La magia dei prati, Federer o no

Wimbledon

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…” Ogni anno, all’inizio della stagione sull’erba, la sensazione è quella di questi versi del Pascoli: qualcosa di antico che sa di tremendamente nuovo. Vero, il mantra ormai lo conoscono anche i muri, le superfici sono omologate e anche i prati verdi non sono più quelli di vent’anni fa, ma nonostante questo l’arrivo della “grass court season” porta con sé un fascino particolare, che appunto ogni anno ha il sapore della novità e della tradizione insieme, come nei migliori ristoranti degli chef stellati.
I suoni innanzitutto, anche attraverso la televisione: sarà per l’eleganza intrinseca del campo in erba immacolato, sia dei primi tornei che di Wimbledon, ma di colpo il fragoroso rumore che costantemente accompagna i gesti dei tennisti dai campi australiani fino al Roland Garros con i suoi olé in accento francese, attraverso il fragore del Masters americani, di colpo scompare per lasciare spazio a un religioso silenzio, dove trova spazio persino l’eco della pallina e, anche grazie alla superficie stessa che per caratteristica fisica assorbe le onde sonore, i colpi delle racchette diventano più morbidi, vellutati.
I giocatori cambiano, almeno nell’apparenza, ma probabilmente anche nella realtà, modo di muoversi: l’erba li costringe a essere più leggeri, a essere più danzatori e meno corridori. Sarà anche per questo, ovviamente non solo, che Re Roger Federer va a nozze su questa superficie.
Questi due cambiamenti sono seguiti dal terzo, più importante a livello di gioco, in senso stretto: i gesti tecnici. Come detto in precedenza oggi le superfici sono simili e non si assiste più a un tennis completamente diverso, ma comunque a delle varianti si: le discese a rete aumentano come l’uso del tocco e degli scambi di “fioretto”, il servizio torna a farla da padrone. Ciliegina sulla torta, tutti si vestono di bianco, sarà tradizionale, ma considerato che durante l’anno non accade quasi più, sembra un nuovo look, molto elegante.
Queste antiche novità, ogni estate che sia, portano gli amanti del tennis a scoprire, o riscoprire giocatori che per il resto della stagione restano spesso nascosti. Ecco allora che Dustin Brown, con il suo pazzo stile d’attacco torna sugli scudi, così come Florian Mayer. Feliciano Lopez diventa avversario davvero temibile per tutti e in una finale di un torneo 250 puoi vedere un gioco di volo pregevole tra Gilles Muller e Ivo Karlovic. Scopri che è vero che Andy Murray ha una “manina di tutto pregio” per dirla alla Clerici.
Perché il grande pubblico, ancor più quest’anno, aspetta Wimbledon per Roger Federer, ma esiste una nicchia di appassionati che ama il tennis su erba per queste ragioni, perché ogni estate a Londra arriva una storia inaspettata: da Stakhovsky a Rosol, l’esplosione di Nick Kyrgios, fino alla favola di Marcus Willis lo scorso anno. Chi si ricorda David Wheaton? E Michael Stich, divenne forte, ma in quel 1991, chi se lo aspettava? Tutti sanno che, a parte qualche raro caso, lo svizzero farà il suo in quel dell’ All England Club, ma tutti sanno anche che al cospetto della regina accadrà qualcosa di inatteso, di divertente e di emozionante.
È la magia di Wimbledon, dei tornei che lo precedono, è qualcosa che non puoi spiegare solo a parole, che ci sia o non ci sia Federer, la fugace stagione sull’erba ogni anno sarà unica, dagli aspetti estetici fino al gioco. Forse perché dura così poco anche, ma quando finirà sarà un altro anno di rumore, di colori cangianti e di suoni forti, in attesa che la danza sul verde prato torni a far vedere quel nuovo antico gioco chiamato tennis.