Vanni e Fabbiano parlano di Federer. Haas, comincia l’ultimo giro

Dicono che Melbourne sia la città delle 4 stagioni in un giorno. Basta un giorno, circa, per scoprire che è una delle verità più grandi da tenere in considerazione una volta arrivati in questo paradiso. Persone alla mano, roba che capita di fermarle per strada per chiedere informazioni e questi, in media, possono dirti almeno 2 volte “mate” o “buddy” pur non avendo la minima idea di chi tu sia. Magari non si entra in confidenza, ma è la via più semplice per ritrovarsi poi dopo 10 minuti ancora a parlarci. In questo modo l’occhio cadrà involontariamente sull’abbigliamento: bene, in una giornata da 15-20 gradi come quella odierna vi creerete una confusione che la metà, come si dice, basta. Con la stessa temperatura si vedono persone con infradito ai piedi e tshirt, scarpe pesanti e felpa, maglietta a maniche lunghe e papalina, chi azzarda addirittura al piumone per coprirsi la parte alta. La verità è che nessuno di loro sa che cosa aspettarsi da un’ora all’altra.

Stessa cosa oggi a Melbourne Park. Una mattinata, quella di ieri, che niente aveva per essere definita “estiva”, con freddo, vento e gocce di pioggia sporadiche, che nel giro di un’ora e mezza aveva già cambiato radicalmente sceneggiatura, passando ad un sole forte e cielo quasi terso. C’è da prendere una moneta, quando si esce dalla sala stampa.

L’unico fattore che rimane è il vento, quello sempre abbastanza presente. Sia Thomas Fabbiano che Luca Vanni hanno dovuto patire contro un avversario indomabile. Entrambi hanno accennato alla vicenda a fine partita, soprattutto il toscano vista la sua grande altezza e di quanto il vento possa cambiargli direzione del lancio.

Vanni che non ha visto la sua richiesta accontentata, ma merita comunque il premio simpatia: “Poter giocare contro Federer? Beh sì, considerando che entrambi non abbiamo tanti anni di carriera mi farebbe molto piacere. Mi darà 6-1 6-1 6-1 piuttosto, ma spero di arrivare almeno all’ora e mezza di gioco”.

Fabbiano invece è stato molto più razionale: “Piuttosto voglio giocare contro un qualificato, sperando di avere Federer al turno dopo”. Logicamente chi è finito in quel settore non è nessuno dei 2.

Durante il match del pugliese, un ospite a sorpresa è apparso sulle tribune.

Ivan Ljubicic cominciava la lunga giornata che l’ha visto spaziare su tanti campi “secondari”: con due match sicuri da giocare (per Federer) contro altrettanti qualificati, un’occhiata giustamente andava data.

Naomi Osaka la scorsa settimana si era ritirata da Auckland per un problema al polso. Ieri ha fatto un’oretta di allenamento con Belinda Bencic. Poco da dire, onestamente: la svizzera non aveva tanto ritmo e non riusciva a fare partire lo scambio nelle fasi finali, quando i punti venivano decisi tutti da scambi tra i 2 ed i 3 colpi.

È capitato che ogni tanto si ritrovasse a scuotere il polso sinistro, oggi fasciato, segno che ancora un po’ di dolore c’è.

Chi invece ha lasciato un po’ “a metà” è Tommy Haas.

Una volta passati i primi 10 minuti, il tedesco è calato tantissimo in intensità e spinta, spegnendosi quando invece il francese aveva appena iniziato a scaldarsi. Non sappiamo di più certo che la disabitudine dai campi e dal ritmo partita rimane alto. Difficile dirsi cosa aspettarsi.