Il Wimbledon che verrà

Sono passati la bellezza di 140 anni da quando Spencer Gore, superando per 6-1 -6-4 6-2 il compatriota William Marshall, vinse il primo titolo di un torneo disputato nella zona sud ovest di Londra, in un sobborgo chiamato Wimbledon. Da allora solo dieci volte il torneo non venne disputato, il che significa che ci apprestiamo ad assistere all’edizione numero 131 degli “Championships”, la cinquantesima dell’Era Open, cominciata nel 1968 e vinta, ovviamente, da Rod Laver.

Il torneo si è ovviamente modernizzato ed è inutile ricordare che chi perderà tra domani e martedì riceverà ben più soldi non solo di Gore ma anche di Laver, il che fa capire che il prestigio, la storia ecc. va bene, ma un po’ di soldi – un bel po’: 35 mila sterline a chi perde a primo turno, 2.200.000 per chi non perde mai – non guastano.

Con l’apertura delle Doherty Gates ricomincia anche il tormentone Murray, per il quale da queste parti c’è sempre un motivo per tenerlo sotto pressione. Dopo l’era geologica dall’ultimo britannico a vincere Wimbledon, o l’ottavo a vincere due volte il torneo, quest’anno i sudditi della loro graziosa maestà si sono tirati fuori l’inseguimento ai connazionali più decorati. Se mai Murray vincesse il terzo titolo diventerebbe il quarto classificato, nella storia patria del torneo. Davanti avrebbe soltanto William Renshaw, e i fratelli Doherty. Se conosciamo un po’ il buon Andrew Barron la cosa lo solleticherà come sapere di poter essere il vincitore del cinquantenario: niente. Così come non sarà troppo impressionato dal fatto che le due volte precedenti che si era trovato a difendere il titolo si sia dovuto fermare ai quarti di finale, contro Stan a New York e in quella strana partita contro Grisha a Wimbledon. Quest’anno, se supera Kyrgios agli ottavi, sarebbe il turno probabilmente di Stan, o al limite di Tsonga. Sufficiente per farci dire che o perde prima o per questa volta il quarto di finale non lo fermerà.

Ma ovviamente gli occhi del resto del mondo sono puntati su quell’altro svizzero, il detentore degli Australian Open, l’uomo che chiamano “il Re”, insomma il solito Roger Federer. Dei vari record che raggiungerà sicuramente e che può raggiungere ne abbiamo già parlato altrove e non è il caso di dilungarci particolarmente. Meglio rivolgersi alla sua Nemesi, Rafael Nadal, che per quanto abbia già messo le mani molto più che avanti, ricorderà certamente che le altre due volte che aveva vinto il Roland Garros senza cedere un set, nel 2008 e nel 2010, a Wimbledon finì discretamente bene. Certo, il tempo passa, ma in questi sei mesi è stato difficile accorgersene.

Anche Djokovic ha i suoi obiettivi. Vincere per la quarta volta Wimbledon sarebbe incredibile, visto che raggiungerebbe Laver e sarebbe ad una sola vittoria da Borg. E lo stesso Wawrinka invece completerebbe un incredibile career Slam.

Una novità di questa edizione di Wimbledon è che ci sono ben quattro giocatori in corsa per la vetta del ranking. È abbastanza sorprendente che tra questi non ci sia il favorito del torneo, sempre quello lì, mentre Djokovic, Nadal e Wawrinka possono mirare al trono di Andy. Murray in ogni caso rimarrà numero 1 se raggiunge almeno la finale, altrimenti dovrà sperare, come fatto in questi mesi, che i suoi rivali siano messi peggio. Non ha senso ricordare le varie combinazioni ma insomma qualcuna sì: se Rafa arriva in finale sarà sicuramente lui il numero 1, altrimenti dovrà sperare in qualche rovescio di Andy. Per Stan e Djokovic è necessario vincere il torneo e sperare che né Andy né Rafa arrivino in finale (nel caso di Djokovic neanche in semi).

Insomma, i big four+1 si giocano traguardi inaspettati solo qualche mese fa. Chissà se alla fine qualcuno di loro avrà più della “semplice” vittoria di Wimbledon da festeggiare.