Federer e quelle emozioni che ti fanno tornare bambino

Come un bambino che è appena riuscito ad infilare il proprio ditino nel barattolo, seminascosto dalla mamma, di Nutella. Felici, felici da morire. Perché i trascorsi nella S.A.T. di una città di provincia, quando il poster di Jimmy Connors o di John McEnroe, era un qualcosa che potevi portare a casa tirando giù il barattolino di Pirelli bianche posto all'angolo del quadrato di battuta, sono riemersi prepotentemente.

Anche oggi che hai tutto e più di tutto, che puoi raggiungere qualsiasi cosa in un nano secondo, che puoi insomma vivere quello che vuoi vivere, anche a distanza di migliaia di chilometri. Oggi hai tutto, ma Federer, il Signore di Basilea, te le vuoi tenere stretto, un po’ come quel pallone, nuovo di zecca, portato all’Oratorio per giocare con il resto della ciurma, a patto di non finire in porta. Oggi Federer, il nostro Roger, è un qualcosa che non vorresti mai finisse. No, per carità. Ti emoziona, ti fa stringere il cuore, ti toglie il fiato. Ti regala giocate che nemmeno la Playstation di turno renderebbe tali. Oggi Federer è, semmai ce ne fosse bisogno di rimarcarlo, il tennis. Quello che il muro sotto casa ti ha insegnato in tenera età e che nel post scolastico hai sognato di imitare.

I record, per carità, sono importanti. Riempiono i libri e ti aiutano a caricare di una riga in più i tuoi pezzi, in questo caso, d’oltre Manica. Ma non aiutano, perdonateci, a capire la grandezza di un uomo, elegante, dolce nei movimenti e nel suo ondeggiare lungo il prato verde del giardino di casa, quel Centre Court a Church Road, dove per undici volte, non una, si è giocato una semifinale dei Championships. La nostra professione, bella da morire, ci impone dei paletti, legati a quel tifo genuino che soltanto l’amato o odiato pallone può permetterti di inseguire.

Noi siamo tifosi di Federer, perché non si può non esserlo. Perché ora che abbiamo abbandonato gli studi e ci avviamo a godere di una vecchiaia, speriamo, delicata e responsabile del nostro quieto vivere quotidiano, vorremmo tanto continuare ad intingerlo quel ditino nel barattolino di Nutella. Vorremmo tanto evadere da Wikipedia e quant’altro, provando a costruire, a mo’ di carte Modiano, un castello fatto di colpi geniali ed emozioni pure, quelle che soltanto il Signore di Basilea sa regalare.

Noi vogliamo continuare a nutrirci di queste cose. Provando a riempire il nostro taccuino di frasi ad effetto e numeri che possano regalarci la grandezza dell’evento. Con lui, soltanto con lui. Il Signore di Basilea, quel Roger Federer che vorremmo tanto custodire gelosamente a mo’ di reliquia, per tramandarlo ai poster così com’è. Geniale e romantico e dolce, dolce da morire, come la Nutella rubata di nascosto alla mamma.

 

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