Fuori i secondi da oggi al Roland Garros si fa sul serio

Il Roland Garros ha pensato bene di non accavallarsi alla finale di Champions chiudendo i battenti giusto in tempo per preparasi per bene alla partita. Nelle sei ore scarse di gioco però ha chiuso gli incontri clou, quelli che vedevano in gara i due favoriti alle prese con un impegno che non era del tutto banale. Il problema, se volete, è stato le due partite sono durate poco più di un’ora il tempo, per Murray e Wawrinka, di far sfogare i loro avversari e colpirli ferocemente nel tiebreak. Non sarà sfuggito il modo diverso con cui i due avversari, del Potro e Fognini, hanno lasciato andare le loro partite ma piuttosto che accanirsi sul ligure è forse il caso di ricordare che solo una discreta dose di provincialismo può portare ad accomunare l’argentino e l’italiano. Le due carriere raccontano storie diverse e se si è parlato dell'”equivoco-Fognini” c’è più di una ragione. Dopo dieci anni di carriera ad alto livello è del tutto senza senso continuare a recitare la litania del “cosa potrebbe essere” perché “quello che è stato” dovrebbe aver convinto anche i più accaniti tifosi – ma perché poi? – che Fognini ha spremuto il massimo possibile dal suo tennis. Tutti i primi cento sono in grado di giocare un grandissimo tennis per un’ora o a sprazzi o per un’intera partita. Solo in cinque o sei sono in grado di farlo con la continuità necessaria a vincere un torneo così complicato come uno slam o un mille. E tra questi, così come non c’è Dolgopolov – uno che batte Fognini come e quando vuole – o Paire o Carreno Busta non c’è neanche l’italiano. Ci si goda il suo tennis, bello anche se non elegantissimo e non gli si chieda quello che non può dare, soprattutto adesso che la sua carriera volge al tramonto.

Discorso diverso per del Potro che solo il solito generoso Murray ha tenuto in partita più del dovuto. Palito è uno strazio perché non è pensabile che senza il rovescio si possa pensare di fare partita pari con uno dei primi 20. Ci regalerà altre storie e lacrime ma vittorie non è proprio il caso di aspettarsene. Persino il Murray di questi tempi, così prodigo di regali, non ha potuto esimersi nel chiudere in tre set, anche se ci ha provato in tutti i modi a perdere il primo, giocando un tiebreak sciagurato. E buon per lui che delPo abbia fatto peggio. Il risultato è che non sappiamo tanto di più né su Wawrinka né su Murray e che neanche lunedì i nostri dubbi potranno dissiparsi perché chiunque vinca la prosecuzione del derby francese o dello scontro generazionale tra Isner e Kachanov non saranno loro a impensierire i primi due del tabellone. Il rischio è che non possano esserlo neanche i quarti, soprattutto se Nishikori continua ad essere l’ombra del rapidissimo giocatore che fu. Il giapponese sembra sempre più preoccupato di farsi male che di trovare un modo per vincere le partite e fin qui ha approfittato di un tabellone favorevole. E anche di un po’ di fortuna, visto che la pioggia è arrivata a tirarlo fuori da una situazione che si faceva complicata. Kei dovrebbe riuscire a tirarsene fuori e poi con Verdasco dovrebbe farcela a non perdere, ma arrivato a Murray i nodi verranno al pettine.  E chissà se a quel punto si ricorderà del quarto di finale di New York. Spese le giuste parole per Cilic – bravo e praticamente ai quarti, ma ne riparliamo quando avrà un impegno serio – e Anderson rimane da segnalare che da oggi il torneo entra nel vivo anche per quanto riguarda le donne. Fanno bene i francesi a sperare in qualcosa perché tre ragazze negli ottavi sono un risultato promettente e non finisce certo qui perché una tra Garcia e Cornet la ritroveremo ai quarti e sono tutte da verificare le condizioni di Mladenovic, che non parte certo battuta contro Garbine Muguruza. La spagnola sembra a questo punto la favorita della parte alta e una sua finale contro la Halep sarebbe forse il punto di partenza di un’era più stabile per la WTA. Ma la strada rimane lunghissima, e c’è ancora un sacco di gente che non sarà tanto d’accordo da Venus a Ostapenko ad una certa Svetlana Kuznetsova.