Zverev conquista Roma ed è già in top 10

[16] A. Zverev b. [2] N. Djokovic 6-4 6-3

Numero 10 del mondo a 20 anni e qualche giorno, numero 4 della Race, primo Masters 1000 vinto alla quattordicesima partecipazione ad un torneo di questo livello: la stella di Alexander Zverev, il più giovane campione degli Internazionali d’Italia dai tempi di Rafael Nadal, splende già di una luce abbagliante nel circuito ATP, più che pronto ad accogliere un nuovo dominatore dopo i fasti dei Fab Four. La costanza con cui ha applicato i suoi schemi oggi, il coraggio di alcune scelte e la concentrazione che ha dimostrato per tutto il match sono indizi più che sufficienti per credere che Zverev diventi campione Slam e numero 1 a breve, specie in tempi così incerti come quelli in cui stiamo vivendo.

La brutta notizia per il suo avversario, un certo Novak Djokovic che qui a Roma ha vinto quattro volte, è che non ha nemmeno giocato così male. Eccezion fatta per il disastroso primo game – servizio perso a 0 con doppio fallo e rovescio fuori di metri – il numero 2 del mondo non ha giocato male. Probabilmente non come ieri sera, quando Thiem gli ha dato una grossa mano, ma nemmeno così male come nelle ultime settimane. Il problema è che oggi, contro questo Zverev, serviva un Djokovic ormai smarrito, e che era improbabile fosse tornato all’improvviso dopo mesi di latitanza. Dominato sulla diagonale di rovescio, sì, ma neppure capace di rispondere ai servizi del suo avversario (non è mai arrivato ai vantaggi in nove turni di risposta), Djokovic è stato incapace di mettere Zverev di fronte a qualche problema, di costringerlo a prendere decisioni difficili, insomma lo ha fatto giocare a tennis come voleva lui. E ad oggi il tennis di Zverev è tra i più brillanti del circuito, un mix di potenza, solidità e applicazione che assomiglia molto a quello del finalista di oggi. Poca fantasia, è vero, ma quella è merce rara e neppure così utile.

Preso il break a inizio match, Zverev lo ha tenuto senza esitazioni fino al 6-4 del primo set. Djokovic, forse infastidito dal caldo sole di fine maggio, ha invece trovato più di qualche problema a tenere il suo, di servizio. Il serbo ha vinto il game del 4-3 in maniera casuale, giocando due pessimi dropshot che sono diventati punto solo per colpa di Zverev, ma che hanno fatto capire quanto poco chiare fossero le sue idee. Quelle di Sascha, invece, sono sembrate limpidissime: il dropshot sul 3-2 15-30, con Djokovic finalmente capace di giocarsela in risposta, ha preso di sorpresa tutti, Novak compreso, ed è stato l’unico momento di incertezza quando Zverev ha servito. Per il resto non c’è stata partita.

Zverev non ha mai esitato nemmeno nel secondo set, conquistando il break al terzo game approfittando di un Djokovic in confusione. Incapace di imporre il suo tennis o di cambiare i piani in corsa, Novak è riuscito a limitare i danni evitando un secondo break sul 4-2, ma non è riuscito a rimandare l’inevitabile due game più tardi, in un game che il pessimo dropshot giocato sul 40-30 riassume alla perfezione. Magari poteva contare sulla fragilità dei nervi, ma Sascha sembra voler diventare grande in fretta. Oggi ha vinto 36 punti su 45, una percentuale impressionante perché è rimasta costante per tutta la partita. E quel che è meglio, almeno per Zverev, è che il tedesco non ha nemmeno dato l’impressione di aver dato tutto. Zverev è il primo giovane a vincere un Masters 1000 dai tempi di Djokovic (Indian Wells 2007): da allora i titoli se li sono spartiti sempre i soliti, con qualche sporadice eccezione rappresentata da quasi trentenni che hanno saputo cogliere la loro chanche. A Parigi Alexander Zverev arriverà da top 10 per la prima volta in carriera e se non si ritirerà nessuno oltre a Federer, sarà fuori di appena un posto dalle prime otto teste di serie. Agli ottavi la mina vagante sarà lui.