Tra la solita Italia e la splendida Martina, il Roland Garros attende

Ci ha provato il nostro Fognini a rendere la giornata un po’ meno sciatta, rispondendo a muso duro ad una domanda di Gianni Clerici: “Pietrangeli? Almeno noi siamo professionisti…” Il buon Fabio che, come da pronostico, ha battuto senza particolari problemi Andreas Seppi, è rimasto l’ultimo italiano in gara ma adesso lo attende Stan Wawrinka, uno dei cinque pretendenti al titolo. O sarebbe forse meglio dire “uno dei quattro che cercherà di non far vincere il titolo a Nadal”. Gli italiani alla fine hanno fatto peggio di quel famigerato 1978, cioè l’ultima volta che al secondo turno ci arrivarono in 5. Allora, oltre al derby, una partita la portammo a casa, quella di Bertolucci contro tal George Hardy, un californiano di Long Beach, anche se poi arrivò a Borg e vabbè. A Borg ci arrivò anche il vincitore di quel derby, Corrado Barazzutti, e fu anche l’ultima volta che un ragazzo nato nello stivale arrivò così lontano, addirittura in semifinale. Poi arrivo Borg e vabbè, l’abbiamo già detto? Quest’anno è andata peggio, come si diceva, e anche con pochi rimpianti, visto che nessuno degli altri tre è riuscito a portare a casa lo straccio di un set. Poi ci si può anche accontentare dei due tiebreak di Lorenzi, ma insomma così è ridotto il tennis italiano e continuare a ricordarlo è doveroso certo, ma anche abbastanza inutile, considerato come funzionano le cose dalle parti di Viale delle Olimpiadi.

C’è rimasto Fognini dicevamo ma contro Stan la partita è così chiusa da poter essere giocata con la mente completamente libera, anche se in passato non è che questo abbia portato troppo bene all’italiano. Ad ogni modo Fognini ci ha anche vinto una volta contro lo svizzero anche se Wawrinka non era ancora “the man” cioè quello che ha cominciato a vincere uno slam all’anno. L’ultimo incontro fu sul sintetico e l’italiano portò a casa sette game. Ne vincesse un paio in più saremmo già contenti.
Stan fa l’altro campionato, quello dei 4 che cercheranno di contendere a Nadal la decima. Dopo due partite le indicazioni non possono essere chissà cosa, giusto il tempo di notare che Murray continua a stare sui cornicioni e non si sa cosa pensare. L’anno scorso andò anche peggio nei primi due turni e poi arrivò in finale. Quest’anno  però non ha alle spalle le ottime prestazioni dello scorso anno sulla terra. Lo scozzese giocherà al prossimo turno contro del Potro, protagonista della scena madre del giorno, edificante certo, ma che non è forse il caso di ammantare di troppa retorica. Che poi si rischia di finire nel luogo comune dell’argentino che dice allo spagnolo di pensare ai sentimenti, alla famiglia, al bambino e all’amore. Solo degli insensibili non potevano commuoversi alla scena delle lacrime di Almagro ma purtroppo a noi tocca occuparci di tennis e dire che per quanto possa sembrare messo male Murray, questo del Potro, acciaccato il suo, dovrebbe dare meno pensieri di Klizan, che speriamo prima o poi scriva un manuale per spiegare a tutti quello che proprio non si dovrebbe fare su un campo di tennis.  Se non si suicida, quindi chissà, Murray troverà o Isner o questo Kachanov che ha eliminato Berdych con un bel cipiglio e che per un paio di giorni potrà prendere il posto lasciato vuoto da Zverev e dal solito Kyrgios, che oggi ha fatto capire quanto poco scherzasse quando diceva che non si allena sulla terra rossa per paura di sporcare la macchina. Lo abbiamo detto tante volte: Nick fa e disfa, per adesso sono più le volte che disfa, sull’erba vedrete come cambierà la musica, con tanti saluti all’omologazione delle superfici. Il vero ostacolo verso Wawrinka dovrebbe essere Nishikori nei quarti, però anche lui non sta benissimo ma almeno sta evitando di complicarsi partite semplici. Adesso troverà Chung, il promettente ragazzino occhialuto che portò al tiebreak un disgustato Nadal a Barcellona, e non dovrebbe faticare troppo, poi uno tra Cuevas e Verdasco.
A Wawrinka, sparito Kyrgios, dovrebbe toccare, dopo il vincente del derby tra Gasquet e Monfils che sabato sarà il match d’onore sullo Chatrier, Marin Cilic, ma stiamo correndo.

Per una volta le ragazze hanno rispettato i pronostici. Hanno vinto sia Halep che Karolina Pliskova, per la prima volta così avanti a Parigi, e anche le altre partite non sono state troppo sorprendenti. Anche la vincitrice di Roma, seppur faticando, è arrivata al terzo turno. E se la Keys ha perso ha avuto troppi problemi quest’anno per essere particolarmente stupiti. Ha perso anche la Vondrousova, però ha fatto una gran partita contro un’ottima Kasatkina. E ha perso anche Eugenie Bouchard, e anche in questo caso la parola “sorpresa” avrebbe poco senso.
Alla fine il palcoscenico se l’è preso Martina Navratilova, che ha scritto una lettera aperta di straordinaria limpidezza sulla ridicola questione di un’ex tennista alla quale dovrebbero impedire l’accesso ai campi, altro che intitolarle lo stadio di uno slam. E speriamo che la federazione australiana intervenga a correggere questo obbrobrio. Leggetela la lettera di Martina, perché una volta di più si potrà comprendere la differenza tra una donna meravigliosa ed una patetica ex tennista.