Fed Cup / Capolavoro di Sharapova, Kvitova si arrende. La Russia ribalta il punteggio: 2-1 sulla Repubblica Ceca

TENNIS – Di Diego Barbiani

PRAGA. Prendete un dizionario, apritelo alla parola ‘lottatrice’ e probabilmente troverete scritto ‘Maria Sharapova’. Ed è riduttivo definirla semplicemente così, perché la vittoria di oggi contro Petra Kvitova vale tantissimo, sia per come è maturata sia per l’economia totale della finale di Fed Cup.

3-6 6-4 6-2 in oltre due ore e mezza che mettono il punto esclamativo sul match più bello vinto da Sharapova in questo 2015 e portano la Russia avanti 2-1, con la possibilità di chiudere i conti nel quarto singolare ma con la possibilità concreta di arrivare al doppio decisivo e poter contare su un doppio di alto livello composto da Elena Vesnina e Ekaterina Makarova.

Gli enormi crediti di Sharapova nascono dall’inizio della partita, che eppure la vedevano in enorme difficoltà. Su una superficie così veloce, Kvitova stava andando a nozze a suon di accelerazioni sulle palle meno incisive della sua avversaria. L’unico modo che aveva la russa per complicarle la vita era rimanere lì con la testa, con il carattere ed in questo lei rimane quasi un ‘unicum’ nel panorama femminile, perché l’altra stava giocando a livelli ottimi e con una costanza che non si trovava dal torneo di Madrid, quando dominò negli ultimi due turni prima Serena Williams e poi Svetlana Kuznetsova. 

Era il terreno preferito dalla ceca, il super-veloce che tanto l’aiuta a spingere bene, ad impattare bene ed a macinare vincenti. Dopo il primo set, però, la russa ha messo sul piatto tutti i motivi per cui è una grandissima protagonista dell’ultimo decennio, a cominciare dal primo turno di battuta dove si è tirata su dal precipizio annullando quattro palle break. Un lavoro mentale, il suo, che ha raggiunto l’apice tra il settimo ed il nono game dove Kvitova, pur tenendo il primo della serie ed arrivando ad una palla break che l’avrebbe portata a servire per il match ha subito la continua crescita mentale di Sharapova. 

Nel primo set la russa giocava appena un colpo su quattro dentro al campo, costretta ad un atteggiamento molto più remissivo. Nel secondo set si è arrivati ad uno ogni due. Più aggressiva, più viva, più presente e quindi pericolosa. Nel momento topico è stata agevolata da due doppi falli consecutivi dell’avversaria sul 4-4 40-15. Errori, però, costretti dal gioco mentale della russa, che ha preso la battuta e chiuso il parziale a zero e nel terzo set, con la partita che stava cambiando inesorabilmente, ha completato l’opera.

Braccia alzate ed urlo di gioia dopo l’ultimo dritto vincente, a sottolineare una prestazione da dieci e lode. Un’altra avversaria, con la Kvitova vista oggi, avrebbe probabilmente tirato i remi in barca dopo più di un’ora in cui veniva presa a ‘pallate’ senza quasi possibilità di replica. Non Sharapova, che ha dimostrato (semmai ce ne fosse ancora bisogno) come nel tennis non è mai detta l’ultima parola.