25 maggio 2008: Kuerten gioca l’ultima partita in carriera

Si era presentato in campo con il completino giallo e blu con il quale era salito alla ribalta delle cronache tennistiche undici anni prima, conquistando il titolo a Bois de Boulogne da numero 66, ad oggi ancora il vincitore a Parigi con il ranking più basso dell’era Open.

Una passerella che si è soliti concedere ai grandi campioni e lui l’aveva voluta su quei campi dove aveva trionfato tre volte, 1997, 2000 e 2001 (dopo aver annullato un match point nel match di terzo turno e disegnato per la prima volta il famoso cuore sul campo a fine partita). Una carriera che può vantare oltre ai tre slam parigini anche il Master di fine anno del 2000, un totale di 20 titoli nel circuito e 43 settimane al vertice del ranking a cavallo tra il 2000 ed il 2001.

Gli infortuni lo avevano di fatto messo fuori gioco già da qualche anno, l’ultima stagione giocata a tempo pieno ed al meglio era stata il 2004, quando a Parigi raggiunse i quarti di finale con lo scalpo di Roger Federer, già numero 1. “Un piccolo piacere in più”, questo l’unico motivo che lo aveva spinto a chiedere una wild card a 31 anni.

Il match, come prevedibile, ebbe poca storia, il francese Paul-Henri Mathieu vinse con il punteggio di 6-3 6-4 6-2. Ma per quella partita si era comunque allenato a dovere: servizio e rovescio sembravano a tratti quelli dei tempi migliori, ma spostamenti laterali e tenuta non gli consentirono di strappare almeno un set all’avversario. Di quella partita Kuerten disse che non avrebbe ricordato gli errori ma l’atmosfera, l’ovazione del pubblico all’ingresso in campo, le bandiere brasiliane, il pubblico che lo incitava con il suo soprannome “Guga, Guga”.

Al termine della partita la FFT gli tributò il giusto omaggio ed un trofeo con una sezione di quei campi a lui tanto cari. “Credo di potermi considerare molto soddisfatto, specialmente per i ricordi che mi hanno accompagnato durante questo ultimo match“ le sue dichiarazioni a fine partita. “Questo torneo in particolare è davvero come una casa per me. Una parte della mia carriera è stata vincente ed ero in grado di raggiungere tutti gli obiettivi che volevo, poi dopo sono arrivate stagioni difficili. Ma ad ogni modo sono stati anche questi ultimi anni importanti, per la mia crescita personale, per comprendere che ci sono altre cose con le quali bisogna confrontarsi. E alla fine per me non c’è alcun rimpianto”.