifica degna di nota (è intorno al n. 250 nel doppio). Ma in Davis, e ancor di più nel doppio, i numeri lasciano spesso il tempo che trovano.

Il primo set è per il doppio di casa un set di assestamento: costretti a rimontare un break due volte, finalmente al settimo game passano per la prima volta in vantaggio mantenendo il servizio. Dodig e Nedovyesov servono bene, altrettanto fanno anche Mektic e Khabibulin, e con una risposta larga di Dodig si arriva dunque al tie-break. Nel tie il Kazakistan va subito 5-1, un ace sporco di Khabibulin porta i suoi sul 6-1, prima che una volée fuori misura di Mektic consegna il primo set al duo gialloblu.

Con il secondo set, il duo croato inizia a prendere meglio le misure, sia del campo che dell’avversario, e lo si nota sin da subito. I movimenti sono più organici, i colpi più profondi, e il gioco ne trae beneficio. Ciò che invece non succede oltre la rete, dove soprattutto Khabibulin inizia a minare le certezze che i kazaki erano riusciti a costruire nel primo set. Soprattutto al servizio, il kazako è poco incisivo e spesso falloso, e sono suoi i due doppi falli che regalano il break alla Croazia quasi in apertura di set, sul 2-1. Nonostante un passaggio a vuoto nell’ottavo game, dove Mektic annulla grazie al servizio e ad un dritto sbilenco di Nedovyesov due palle per il 4-4, la Croazia ristabilisce la parità dei set con un perentorio 6-4.

Un set fotocopia il terzo, molto equilibrato per lunghissimi tratti, che la Croazia porta a casa con lo stesso punteggio, 6-4, e lo stesso break al terzo game su servizio di Khabibulin: Dodig sorprende il duo kazako prima con una gran risposta e poi con una volée vincente che porta la Croazia sul 2-1 e servizio. Troppo debole e prevedibile la seconda del kazako, che su una terra lenta come quella di Varazdin offre la possibilità ai croati di rispondere in maniera spesso decisiva per l’esito del punto. Servono invece molto meglio i padroni di casa, e sul servizio di Metkic due volée ancora di Dodig rappresentano il lasciapassare per la conquista del terzo set, che si conclude con un brutto dritto a rete da parte del duo kazako.

Quarto set che inizia come il secondo e dunque come il terzo: break croato sul servizio di Khabibulin, propiziato come in precedenza da una serie di scelte infelici del kazako, ancora molto falloso. La posizione del corpo del giovane Khabibulin non è delle più rassicuranti, ma di fatto è l’intera squadra che non c’è più. Anche Nedovyesov, che sinora allora aveva provato a salvare il salvabile, perde il servizio al game seguente e la Croazia ha così la possibilità di servire per il match sul 5-2. Dopo aver salvato 4 palle break, un serve&volley liberatorio (quasi uno smash) di Mektic manda tutti a casa.

Domani gli ultimi due singolari, ma potrebbe bastare il primo ai padroni di casa: se Marin Cilic non si farà sorprendere dal pur sempre ostico Mikhail Kukushkin, la Croazia sarà nuovamente in semifinale.