Karlovic: “Dovevo combattere contro Zeballos e contro me stesso”

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Come sta la tua mano?
La mia mano bene, ma il ginocchio, la mia schiena mica tanto. Il gomito. Tutto assieme è ok. Ogni giorno è più o meno così.

C’è stato un momento nel quinto set in cui volevi solo finire la partita, mollare tutto?
Beh no. In realtà stavo pensando a quell’altro match, quello fra Isner e Mahut. In parte speravo che potesse durare molto anche il mio così da avere anch’io un record. Ma va bene anche così.

Indietro di 2 sets, con 37 gradi in campo, hai girato la partita a tuo favour servendo ben 75 aces. Dove la trovi l’energia?
Non lo so. Gatorade ed acqua forse. Cioè, ho iniziato davvero male il set; non mi sentivo in campo. Più il match andava avanti, meno caldo c’era e ciò mi ha dato l’opportunità di esser meno, come hai detto tu, stanco. Cercavo solo di andare avanti, punto per punto.

Sette anni fa nella semifinale della Coppa Davis hai giocato contro Radek Stepanek il match quasi più lungo della storia.
Mi ricordo quell match. È stato veramente lungo e dopo quella partita non mi sono ripreso per quasi 3 mesi dallo sconforto di aver perso. Poi mi sono infortunato anche a causa della lunghezza di quella partita. Quindi sì, lo ricordo bene.

Tu dici che il tennis è la tua vita. Dopo i 35 anni cosa fa andare avanti un tennista? Ognuno chiede di Federer ma nessuno ti pone mai una domanda riguardo al tuo ritiro. È una cosa buona o no?
Penso sia una buona cosa che io sia ancora qui. Mi sono reso conto che la vita che conduco è stupenda. Adoro viaggiare, adoro vincere. Spero che tutto ciò non finisca a breve, cioè il giocare a tennis. Ovvero finché non avrò infortuni  e finché avrò un buon ranking continuerò a giocare.

Mentre giocavi ti è passato per la mente che potevi fare il nuovo record per il match più lungo?
No, non ci ho pensato. Ho solo provato a vincere in qualsiasi modo potessi. È stato il match più lungo degli Australian Open?

È stato il più lungo in termini di games.
Oh, games.