L’Era del Ginocchio

Tra fenomenologia di Nadal e la logica dei “Vamos Rafa” – di Controbreak

Se fino a maggio poteva essere solo una congettura, ieri (anzi sabato) si è coniata ufficialmente una nuova epoca tennistica: l’Era del Ginocchio. Da quando esiste lo sport, esistono gli infortuni. In passato era complesso rientrare in tempi ragionevoli, attualmente invece i recuperi sono sicuramente più rapidi, ma un infortunio è pur sempre un infortunio. Servono tempi di riabilitazione, che introducono forzatamente periodi di stop e una ripresa graduale delle attività, in quanto il rischio più grande è la ricaduta con lo stesso infortunio, ma di entità maggiore.

Se al ginocchio poi, non si tratta certo di uno strappo al muscolo, ma di una articolazione ben complessa e difficile da riportare alla naturale forma, forse impossibile. Tutto questo vale per qualunque soggetto che non si chiami Rafael Nadal.

La sua storia, per quanto epica e commovente, non convince nessuno, se non gli esseri “Vamos Rafa”, quella categoria di persone che sostiene il maiorchino solo per la figura e non per quello che fa. Un po’ come quando da bambini, incapaci di intendere e volere, si guardavano i cartoni animati sui robot e, pur non avendo minimamente idea di cosa fosse una guerra galattica, si tifava per Daitarn “perché sì“. Così i “Vamos Rafa” vedono Nadal come una figura, esponente del tennis solo perché gioca con una racchetta in mano, da tifare “perché sì” e non concepiscono il fatto che il loro supereroe sia un essere umano come tutti gli altri. Pensano che lo spagnolo possa solamente vincere e se mai dovesse arrivare una sconfitta, non sarebbe mai merito dell’avversario, ma della carente condizione fisica del loro eroe, rigorosamente espressa in percentuale: “Rafa ha perso perché era al 66,9%“, “Si vede che oggi non era al 100%“, “Se fosse stato almeno al 79,6% avrebbe vinto“.

 

Come ben sappiamo, nel 2012 è avvenuto l’imprevedibile, a Wimbledon: dopo ore di lotta, dopo che aveva vinto il quarto per 6-2, particolare importantissimo, ma che nessuno vuole ricordare, Nadal perde al quinto daRosol. Inconcepibile! Troviamoci subito una scusa: mi sono fatto la bua al ginocchio. Ecco che sparisce misteriosamente dal mondo e dai radar di Google per 7 mesi. Ogni tanto ci manda una foto dal suo bunker mentre fa esercizi su una palla gigante, su FaceBook inserisce che ha intrapreso una relazione complicata con Hoffa e ci manda percentuali di recupero del ginocchio. Percentuali che i “Vamos Rafa” attendono come se fosse un videogame, dove il guerriero una volta rimasto in quarantena e raggiunto il 100% di “health” è pronto a tornare in guerra come niente fosse. La cosa particolare è che, pur essendo nella realtà, è successo veramente così: esattamente come avevamo lasciato Nadal al Roland Garros del 2012, così è rientrato nel 2013.

Solitamente un essere umano che si infortuna necessita di alcuni tempi di riadattamento, soprattutto se immerso in un vortice “che non aspetta nessuno” quale quello del tennis moderno. Un centometrista che si infortuna, dopo che si riprende e torna a una competizione ufficiale non può pretendere di fare il record del mondo. Un calciatore, dopo uno stop, gioca gli ultimi 5 minuti delle partite per riprendere il passo e confrontarsi con gli altri in campo. Per un tennista è ancora diverso perché sottoposto a un diretto braccio di ferro contro un avversario. Un “uno contro uno” serrato, fatto di variabili e attrezzi, che necessita diadattamento, soprattutto dopo una pausa di mesi. Durante l’allenamento o meglio, la ripresa, al massimo si può godere di uno sparring, che per ovvie ragioni non può essere un campione di tennis sottratto all’ATP. Quindi non è possibile rientrare di punto in bianco coi ritmi da top player, ma nemmeno da numero 20 del mondo. Questo è poco, ma sicuro. E’ logico, se il mio sparring mi desse i ritmi da numero uno al mondo due son le cose: è scemo a non essere nell’ATP per tritare chiunque oppure lo pago, quanto vincerebbe un top player, per stare fuori dal circuito e tenermi in ritmo. E per ovvie ragioni escludiamo entrambe le ipotesi.

Prendiamo quel simpaticone di Djokovic. Nel 2011, l’anno della gloria, a settembre si è infortunato in Davis. Facciamo anche finta che fosse una scusa perché non riusciva a battere Del Potro e quindi si è ritirato. Dopo due settimane (solo due settimane, non un mese o 7) di pausa è arrivato fino in semi a Basilea concedendo un set a Malisse al primo turno, a Baghdatis al terzo e perdendo da Nishikori. A Bercy ha perso un set da Troicki e si è ritirato prima di scendere in campo con Tsonga. Al Master dei Principi ha battuto Berdych, ma al tie-break del terzo, ha perso da Ferrer conquistando solo 4 game e ha chiuso baracca con Tipsarevic, alternate e servo devoto di Nole. Il serbo ha vinto nuovamente agli Australian Open del 2012. In pratica gli sono serviti circa tre mesi di partite qua e là, per rimettersi al pari. Quindi anche Djokoic dimostra che gli infortuni e i blocchi non permettono ritorni a mille. Se poi ci aggiungiamo anche che dopo quell’infortunio non ha mai più toccato certi livelli, possiamo dire che il giullare è più che umano. Per i “Vamos Rafa” sarebbe invece molto più semplice, spiegherebbero che Nole non è tornato la 100% perché non si è più dopato per raggiungere i livelli unici, immensi, da vero gladiatore e G.O.A.T. dello spagnolo. Quinzi docet.

Ma ributtiamoci su Nadal. Fuori 7 mesi, e scusate se lo ricordiamo, ma non stiamo parlando di due settimane di stop per stiramento, ritorna magicamente a ritmi non pari, ma superiori a tutti. E ci sembra impossibile che Djokovic, Murray e Federer abbiano pensato di immolarsi per fargli da sparring privato nella sua assenza. Com’è possibile? Mistero della fede. I “Vamos Rafa” spiegherebbero con un semplice “Non è al 100%, ma compensa con il cuore!“. E allo stesso momento penserebbero, ma per pudore non lo dicono “Fosse al 100% batterebbe tutti con un doppio 6-0” e nel concepirlo, provano anche un orgasmo cerebrale. Le persone normali invece si chiedono il perché e ovviamente faticano a trovare risposte. Che ovviamente nemmeno noi abbiamo, oltre all’ipotesi che probabilmente Nadal è un cyborg. Ma non ci sembra attendibilissima come spiegazione…

Questo prodigio ovviamente non può passare inosservato e infatti, proprio come si è istituita l’Era Open, per identificare l’abolizione del confine tra tennis professionistico e amatoriale, è nata l’Era del Ginocchio, per definire tutto ciò che è pre e post Hoffa. Dopo oltre 7 mesi, durante i quali sappiamo ormai benissimo (o forse pensiamo di sapere) cosa tutto è successo in casa Nadal, Rafa è rientrato nel circuito a Vina del Mar ed è giunto in finale concedendo solo 14 game in 3 partite. Ha poi perso in finale da Zeballos, ma come? Al terzo, dopo essere andato a un passo dalla vittoria nel tie-break del secondo. Per logica in un torneo di rientro, dopo una pausa così lunga, avrebbe dovuto perdere contro chiunque al secondo incontro, faticando moltissimo al primo. Non Nadal. In pratica è successo come se avesse continuato a giocare in tutto il 2012, ma a noi fosse stato censurato tutto fino a Vina del Mar 2013. Come se avessero tagliato un pezzo di pellicola da un film che ci eravamo messi a guardare, facendoci perdere la logica tra l’inizio e la fine. Manca qualcosa.

Da qui in poi ha vinto Acapulco facendo semi con Almagro e finale con Ferrer, quindi San Paolo, ma soprattutto Indian Wells sul cemento, battendo i successione: Gulbis, Federer, Berdych e Del Potro, perdendo solo due set. Detto così sembra più un cartone animato giapponese sul tennis alla Holly e Benji. A questo punto arriva la seconda sconfitta, a Monte Carlo, in finale (però), contro Djokovic. Ma non allarmiamoci, perché armato di benda al ginocchio sempre ben in vista ha poi recuperato con le vittorie diBarcellonaMadridRoma e Roland Garros. Arrivato quindi a Wimbledon, visto che la sequela di vittorie stava un attimo puzzando, ma soprattutto non difendendo niente, ha ben visto di prendersi una vacanza e perdere da Darcis. Dopo un mese di vacanza, gli allenamenti magici, svolti in relax pescando (ricordiamolo), gli hanno permesso di tornare subito sul cemento americano al livello di Djokovic, il finalista di Wimbledon, e di conquistare Montreal.

E questo è solo l’inizio dell’Era del Ginocchio. Dopo i 7 mesi di stop di Nadal, chiunque, tranne i “Vamos Rafa”, pensava che prima di ritrovare il ritmo vincente, gli sarebbe servito almeno un mesetto di rodaggio e un altro di penombra. E invece niente, era solo il primordio di una nuova epoca di vittorie dello spagnolo, ancoramigliori di prima. Alla luce del magico ritorno e dopo il Roland Garros, noi avevamo ipotizzato che Rafa, non avendo più punti da difendere, sarebbe diventato numero uno ATP a fine 2013 e ad oggi siamo ancora convinti di questo. Del resto tre sconfitte per soli 7 mesi continui di stop e la vittoria di un 1000 post Wimbledon fallimentare, con zero punti da difendere nell’immediato futuro, cosa ci dovrebbero far pensare? Poi figuriamoci che ora ha anche ripreso il ritmo…