Vincere il diciottesimo Grande Slam, era davvero possibile? Sì, certo che era possibile. Roger Federer ha dimostrato almeno altre tre volte di poterci riuscire. Ma vincerlo così, dopo uno stop lungo sei mesi, da testa di serie numero 17 del tabellone, contro il rivale di sempre, dopo aver vinto due partite al quinto set, recuperando per giunta anche un break di svantaggio nel set decisivo della finale contro Nadal, per di più all’età di 35 anni (prossimo ai 36 in agosto)?

No, nessuno avrebbe mai potuto immaginarlo. La storia racconterà di questo Federer che quasi dal nulla riuscì a vincere quel titolo che nessuno avrebbe pensato ancora raggiungibile. Quello che non racconterà è cosa è successo dopo quel trionfo, cos’altro ha fatto Federer dopo l’ultimo (ultimo?) titolo Slam della sua carriera. La storia racconterà di Federer quello che ha già scelto di raccontare di Sampras: un talento inesauribile, che riuscì a dimostrare ancora un’ultima volta che “le chiacchiere hanno poco valore, i campioni rimarranno per sempre campioni”, come ha detto Svetlana Kuznetsova. Anche Pete Sampras infatti vinse il suo ultimo Slam quando non si pensava potesse farlo, a 32 anni, sui campi di Flushing Meadows. Uno US Open che, ironia della sorte, anche lui conquistò partendo dalla testa di serie numero 17 del tabellone, ed anche lui battendo Andre Agassi, il suo storico rivale.

Quello che la storia non racconterà è: archiviato il diciottesimo, cosa da qui in poi? Cosa sperano i tifosi del Maestro, ora che il cerchio è stato chiuso, la fatica è stata compiuta, l’opera è stata finalmente portata a termine? Il tifoso, una volta smaltita la sbornia del successo, dovrà fare i conti con se stesso e prendere una posizione. Cosa vuole ora per il futuro del suo beniamino? Le strade sono essenzialmente tre, e non prevedono hashtag terribili come #Bel18ve.

Prima strada: il ritiro
Si tratta della via scelta da Sampras. Conquistato l’ultimo obiettivo, lo statunitense si prese una pausa lunga dodici mesi, senza tuttavia ufficializzare il ritiro, che arrivò l’anno successivo. In effetti, questa sembra essere la strada più logica: lasciare il tennis con un titolo, da campioni. E nemmeno sarebbe una strada codarda. Federer lascerebbe il tennis a 35 anni, un’età che raramente permette nel tennis di rimanere ad alti livelli. E cambia poco se in questi Australian Open gli over 35 si sono presi tutta la scena considerato che anche la finale femminile ha visto protagoniste le sorelle Williams, che hanno 71 anni in due.

Ed è questa la via che è stata subliminalmente accennata dallo svizzero, senza però caricarla di significato eccessivo: «Spero di essere qui anche l’anno prossimo, se non ci sarò, è stato un percorso pazzesco». Anche le parole con cui Federer si è rivolto a Nadal avevano il sapore di quelle dette da chi non rimarrà a lungo sui campi: «Rafa, continua a giocare. Il tennis ha bisogno di te». Mancava un’inquadratura di Federer che si allontanava all’orizzonte per renderla una classica scena di chiusura di un film.

Anche Flavia Pennetta preferì lasciare il tennis da campionessa: vinse gli US Open e appese la racchetta al chiodo. Certo, lei voleva mettere su famiglia (ed infatti ora ha il pancione), mentre Federer i suoi quattro figli li ha già avuti e li sta crescendo in parallelo alla vita tennistica.  Il tifoso che sceglie questa via vuole conservare il miglior ricordo possibile di Federer. Ma forse ci si sbaglia quando si pensa che lo sport debba essere abbandonato all’apice, per entrare nella leggenda, per non intaccare la memoria del “campione-che-era”.

Se Federer avesse lasciato quando molti glielo chiedevano, dopo la sconfitta con Stakhovsky a Wimbledon, o subito dopo quella contro Robredo agli US Open, oggi non avremmo quest’ultimo sigillo, che forse è il più bello. Gli sportivi, quelli che hanno vinto tanto, non hanno nulla da dimostrare; non hanno nessuna reputazione da difendere o memoria da mantenere. Chi vorrà ricordare Federer, lo farà comunque per i suoi anni d’oro. Si rischia di perdere il punto della questione quando ci si focalizza sull’immagine che un campione lascia di sé: questa non sbiadisce con il tempo, semmai si arricchisce di particolari. Comunque Federer, come ha chiarito poi in conferenza stampa, non ha intenzione di ritirarsi al momento, con la precisazione che: «Sappiate che c’è molto poco tennis rimasto in me, se mai mi infortunassi, potrebbe essere la fine».

Seconda strada: giocare fino alla fine
E se non si dovesse infortunare? La seconda strada è coerente con il mantra degli ultimi anni: giocare finché c’è la voglia, lo stimolo. Se questa voglia non è passata, perché farsi condizionare da un titolo in più? Federer non ha mai continuato soltanto per vincere un altro trofeo dello Slam. Così come Francesca Schiavone e Roberta Vinci, che si ritireranno alla fine di quest’anno, fino ad oggi Federer ha scelto di giocare semplicemente perché sentiva di avere ancora motivazione. Evidentemente il tennis non è stato in questi ultimi 3-5 anni quella sofferenza fisica che è stata per Agassi, come lo statunitense ha ampiamente descritto in Open.

E se questa filosofia ha permesso a Federer di non farsi scoraggiare nel tempo dai tentativi andati a vuoto nelle finali perse contro Djokovic, potremmo legittimamente supporre che lo possa spingere a giocare ancora a lungo. D’altronde qualche anno fa si guardava alle Olimpiadi di Rio come ultimo traguardo di Federer, ed oggi invece stiamo festeggiando il diciottesimo Slam. E poi bisogna anche riflettere su come è arrivato questo successo agli Australian Open. È stato, per prima cosa, inaspettato; lo stesso Federer ha confessato che si sarebbe accontentato di centrare i quarti di finale, e che lui è ancora nella fase del rientro (“comeback mode” l’ha chiamata). Se un Federer al 70% con un problema agli adduttori riesce a vincere un torneo dello Slam, perché non augurarsi che il Federer versione 100% possa giocare ancora per molti anni?

Il tifoso che sceglie di sostenere questa strada è contento semplicemente per il solo fatto che Federer continui a giocare, che regali lo spettacolo a cui ci ha abituato e quei due-tre colpi che soltanto in un suo match è possibile ammirare. Questo tifoso non si pone obbiettivi: top 1o, risultati negli Slam, qualificazione al Masters di Londra, l’importante è che Federer non smetta di deliziarlo. Certo, anche quest’opzione, ha i suoi contro: giocare fino alla fine, ma quale fine? La fine del fisico, probabilmente. Se l’importante è vederlo giocare, soltanto un fattore indipendente dalla volontà di Federer, un infortunio, sarebbe deputato a decretare la fine della sua carriera. Il tipo di gioco che Federer esprime, vista anche la sua capacità di adattamento negli anni, gli permetterebbe di ottenere dei risultati ancora a lungo, a differenza del gioco estremamente fisico di uno come Nadal (o Djokovic).

Terza strada: giocare questo anno e vedere come va
La cosa infatti che ci ha spiazzato è che il tanto atteso trionfo è avvenuto al primo torneo dell’anno. Se avessimo parlato di Wimbledon o dell’ultimo Slam, gli US Open, sarebbe stato molto più naturale pensare al ritiro. Ma il trionfo agli Australian Open lascia aperte un mondo di possibilità. Prima su tutte: la posizione numero 1 del ranking. È presto per fare programmi, ma la ATP Race dice una cosa, seppur abbastanza scontata: Federer è primo per punti del ranking guadagnati nel 2017 (2000, con sotto Nadal a 1245); e se pensiamo che le prime posizioni sono occupate da Murray e Djokovic e che quest’anno — con un Nadal ritrovato, il solito Wawrinka e qualche coup de theatre stile Istomin e Zverev — la concorrenza potrà essere agguerrita, chissà che Federer non abbia le sue ghiotte chance di tornare al vertice. D’altronde, ricordiamo tutti quando nel 2014 rischiò di farcela senza aver vinto nessun titolo dello Slam.

L’anno poteva iniziare decisamente in salita, così non è stato. Una sconfitta anticipata agli Australian Open avrebbe fatto precipitare Federer al di fuori della top 30; con il trofeo in tasca lo svizzero è tornato nuovamente in top 10. E adesso arriveranno i primi Masters 1000 sul cemento americano, che l’anno scorso Federer saltò (detto in altre parole: altri punti che si vanno soltanto ad aggiungere nel ranking). E, a parte i piani per la vetta del ranking, Federer può ora programmare la sua stagione in maniera differente. Se prima doveva puntare a guadagnare posizioni per conquistarsi una testa di serie decente per il Roland Garros e poi per Wimbledon, adesso potrà anche saltare qualche torneo di troppo (ovvero i fastidiosi Masters 1000 su terra rossa, che tanto mettono alla prova il suo fisico).

Sempre che ovviamente non voglia giocare una sua ipotetica ultima stagione per intero. Ma la sensazione è che potrà alleggerire il carico ora che la pressione del diciottesimo titolo si è dissolta; ed abbiamo visto infatti quanto possa fargli bene un po’ di tempo per riposarsi, no? Il che ci riporta al vero e prossimo obbiettivo concreto che un Federer non ancora del tutto soddisfatto può porsi. D’altronde, ogni tifoso avrebbe immaginato il diciottesimo titolo in uno scenario differente: sui campi verdi di Wimbledon. L’Australian Open ha “scombinato i piani” ma non vuol dire che l’ottavo titolo a Church Road passi ora in secondo piano. Forse allora, con quell’ultimo sigillo, il cerchio sarebbe veramente chiuso.

Questa è la via che più prudentemente ogni tifoso dovrebbe scegliere. Perché questi Australian Open non sono stati un coniglio dal cilindro, né tantomeno una serie di fortunate coincidenze. Ricordiamo che Federer ha battuto quattro top 10, di cui tre al quinto set. Inanellare una serie di vittorie contro Berdych, Nishikori, Wawrinka e poi Nadal può solo voler dire che Federer ha ancora i mezzi per essere competitivo ad alti livelli. E nessuno si sarebbe aspettato di vederlo uscire dall’Australia in una posizione più favorevole di quella in cui era arrivato. Ma così è stato e, se questo anno può ancora regalare tante soddisfazioni, allora non limitiamo le aspettative su un ritrovato Federer; perché se è arrivato all’agognato titolo numero 18 da underdog, chissà cosa potrà fare quando partirà da favorito.

D’altronde, ci sono alcuni record impossibili che aspettano di essere infranti, e Federer è riuscito nell’impresa di vincere una finale Slam riconciliandosi con Occhio di Falco sul matchpoint. Dopo quello, nulla è impossibile.

Record dei titoli ATP detenuti: Jimmy Connors 109 (Roger Federer 89)
Record delle partite vinte: Jimmy Connors 1535 (Roger Federer 1331)
Più vecchio numero 1 del ranking: Andre Agassi a 33 anni
Più vecchio vincitore di un torneo dello Slam: Ken Rosewall a 37 anni