Solo il rovescio di Wawrinka può sgretolare le certezze di Nadal

La statistica che rimbalza più spesso su Twitter nelle ultime ore riguarda il perfetto score dei due finalisti che si giocheranno il Roland Garros: 9 su 9 al Roland Garros per Nadal, 3 su 3 nelle finali Slam per Wawrinka. Ovviamente sono due dati che non hanno alcun significato, ma è materiale sufficiente per creare altra aspettativa nei confronti della finale maschile tra Rafael Nadal e Stan Wawrinka, ossia i campioni di dieci delle ultime dodici edizioni (tanto per dire come si possa giocare coi numeri, se si vuole).

Ma è indubbio che la finale a cui assisteremo è senza dubbio il meglio che potevamo aspettarci: la presenza di Nadal era un requisito fondamentale per il carico di storia che questo tennista si porta dietro, quella di Wawrinka lo era altrettanto perché questo tennista ci ha insegnato negli ultimi tre anni a non sottovalutarlo. Non ci sono Djokovic, Murray, Thiem o Nishikori che tengano, al momento: solo la follia picchiatrice di Stan sembra in grado di tenere testa alla solidità di Rafa, o quantomeno è l’unica variabile a cui ci sentiamo di dare qualche possibilità. Il percorso di Nadal – 29 game persi in 16 set e uno scampolo di secondo set, quello nel quale Pablo Carreño-Busta si è ritirato – è stato davvero impressionante ed è difficile immaginarsi una situazione nella quale Nadal comincia progressivamente a subire la potenza del rivale per poi arrendersi, come fece il favoritissimo Djokovic due anni fa.

C’è solo un dubbio su Nadal, a dire il vero, e nemmeno la semifinale con Thiem, l’unico avversario che poteva proporre dei seri dilemmi allo spagnolo, ci ha dato una risposta. Nadal in queste due settimane non ha mai vissuto un momento di difficoltà: è andato sotto di un break solo in un’occasione (nel secondo set del primo turno contro Paire), non è mai arrivato a giocarsi un tie-break e anzi, i suoi avversari non sono nemmeno mai arrivati a 5. Difficile porsi delle domande, insomma, se gli avversari non ti costringono a farlo. L’arroganza tennistica di Wawrinka, che venerdì non si è perso d’animo nemmeno dopo aver perso il terzo set contro il miglior Murray dell’anno e ha finito per vincere grazie alla bellezza di 87 vincenti, potrebbe però costringere Nadal a farsi qualche domanda nel corso della partita e non è detto che sia per forza un bene per uno che non vince un trofeo così importante da oltre tre anni.

In apertura di secondo set contro Thiem, l’unico momento della partita in cui i due hanno giocato per poco alla pari, Rafa ha commesso uno dei rarissimi errori non forzati del match: un dritto in rete con tutto il campo aperto, che ha dato lo 0-30 a Thiem. Poco dopo le cose sono tornate a posto, anche perché Thiem non ha certo giocato il match migliore della sua carriera. Ma insomma, tutte queste ipotesi e tutte queste precisazioni servono solo a cercare una lettura che vada oltre al pronostico che va per la maggiore: Nadal vincente, e senza troppe difficoltà. In effetti è dura immaginare Wawrinka colpire per almeno tre ore con quella potenza e a quella velocità, senza concedersi una pausa. Ne avrà bisogno, come ne ha avuto bisogno contro Murray: il rovescio della medaglia delle pause, però, è che quando giochi contro Fognini o Haase puoi concedertele con un certo margine di tranquillità, mentre contro i campioni, in genere, possono diventare troppo pericolose. Un tennista con poca fiducia come Murray, per esempio, stava quasi per vincere la semifinale e se Stan non avesse giocato un tie-break magistrale, ora staremmo a ipotizzare ben altro.

È un problema che Nadal, nel corso della carriera, non ha praticamente mai avuto sulla terra battuta, specie sulla lunga distanza: il suo livello di intensità medio, quello che in genere viene chiamato velocità da crociera, è sufficientemente alto per permettersi di tenerlo costante per tutto il match senza doversi preoccupare del suo avversario o di finire le energie. In sostanza, quando Nadal è in forma e in fiducia, devi riuscire a trovare una velocità da crociera superiore alla sua, e sperare di mantenerla tale per un lungo periodo di tempo. Sulla terra battuta, al meglio dei cinque set, finora ci sono riusciti solo due tennisti: uno giocò una partita irreplicabile, l’altro era nel miglior momento della carriera e affrontava Nadal nel peggior momento della sua. Wawrinka, per diventare il terzo, dovrà fare quello che gli è riuscito solo in tre eoccasioni su diciotto, peraltro in circostanze più favorevoli di queste: a Melbourne vinse un match tre su cinque, ma sul cemento; a Roma vinse sulla terra, ma in un match due su tre; a Parigi Bercy vinse sul cemento indoor, due su tre. In bocca al lupo.