E se a vincere gli Us Open fosse una caramella?

di  DANIELE AZZOLINI   

Doctor Masha and lady Sugarpova. Più o meno la stessa storia, quella di Jekyll e Hyde. Allo stesso modo incredibile, rivelatrice di animi contrapposti, sussultante per le conseguenze che potrebbe avere, ma non così gotica, drammatica e tenebrosa come potreste immaginare. Piuttosto, al forte sapore di frutta, fragola e arancia, limone e banana, qua e là qualche spruzzata di menta. Fortemente simbolica, nonostante tutto. Perché può capitare, in questi tempi moderni e un po’ scriteriati, che a condurre nel profondo la ricerca su se stessi, si finisca per scoprire che il proprio doppio non è affatto trucido e inelegante, ma sappia essere una perfetta macchina da business. Avida? Può darsi. Esagerata? Perché no… Un po’ di Hyde dovrà pure conservarlo quel perfido essere che si agita nelle pallide membra della bellissima Sharapova.

Dunque vale la pena prendere un minimo di distanze, e affibbiargli un nuovo nome, e con quello farlo addirittura partecipare ai prossimi Us Open, con il rischio che nell’albo d’oro, un domani, si possa leggere non il nome della vincitrice, bensì del prodotto da lei sponsorizzato.
Così è, se vi pare, e se parrà alla Suprema Corte della Florida, chiamata a una decisione che, in tempi diversi, in tempi normali, sarebbe stata liquidata come una follia. E invece, una risposta bisognerà pur darla, non solo perché a presentare domanda è stata la famosissima Maria Sharapova, l’atleta più ricca che vi sia sul globo terraqueo, ma perché la storia è già finita sul giornale dei giornali, il Times, e dunque gli americani vorranno sapere come andrà a finire. La domanda, in effetti, è quanto meno balzana, ma fa il gioco di chi la pone, che anche di fronte a una risposta del tipo… “ma ci faccia il piacere, senorita Sharapova”… rimedierà comunque pubblicità gratuita per il suo prodotto di punta, le caramelle Sugarpova. Masha ha di fatto chiesto di poter cambiare cognome per le due settimane degli Us Open, e chiamarsi non più Sharapova, bensì come le caramelle… Miss Sugarpova. Un alias, ma di estremo valore economico e commerciale. Un Avatar, ma di tutti i colori che vi possiate immaginare, gli stessi delle caramelle.
Bella mossa, dirà qualcuno… Può darsi. Ai vecchi tempi, quando Wimbledon lo giocavano i signoroni, c’era chi scendeva in campo come Mister X. Storicamente, la Sharapova potrebbe appellarsi a quegli avvenimenti, sempre che li conosca. In fondo si svolgevano negli stessi anni del binomio Jekyll-Hyde. Da un punto di vista più attuale, la cosa cambia, e pone infinite domande. Esempio: quale classifica Wta potrebbe avere la signorina Sugarpova? Questione nient’affatto banale. E quanti ricorsi potrebbero ricevere gli organizzatori se lasciassero vincere una tennista che non ha mai giocato un torneo? Sì, dice, ma lei, la caramella, è pur sempre la Sharapova, e dunque… Sarà interessante capire come andrà a finire.
Ripenso a Connors, però. E al suo improvviso licenziamento. E mi viene da ipotizzare che il poverino fosse al corrente di tutto. E che la Sugarpova, pardon, la Sharapova gli abbia chiesto di partecipare al gioco anche lui. Travestendosi magari da lecca lecca… Brr, mi vengono i brividi. Alla menta fredda? Forse, ma sempre brividi sono.