US Open: griglia di partenza

Vi ricordate un anno fa? Dopo Wimbledon, il ritorno al numero uno, l’argento olimpico e la scintillante vittoria di Cincinnati, Federer sembrava l’ovvio favorito per l’imminente Us Open.

Esperti, osservatori, tifosi, gufi, scienziati, giornalisti e giornalai: tutti d’accordo. Federer avrebbe fatto un sol boccone della concorrenza. Tutti d’accordo, salvo “Perdych”. Al quale è bastato come al solito inquadrare nel mirino Federer per tornare Berdych e ridicolizzare in un un paio d’orette gli esperti, osservatori, tifosi, gufi, scienziati, giornalisti e giornalai di cui sopra.

Come andò a finire si sa. Il titolo se lo giocò la premiata (?) coppia Djokovic/Murray, con vittoria a sorpresa del secondo. Sembrava l’inizio d’un dominio che sarebbe durato e gli Slam successivi hanno confermato l’andazzo. Tranne che a Parigi infatti, i successivi titoli se li sono giocati sempre loro due.

Un anno dopo, tutto sembra cambiato. Nadal e il suo ginocchio sono tornati più forti che mai e dopo lo scivolone di Wimbledon hanno addirittura cannibalizzato l’estate nordamericana sul cemento, stravincendo i titoli di Montreal e Cincinnati. Il favorito d’obbligo, non può che essere lui. Ovviamente in coppia col suo ginocchio.

 

Pole Position

Nadal, come si diceva. Da quando è rientrato dall’infortunio ha vinto 12.457 tornei su 12.459! Wimbledon a parte, ha lasciato un’impressione d’invulnerabilità inquietante per i suoi avversari. Della terra sapevamo, ma è quanto fatto sul cemento che ha destato decisamente scalpore. Indian Wells, Montreal e Cincinnati: tre Masters 1000, tre vittorie. Traduzione: dal rientro è ancora imbattuto sulla superficie tradizionalmente a lui più avversa. Miracolo o prodigio? Forse entrambi. In Canada e in Ohio ha messo in fila avversari del calibro di Djokovic, Janowizc, Raonic, il ritrovato Federer di Cincinnati, il sempre insidioso Berdych (ahahahahha) e Isner. Regolaristi, attaccanti da fondo campo, grandi servitori. A Rafa non hanno fatto neanche il solletico. Considerato che a New York si giocherà anche 3/5 non si vede come potrebbero infastidirlo nell’ultimo Slam dell’anno.

Insomma, tutti gli indizi portano a Rafa. Unico dubbio: non sarà mica entrato in forma un po’ troppo presto?

 

Prima fila

Per completare la prima fila, puntiamo su Djokovic. Vero, da un numero uno del mondo ci si poteva e doveva aspettare di più. Invece, dopo il solito Australian Open, a parte l’exploit di Monte Carlo, poco o niente. Paradossalmente, non sarebbe neanche il super-Nadal-2013 il problema. Con Rafa ha sempre perso di misura (9-7 al quinto, 7-6 al terzo). E anche con Murray si può ovviamente perdere (magari non 3-0 come a Wimbledon….). Il problema è rappresentato dagli orribili stop con i vari Dimitrov, Berdych (ancora tu?), Del Potro, Isner. Tutta gente che il RoboNole del 2011 avrebbe polverizzato solo con lo sguardo. La domanda vera allora è: qual è il vero Djokovic? Il sospetto è che quello del 2011 fosse l’eccezione, e tutti gli altri la regola. Incluso questo del 2013. Nonostante tutto puntiamo sulla sua voglia di rivincita in questa edizione. Su Murray, per la sconfitta ventosa e cramposa (?) dello scorso anno. E su Nadal, per le recenti, brucianti sconfitte. Senza dimenticare quel titolo di Numero Uno che sembra proprio destinato a passare di mano nei prossimi mesi, e sicuramente prima della fine dell’anno.

 

Seconda fila: Murray e Federer

Ovviamente prima Andy di Roger. Per tanti motivi. Per la nuova dimensione dello scozzese negli Slam (sempre in finale, con 2 vittorie, negli ultimi quattro giocati); per il pessimo 2013 dello svizzero; per il fatto di poter contare sulla guida esperta di un coach come Ivan Lendl.

Certo, Andy dovrà alzare decisamente il livello rispetto alle opache prestazioni di Montreal e Cincinnati. Ma lo scorso anno fece altrettanto. Giocò malissimo in Canada e Ohio, maluccio nei primi turni di New York, ma poi trovò la forma e torneo in corso e arrivò il primo titolo Slam. Bissato due mesi fa in quel di Wimbledon. Il successo nel torneo, diciamo, di casa gli avrà tolto un po’ di fame. Non è da escludere. Ma qui potrebbe entrare in gioco il fattore-Lendl. L’ex numero uno del mondo è in questo senso una sorta di assicurazione sulla vita per il buon Muzza e pensiamo che cali di concentrazione non ve ne saranno. Certo, per confermare il titolo dovrà battere uno dopo l’altro Berdych (bastaaaaaaaaa!), Djokovic e Nadal. Non semplicissimo, non impossibile. Forse.

 

Avessimo dovuto preparare questa “griglia di partenza” 15 giorni fa, Federer non sarebbe rientrato neanche nelle prime 180 file! Troppo brutte le sconfitte di Wimbledon, Amburgo e Gstad e troppo preoccupanti le condizioni della sua schiena per pensare soltanto di considerarlo tra i favoriti in un torneo impegnativo come lo Us Open. C’è voluto il riposo di Montreal e un’altra sconfitta (quella con Nadal a Cincinnati) per ridare un po’ di speranza al depresso popolo rossocrociato. Pur perdendo, infatti, a Cincinnati contro Nadal si sono rivisti lampi del vero Federer. L’uscita prematura nei quarti potrebbe averlo paradossalmente agevolato nella preparazione del torneo. Il tabellone presenta una difficoltà probabilmente insormontabile: Nadal nei quarti. Ma sarebbe (ammesso di vedere un qualcosa di simile al vero Federer) l’unica. In semifinale non avrebbe né Djokovic né Murray e nemmeno i vari Berdych e Del Potro. Inoltre, incontrare Nadal nei quarti non è detto debba necessariamente essere uno svantaggio in uno Slam. Arriverebbe probabilmente meno stanco e potrebbe quindi giocarsi con qualche chances in più le proprie possibilità. Ma la salute prima di tutto!

 

Terza fila: Del Potro e Berdych

Li mettiamo insieme, in coppia, perché anche se Del Potro sembra avere (come al solito) qualche acciacco in più, il loro tabellone presenta più o meno le stesse difficoltà. Dai quarti in poi, dovrebbero battere infatti Djokovic, Murray e Nadal (o Federer). Per farla breve, ma proprio breve, hanno pochissime possibilità, quasi nulle. Bisognerebbe forse rivedere il Del Potro del 2009 (capace di battere uno dopo l’altro Nadal e Federer) per bissare quell’impresa, ma Palito non si è mai più espresso con quella continuità.

Quanto a Berdych, andò vicino solo una volta ad un exploit del genere quando a Wimbledon 2010 batté Federer e Djokovic,prima d’inchinarsi in finale al cospetto di Nadal.

Anche recentemente i nostri hanno dimostrato di avere i numeri e le capacità per fare match pari o magari batterne uno, ma ben difficilmente (mai nella vita diremmo) tutti e tre. Un’uscita prima dei quarti sarebbe una delusione. Con i quarti avrebbero fatto il loro dovere. Oltre, sarebbe comunque un successo. Oltre-oltre-oltre…un sogno. Ma i sogni difficilmente si avverano.

 

Italiani

Abbiamo due teste di serie, Fognini (16) e Seppi (20), che con qualche sforzo potrebbero arrampicarsi fino in ottavi al cospetto di Djokovic e Murray. Sarebbe un trionfo, ma sarà dura. I nostri non sembrano in formissima e non amano molto questa superficie. I rispettivi servizi non li aiutano. Temiamo una più rapida dipartita, speriamo di essere smentiti.

Nessuna speranza invece per gli sfigatissimi Lorenzi e Volandri, contro Berdych e Isner.

 

Outsider

Prendiamo Gasquet e Janowizc. Non per vincere il torneo ovviamente, ma per portarsi il più avanti possibile e ripetere magari i
l loro miglior risultato, raggiungendo di nuovo la semifinale in uno Slam. Si trovano entrambi nel quarto presidiato da Ferrer, apparso non proprio al top ultimamente. Varrà la pena dargli un’occhiata ogni tanto.